DI ALBERTO MARCEDDU

Oggi più che mai, ci siamo resi conto di quanto siamo fragili, deboli e insicuri in un pianeta che reagisce costantemente ed in maniera naturale alle catastrofi. Ci abbiamo provato con frasi di buon auspicio, un "ce la faremo" e un "andrà tutto bene". Abbiamo cercato di sentirci meno soli cantando l'Inno di Mameli sul balcone, ricordandoci che ci si può sentire più uniti e vicini anche nella lontananza e nella solitudine, riconoscendo una condizione di appartenenza che non è sufficiente sotto un cielo grigio, nemmeno cantando Nel blu dipinto di blu. Quando viene meno la libertà, tutto crolla, tutto si sgretola e si sbriciola in brevissimo tempo.

Ma cos'è la libertà? Libertà non è decidere e poter fare tutto ciò che ci pare, ed ogni lockdown ne è dimostrazione. Libertà, parafrasando il Piano Casa, non è decidere di possedere la cubatura che si vuole, costruire e cementificare come se non ci fosse un domani. Per definire meglio il concetto di libertà, potremmo pensare al termine autonomia, intesa come realizzazione della libertà. L'uomo autonomo non è l'individuo che si rende indipendente da qualcuno o qualcosa, ma è colui che nella dipendenza realizza la sua libertà più autentica, la sua autonomia, realizzando se stesso. Il problema dell'autonomia, infatti, non è dipendere da qualcuno, ma dipendere da qualcuno che non si ama, perché diversamente, nella relazione non c'è niente di male. È la relazione che ci rende individui e cittadini liberi in quanto autonomi. Le relazioni diventano complicate quando nell'autonomia dipendiamo da persone che non amiamo.

Siamo nel 2020, e pensavo che le politiche anni sessanta fossero superate. Pensare che il mattone potesse tenere testa anche al COVID 19 non rientrava tra le mie ipotesi.

L'Europa è uno dei continenti il cui territorio è utilizzato in modo più intensivo, con la più alta percentuale utilizzata per insediamenti abitativi, (fino all'80%). L'Europa è un mosaico di paesaggi, generato dal modello evolutivo dei cambiamenti che l'utilizzo del territorio ha subito nel passato. I cambiamenti continuano ogni giorno a modificare il nostro paesaggio e l'ambiente, lasciando ampie e irreversibili tracce nell'utilizzo dello spazio naturale.

Il quadro conoscitivo sul consumo di suolo nel nostro Paese è disponibile grazie alle attività di monitoraggio del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) formato da ISPRA e dalle Agenzie per la Protezione dell’Ambiente delle Regioni e delle Province autonome.

I dati della nuova cartografia SNPA mostrano come, a livello nazionale, il consumo di suolo sia passato dal 2,7% stimato per gli anni ’50 al 7,6% del 2016.

Un incremento di 4,9 punti percentuali e una crescita percentuale del 181%. In termini assoluti, il consumo di suolo ha intaccato ormai oltre 23.000 chilometri quadrati del nostro territorio (più della dimensione di Molise, Liguria, Valle D’Aosta, Umbria messe insieme). In Italia ben 15 regioni hanno superato la soglia percentuale del 5 %, e nel 2016 il primato se lo aggiudica la Lombardia con oltre il 12%. Il 17 maggio del 2016, nella seduta parlamentare pomeridiana n° 627, viene annunciato il testo “Difesa del Suolo, Inquinamento del Suolo, Zone e aree Edificabili".  Il 13 Ottobre del 2017, dopo oltre un anno, l'iniziativa governativa dell'onorevole Andrea Orlando, Nunzia De Girolamo, Massimo Bray e Maurizio Lupi è ancora in corso di esame in commissione.

La più recente valutazione dell’AEA fotografa il grave e costante declino della natura in Europa.

L'agricoltura e la silvicoltura portata avanti con metodi non sostenibili, l'espansione urbana incontrollata e l'inquinamento sono i principali fattori a cui va imputato il drastico declino della biodiversità in Europa, un fenomeno che minaccia la sopravvivenza di migliaia di specie animali e habitat.  In Sardegna i simboli dell'inquinamento furono i processi d'industrializzazione degli anni '60, che ne hanno martoriato il cuore dell'isola, prima di abbandonarla e proseguendo il suo depauperamento nel sud nel nome della massiccia produzione di energia elettrica, di greggio, nel nome della produzione tessile. Ancora oggi non considerando il forse troppo lungimirante obiettivo Europeo denominato Green Deal verso una nuova legge sul clima. 

Queste nuove strategie politiche dell’UE sulla biodiversità per il 2030 lasciano spazio a una flebile speranza.

La strategia per la biodiversità mira a rafforzare e ampliare la rete di aree protette, istituire un piano di ripristino e garantire che gli ecosistemi siano in buona salute, resilienti ai cambiamenti climatici, ricchi di biodiversità e in grado di fornire l’insieme di servizi essenziali per la prosperità e il benessere dei cittadini. La Sardegna autonoma, non è l'individuo che si rende indipendente dall'UE, ma è autonoma la Sardegna che dentro l'UE realizzare la propria libertà. Oltre a seguire queste nuove politiche, penso che siano necessari ulteriori sforzi per migliorare le capacità di monitoraggio negli Stati membri a sostegno degli obiettivi. Penso che l’attuazione della legislazione dell’UE debba essere migliorata in misura significativa, e debbano stabilirsi obbligatoriamente, per le nazioni e quindi tutte le regioni comprese le regioni autonome, una linea di interventi e azioni volte a un evoluzione sostanziale migliorativa.

 Oggi la Sardegna è la regione più inquinata d’Italia, con i suoi 445.000 ettari industriali di interesse nazionale per bonifica.

Ne ha parlato la TV internazionale AlJazeera, ma non ne parlano le TV locali e nazionali, i giornalisti regionali e nazionali, non se ne discute nel parlamento sardo e nazionale. Le alluvioni di Villagrande Strisaili, l’ultima a Bitti lo scorso mese, non possono essere più considerate, così come invece ha sostenuto l’assessore all’industria regionale Anita Pili, imprevedibili. È vero che non possiamo prevedere l'imprevedibile, ma le cause di determinate azioni, quali la deforestazione, consumo del suolo, cementificazione, non devono più essere definite imprevedibili. Le seguenti azioni danno vita a fenomeni di cambiamento, sia a livello climatico, sia a livello geomorfologico.

Frane, alluvioni, erosioni, sono tutti processi limite di cambiamento, di evoluzione degenerativa geomorfologica, le cui cause, sono scientificamente attribuibili marginalmente al clima e alle sue variazioni. La manutenzione del suolo, la tutela e salvaguardia del paesaggio, dell’ambiente e del suo habitat dev’essere elemento cruciale dell’abitare.

In opposizione al saper abitare, vi sono azioni umane degenerative del paesaggio e dell’ambiente che ci circonda, per esempio il Piano Casa, verso un nuovo processo di sfruttamento intensivo del suolo, verso un processo di cambiamento del paesaggio, verso un processo che tutto produrrà fuorché la salvaguardia dell’habitat e la sopravvivenza di migliaia di specie animali. Con il Piano Casa si intende il disegno di legge n 108 presentato il 7 Febbraio scorso dall’assessore Quirico Sanna, in deroga alle legge regionale n. 8 del 2015, alla legge regionale n 45 del 1989 e alla legge regionale n. 16 del 2017, e che la commissione urbanistica regionale ha approvato in bozza sabato 12 dicembre. Ora il testo andrà in Consiglio regionale, per l'approvazione in aula a ridosso del Natale.



Vorrei continuare a pensare la Sardegna come un area tra le più ricche al mondo di biodiversità, e non come l’unica regione italiana senza una legge regionale di protezione della flora, nonostante 2.700 specie vegetali autoctone e oltre 2000 varietà di interesse agronomico, che fanno dell’Isola la seconda regione italiana (dopo la Sicilia) per numero di specie.

Sarà forse il fatto che una legge come questa non produca denaro ma solo un grosso impegno nel produrla?

Esistono 320 piante endemiche in Sardegna e di queste, ben 200 esistono soltanto nell’isola. Tutto questo dovrebbe essere sufficiente per smuovere ogni coscienza e per adoperarci verso la tutela e la valorizzazione di questa preziosa biodiversità. Invece, sono 21 gli articoli del nuovo disegno di legge n.108, affinché possano essere concessi aumenti volumetrie in case e alberghi nella fascia protetta dei 300 metri dalla battigia. In base al testo approvato, gli incrementi negli alberghi sono consentiti sino al 25% nella fascia e sino al 50% oltre i 300 metri. Il Piano casa prevede, inoltre, bonus fino al 25%, sino a un massimo di 90 metri cubi nei centri storici, e sempre fino al 25% negli altri quartieri, fino ad un massimo di 180 metri cubi, nonché la trasformazione di unità residenziali di seminterrati, pilotis e piani terra, escluse le zone F turistiche. Si sfrutta il momento epidemiologico COVID-19 per ampliamento delle zone comuni degli alberghi, quali hall, sale convegni e spazi comuni, che detta nuove norme sul distanziamento interpersonale.

Non importa se in Sardegna si registrano 261.120 abitazioni vuote, più del 28% del totale del patrimonio edilizio dell'isola, dove più della metà di questo patrimonio si trova in piccolissimi contesti urbani. Basterebbe rilanciare un nuovo piano, che avremmo potuto definire anche Piano Casa, ma purché fosse davvero un Piano per gli abitanti e non per gli imprenditori della Costa Smeralda. 

Per questo motivo chiamerei Piano Ri-abitativo il nuovo piano per rilanciare l'edilizia, recuperando questo enorme patrimonio, che non solo riporterebbe le persone a far ritorno nei piccoli centri e smuovere il comparto ma anche la piccola economia locale, accompagnando a una manutenzione del territorio interno, dalle campagne alla viabilità urbana ed extraurbana.

Questi luoghi, non hanno bisogno di nuovi spazi, non hanno bisogno di ulteriore cubatura, di ulteriori superfici, di cementificazione, hanno bisogno semplicemente di re-impadronirsi dei luoghi, verso una visione del bello che mira alla bellezza interiore e alla bellezza estetica del paesaggio e dell'ambiente. 

I nostri luoghi sono considerati “luoghi minori” solo perché vi sono meno persone che li abitano, perché sono luoghi senza progetto, senza una visione futura. I centri sono vuoti e si costruisce nelle periferie. I paesi hanno perso l'anima e non è con la cubatura e la possibilità di costruire ulteriormente che riavvicineremo la periferie al cuore delle comunità.

 

Il caso Salemi è molto interessante. È un comune di circa 10.000 abitanti in provincia di Trapani, insieme al Politecnico di Torino, è un esempio da seguire. Pensa ad una nuova vita, si muove verso una nuova visione del borgo, verso una politica del ri-abitare che mira a una ricucitura della trama urbana, al miglioramento delle permeabilità e dell'accessibilità dello spazio aperto, al ripensamento del rapporto tra borgo antico e sistema agricolo-paesaggistico circostante. 

Potete anche chiamarlo Piano Casa e ripetere all'infinito che è un Piano per rilanciare l'edilizia, così come potete ingannare poche persone per molto tempo o molte persone per poco tempo, ma non potrete ingannare molte persone per molto tempo. 

 

 

Alberto Marceddu

Laureato in ingegneria meccanica presso l'università di Cagliari con esperienza all'estero nell'universidad de Leòn e studente in Viticoltura ed Enologia presso l'Università di Sassari –Consorzio Uno di Oristano. Già membro regionale dell'Associazione Italiana Giovani per l'UNESCO e di varie associazioni sul territorio regionale. Fondatore del progetto socio-culturale Teatrando a Corte. I suoi interessi spaziano dalla politica all'arte, dalla tutela delle minoranze culturali all'imprenditoria.

(Foto copertina e corpo articolo © Alberto Marceddu) 


 Articolo realizzato per il progetto "FocuSardegna a più voci"

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