Sardinia Antiqua

I 3 martiri sardi menzionati nel Martirologio Geronimiano

Antico calendario che riporta l’elenco dei martiri venerati nelle diverse località del mondo cristiano, sia in Oriente che in Occidente. Erroneamente attribuito a S. Gerolamo, dal quale ha preso il nome, si tratta in realtà di una compilazione anonima redatta, nella versione originaria, in Italia settentrionale nel secondo quarto del V secolo.

Sebbene abbia un carattere assai scarno, il testo contiene le indicazioni essenziali per la celebrazione dei diversi martiri (le cosiddette “coordinate agiografiche”); per ogni giorno dell’anno registra, infatti, il nome di tutti i martiri festeggiati in quella data -si tratta, in genere, della data della morte, che i cristiani consideravano, tuttavia, il dies natalis- preceduto, ciascuno, dall’indicazione del luogo in cui ricorre la celebrazione, luogo che corrisponde, di norma, alla regione o alla città che custodisce l’oggetto che ha ingenerato il culto, ossia il sepolcro del martire.

I 3 martiri sardi menzionati nel Martirologio Geronimiano

Il culto di Marte in Sardegna

Dio romano, affine al greco Ares. Figlio di Giunone (l’Era degli Elleni) nel mondo romano era la divinità che presiedeva alla guerra. Era anche una divinità della primavera (perché il periodo della guerra iniziava con la fine dell’inverno) e della giovinezza (la guerra è soprattutto attività destinata ai giovani). Secondo la tradizione M. era il padre di Romolo e Remo generati  dall’unione con la Rea Silivia; avrebbe egli stesso inviato ai figli esposti sul Palatino una lupa perché li allattasse. Oltre ai Romani anche alcune genti italiche ritenevano di discendere da Marte, da cui trassero il nome (i Marsi, i Marrucini, i Mamertini). Il culto di M. in Sardegna non ha lasciato tracce evidenti.

Il culto di Marte in Sardegna

Maltamonenses: gli antichi lavoratori della terra in Sardegna

Nome di origine etnica di una popolazione rurale, noto attraverso un’iscrizione (E.E. VIII, 919), rinvenuta nell’agro di Sanluri e ritenuta dal primo editore un cippo di confine. I Maltamonenses, secondo le più recenti ipotesi (M. Bonello Lai), erano dei lavoratori della terra di condizione servile (come suggerirebbe il genitivo di appartenenza che nel testo accompagna l’etnico, Maltamonenses Cens(ori) Secundini), che prestavano la propria opera all’interno dei latifondi del senatore (vir clarissimus) Cens(orius ?) o Cens(or?) Secundinus, un latifondista (possessor) ritenuto di probabile origine italica (P. Meloni).

Maltamonenses: gli antichi lavoratori della terra in Sardegna

MACOMER: in origine Macópsisa

Antica denominazione dell’attuale Macomer (NU). Dal punto di visto paleografico, il termine Macópsisa documentato nella Geografia di Tolomeo (III, 3, 7) andrebbe correttamente emendato in *Macómisa, secondo l’autorevole opinione di E. Pais e di G. Paulis. Una complessa evoluzione linguistica ha comportato il mutamento di un originario toponimo punico nelle forme seriori attestate in periodo medievale (Macumeri nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado) e moderno (Makkumèle nel dialetto odierno). Macomer deriverebbe infatti da un precedente termine punico Maqom her significante “Il luogo della regione montuosa”, mentre la forma ricostruita *Macómisa attesterebbe la persistenza di un precedente punico Maqom misa indicante il “luogo dell’uscita”.

MACOMER: in origine Macópsisa

Cagliari, in origine Karales

Unico stanziamento fenicio allo sbocco meridionale del Campidano (fine VIII-inizio VII a.C.): il primo nucleo forse si trovava fra lo stagno di S. Gilla e le pendici dei colli di Tuvixeddu e Castello.  Acquistò importanza e consistenza alla fine del VI sec. Con la conquista cartaginese della Sardegna (ante 509), K. divenne capoluogo dell’epicrazia cartaginese; governata da 2 sufeti, fu ampliata verso Est (collina di Castello e litorale) e fortificata (prima metà IV sec.); a S. Paolo fu sistemato il tofet (seconda metà IV sec.). Dopo la I guerra punica, i mercenari rivoltosi vi rinchiusero e forse uccisero il boetarca Bostare (238-237).

Cagliari, in origine Karales

I percorsi sardi dell’Itinerario Antoniniano

L’Itinerarium Antonini, un'opera che contiene la descrizione delle principali vie che attraversavano le province dell'impero romano, che si attribuisce all’età dell’imperatore Caracalla, almeno nella sua prima redazione dell’inizio del III secolo d.C., distingue all’interno di un unico iter Sardiniae (complessivamente lungo quasi mille miglia) ben sette percorsi, che in realtà sono solo una selezione di carattere annonario rispetto ad una più ampia serie di itinerari di maggiore o di minore importanza documentati anche archeologicamente. Le fonti utilizzate dal geografo sono sicuramente successive all’età di Traiano (dal momento che le Aquae Ypsitanae sono già divenute Forum Traiani), con aggiornamenti che forse risalgono addirittura alla fine del III secolo.

I percorsi sardi dell’Itinerario Antoniniano

Gli Iliensi: i sardi discendenti di Enea e acerrimi nemici dei Romani

Gli Iliensi furono popolazione non urbanizzata della Barbaria stanziata nella prima metà del I secolo d.C. in un’area compresa tra le pendici orientali della catena del Marghine e l’alto corso del fiume Tirso. Tale localizzazione è suggerita, secondo gli studiosi, dal documento epigrafico inscritto sull’architrave del nuraghe “Aidu Entos” (Porta dei venti), sito in comune di Bortigali (Nuoro), a 1 Km. dall’abitato di Mulargia. In quell’area, denominata forse, in antico, Sessar (toponimo paleosardo), l’autorità romana avrebbe concesso agli Iliensi di poter esercitare i propri diritti (iura), probabilmente in rapporto alla loro attività di pastori e alle frequenti controversie che si sviluppavano con le popolazioni confinanti in merito all’uso e al transito delle greggi attraverso le zone pianeggianti.

Gli Iliensi: i sardi discendenti di Enea e acerrimi nemici dei Romani

Ilario: il papa sardo

Originario della Sardegna, come riportato nel Liber Pontificalis, da arcidiacono fu stretto collaboratore di papa Leone I Magno (440-461), che già aveva apprezzato le sue doti quando Ilaro, in qualità di legato pontificio, intervenne al Concilio di Efeso del 449 assumendo rigide posizioni contro il Monofisismo. Nel 461 venne eletto papa, succedendo a Leone non solo nella carica ma anche nella politica religiosa, sia nei confronti delle Chiese occidentali sia di quelle orientali.

Ilario: il papa sardo

Ichnussa: analisi sull'origine del termine

Antica denominazione della Sardegna; dal greco ichnos = orma, pianta del piede. Si ritiene ancora oggi, sbagliando, che tale denominazione sia più antica di Sardò, nome dell’isola probabilmente già noto da Erodoto nel V sec a.C, come dimostrerebbe la citazione nelle sue Storie di  un mare sardonion che bagnava le coste della Sardegna. In età repubblicana la forma I. era citata da Sallustio Crispo (I a.C.), per quanto a confermarlo sia la sola testimonianza indiretta di Aulo Gellio (III d.C.); questi nelle sue Notti Attiche contrapponeva Sallustio allo storico siceliota Timeo di Tauromenio (IV-III sec. a.C.) affermando che nel primo si trovava I. e nel secondo Sandaliotis. Plinio nella Naturalsi historia (I sec. d.C.) andava più lontano nel tempo, rendendo noto che: Sardiniam ipsam Timaeus Sandaliotim appellavit ab effigie soleae, Myrsilus Ichnusam a similitudine vestigii, e cioè, che già Mirsilo di Metimna, (autore di una storia locale e vissuto nel III a.C.) chiamava l’isola I. per la sua forma simile all’impronta di un piede (a similitudine vestigium), mentre Timeo conosceva la variante Sandaliotis, ossia “forma di sandalo” (ab effigie soleae).

Ichnussa: analisi sull'origine del termine

Iosto, il figlio di Ampsicora protagonista della guerra sarda contro i Romani

Hostus, Iosto o Osto, figlio di Hampsicora, protagonista durante la guerra annibalica dell’accordo dei Sardi con il senato di Cartagine nel 215 a.C. e della guerra sarda contro i Romani.  Il nome del figlio di Hampsicora, Hostus, di dubbia interpretazione, compare tre volte in Livio, XXIII,40-41, con riferimento allo scontro svoltosi nella provincia romana di Sardinia dopo la battaglia di Canne:

Iosto, il figlio di Ampsicora protagonista della guerra sarda contro i Romani

Herculis insula: sapete di quale isola si tratta?

Con questo nome Plinio il Vecchio nella Naturalis historia (III, 7, 84), indicava non solo l’Asinara, ma anche la vicina Isola Piana; mentre invece Tolomeo (Geogr. III, 3, 8) indicava con questo nome solo l'isola dell'Asinara, distinguendola nettamente dall’Isola Piana, chiamata “Diabate insula”, ossia “isola di passaggio”.

Herculis insula: sapete di quale isola si tratta?

Gregorio Magno: dal suo Epistolario le fonti più importanti del periodo bizantino in Sardegna

Gregorio I, detto Magno, santo, di nobile famiglia romana, fu papa dal 590 al 604. Aveva in precedenza ricoperto rilevanti cariche in ambito civile (come prefetto di Roma) ed ecclesiastico (come legato papale alla corte imperiale di Costantinopoli), maturando quelle capacità e competenze che ne definirono l’alto profilo di uomo politico, oltre che di capo religioso, e che si aggiunsero alle sue esperienze di vita contemplativa (aveva fondato diversi monasteri e vissuto da monaco prima di diventare papa).

Gregorio Magno: dal suo Epistolario le fonti più importanti del periodo bizantino in Sardegna

Gavino, il Santo martirizzato e sepolto in Sardegna

Gavino, santo, fu martirizzato e sepolto, insieme a Gianuario, a Turris Libisonis, durante la persecuzione di Diocleziano (303) Il culto è attestato per la prima volta nel Martirologio Geronimiano (secondo quarto del V secolo), che ne registra la celebrazione in Sardinia, in Turribus,i giorni 30 maggio e 25 ottobre -data, quest’ultima, considerata dalla tradizione successiva quella effettiva della morte-.

Gavino, il Santo martirizzato e sepolto in Sardegna
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