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Il potere liberatorio della bellezza

Il potere liberatorio della bellezza

Quante volte avete sentito il concetto di “bellezza” nelle ultime settimane? C’è un appassionato, disperato, bisogno di bellezza. E volendo parlare di questo concetto ci si accorge immediatamente di quanto sia complicato. Possiamo pensare alla bellezza come un processo composto da numerosi elementi: stupore, entusiasmo, passione, amore per la cultura, desiderio di scoprire e tanto cuore. E a volte si può riuscire a “fare bellezza” anche quando, osservando il clima che circonda la nostra società, in questo particolare momento storico, si può parlare di tutto tranne che di bellezza. 

È un termine che va di moda, è la tendenza del momento. Quanti di noi si son chiesti cosa intendesse, con questo vocabolo, il regista Sorrentino vincitore dell'oscar con il film “La Grande Bellezza”? Il film è tutt'ora un’istantanea del mondo di oggi, in cui tutto viene abbandonato a se stesso, in assenza di etica, amor proprio, spirito di collettività, patriottismo.

Dov'è finita la magnificenza e il fascino della nostra nazione?

Abbiamo sempre più bisogno di omaggiare la “bellezza” del nostro Paese, spesso trascurata, tradita e oltraggiata. Anche Papa Francesco si è occupato di “bellezza” sin dal suo primo libro inedito: "La bellezza educherà il mondo".

Pasolini, precursore dei tempi, sosteneva che la bellezza può passare per le più strane vie, anche quelle non codificate dal senso comune. E dunque la bellezza si vede perché è viva e quindi reale. Diciamo meglio che può capitare di vederla. Dipende da dove si svela. Il problema è avere occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono, nemmeno l'ordito minimo della realtà. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perché non credono che la bellezza esista. 

Pensiamo alla celebre citazione di Dostoevskij, lo scrittore russo affermava che “l'umanità può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più nulla da fare al mondo. Tutto il segreto è qui, tutta la storia è qui”.

La bellezza è qualcosa di estetico sicuramente, ma non solo. È qualcosa di evidente, è necessariamente vera e non ammette falsità.

La bellezza può essere associata anche alla legalità. Peppino Impastato (giornalista, attivista e poeta siciliano, noto per le sue denunce contro le attività mafiose a seguito delle quali, all’età di soli 30 anni, fu assassinato cadendo vittima di un attentato) scrisse un vero e proprio inno sul potere educativo e liberatorio della bellezza. Ci fa capire che la  bellezza deve essere usata contro la rassegnazione, è una lotta che impegna tutti noi. Perché la bellezza da difendere è anche quella delle nostre coste baciate dal sole e impreziosite della natura e non dalle colate di cemento. È la bellezza da proteggere dalla speculazione edilizia, da trivellazioni, da impatti ambientali devastanti. La bellezza contro la rassegnazione impone di guardarsi intorno, di non ignorare le devastazioni del nostro territorio. La bellezza è l'obbligo civile di fare nomi, cognomi; segnalare intrighi e inciuci; denunciare la complicità delle clientele, delle cricche e delle mafie. Per valorizzare la bellezza è fondamentale fare uno sforzo individuale, è necessario operare in prima linea sulla società, e se questo non avverrà, il riconoscimento della bellezza, rimarrà qualcosa di insipido.

“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma  contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. 

All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità: si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre.

È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”.

 (Peppino Impastato)

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