La protesta degli studenti contro il caro affitti è in continua espansione. Danilo Lampis e Nicoletta Pucci, portavoce di Sardegna chiama Sardegna, dichiarano:
La protesta degli studenti contro il caro affitti è in continua espansione. Danilo Lampis e Nicoletta Pucci, portavoce di Sardegna chiama Sardegna, dichiarano:
DI ALBERTO MARCEDDU
L’Italia resta il fanalino di coda tra i Paesi UE per la quota di laureati, il 28% nella fascia tra i 28 e i 34 anni registrata nel 2020.
Il nostro Paese secondo i dati Eurostat, è ancora lontano dalla media europea e dall’obiettivo che Bruxelles ha prefissato: far salire al 45% entro il 2030 la media dei giovani che hanno completato l’istruzione universitaria. La quota Italiana è superiore solo a quella della Romania che è pari al 23%.
La Sardegna viene vista dall’opinione pubblica come meta turistica per eccellenza. A ridosso dell’estate il principale canale di distribuzione delle immagini allettanti del turismo in Sardegna è costituito dalle innumerevoli pagine patinate attraverso le quali i migliori tour operator nazionali presentano un’offerta completa, che parte dai residence per arrivare ai villaggi e agli hotel.
DI ALBERTO MARCEDDU*
Stupisce lo stupore sugli aumenti di ogni materia prima.
Così come per l'energia allo stesso modo per i derivati del petrolio, del metano.
Il popolo insorge contro la Politica nazionale per una condizione economica divenuta insostenibile, ne attribuisce colpe, incapacità, inadeguatezza, in tutte quelle occasioni nelle quali si vede intaccare quel misero tozzo di pane concessogli da ormai decenni, ma sul quale basa il proprio sostentamento e la propria sussistenza.
Non si contano le occasioni in cui si è narrato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza come un’occasione unica per combattere le disuguaglianze territoriali, partendo dal rafforzamento dei servizi e da nuove occasioni di sviluppo socio-economico per i piccoli comuni, in particolare delle aree interne.
Nel 1972 venivano presentate ai Presidenti dei due rami del Parlamento le conclusioni tratte dalla Commissione d’inchiesta sui fenomeni di criminalità in Sardegna, istituita nel 1969 dopo una drammatica serie di atti malavitosi e criminali.
*DI ALBERTO MARCEDDU
Se una cosa non funziona non è detto che vada cambiata, magari più semplicemente è necessario cambiare il modo di farla. L’errore che in Sardegna si è sempre compiuto è quello di sostituire un modello di sviluppo con un nuovo modello. La verità è che più che un nuovo modello servirebbe un modello nuovo. Possiamo citarne parecchi modelli fallimentari, quasi sempre provenienti dal mare che hanno preso piede sempre grazie alla complicità di una politica regionale miope e suddita.
Di nuovo Settembre, di nuovo Cabudanni. Ma un anno dopo. Un anno dopo nuove chiusure, aspettative, paure e ipotesi di rilancio in cui tanto si è parlato delle opportunità di una giusta ripresa turistica. Si è discusso di rilancio dei piccoli centri, dell’importanza di potenziare la rete dei servizi, di come la Sardegna potesse inserirsi nel tema del southworking.
Tema, questo, che è rimasto per lo più una moda social, pronta a trasformarsi in un fuoco di paglia al ritmo di algoritmi e tendenze anche, però, a causa nostra. Terminato il momento di totale emergenza, quello in cui la corsa verso località dal clima mite, stile di vita slow e tranquillità a un costo della vita inferiore ma senza rinunciare alla potenza di una connessione internet, è terminata anche la necessità (e volontà) di promuovere le nostre realtà come i luoghi ideali dove lavorare a distanza.
E da lì, ci siamo nuovamente adagiati sui canonici tre mesi estivi. Tre mesi che conferiscono il pretesto per attribuire alla Sardegna l'etichetta di destinazione turistica.
L’odore di bruciato. L’odore del terrore, di cenere, della morte. E’ un odore che chi vive in Sardegna conosce molto bene sin da quando ci è nato. Puntuale come un orologio, questo odore della disperazione arriva d’estate, come se ci fossimo abituati a tutto questo. Come se fosse diventato un appuntamento annuale.
DI MATTEO PORRU*
DI ALBERTO MARCEDDU*
Una ripartenza post crisi sanitaria ed economica è possibile. Serve un impegno corale, insieme a una nuova visione delle emergenze e delle possibilità.
Questo manifesto vuole essere un ulteriore punto di partenza in un dialogo attivo che da diversi mesi, qui su FocuSardegna, vuole contribuire a un rilancio sostenibile della Sardegna.
L'idea del guardare con sguardo nuovo, dell'uscire da una nostra sarda Caverna Platonica, è il filo conduttore di questo manifesto.
Perchè solo se non ci si volta davanti alla realtà la si può davvero vivere e far rinascere.
Un luogo affollato come un altro. Uomini, donne d’ogni età, quelle più anziane con lunghe e voluminose gonne scure con scialle. I giovani vestiti secondo gli sbrigativi canoni giovanili: scarpe da ginnastica, jeans debitamente lisi e scoloriti. Non sembra improprio pensare che gli anziani e i giovani incarnino come meglio possono la tradizione e la modernità: una tradizione alquanto sbiadita e una modernità ricalcata sui modelli più facili; le due sponde della storia fra le quali la Sardegna sembra ondeggiare incerta.
*DI ALBERTO MARCEDDU
I problemi dei pastori sono sempre gli stessi, oggi addirittura combattono con le leggi dello Stato. Un ulteriore sofferenza ma nessuno ne parla.