Ho imparato a leggere prima di compiere due anni, grazie al lavoro di mia madre, insegnante di lettere nella scuola media, che ha messo in atto un particolare metodo d’apprendimento, il quale ha sviluppato in me l’amore per la lettura, lo studio e la conoscenza. Sono stata seguita anche da mio padre, che rafforzava gli stimoli allo studio. Da lui, infatti, ho appreso le prime nozioni della lingua inglese, sempre in età precoce. Mentre crescevo mi faceva capire che se si studia e si lavora con impegno, molti obiettivi, che appaiono sogni, possono essere realizzati.

 

Ho sempre letto e studiato con passione e profitto. E’ stato al Liceo Classico Azuni che ho scoperto l’interesse per le materie scientifiche, in particolare la biologia e la chimica. Fu proprio all’ultimo anno del liceo che pensai di intraprendere lo studio della medicina, per capire i meccanismi attraverso i quali il corpo umano funziona, ma anche per avere una conoscenza approfondita delle malattie che affliggono l’uomo, per provare un giorno a trovare dei rimedi. Ero consapevole che la ricerca scientifica in Italia fosse molto difficile, soprattutto per la mancanza di finanziamenti.

Nel 1994 iniziai quindi a studiare medicina con molto entusiasmo e profitto, ma senza avere un’idea precisa dell’indirizzo che avrei intrapreso. Fu durante il terzo anno di corso che scoprii l’interesse per la microbiologia. Frequentai il laboratorio di ricerca diretto dal professor Salvatore Rubino, che ebbe il merito di capire la mia inclinazione e capacità per la materia prima ancora che lo capissi io stessa. Nel dipartimento trovai un ambiente intellettualmente valido, con molte persone di talento, come ad esempio il Dr. Sergio Uzzau, allora ricercatore, oggi professore e amministratore unico del Porto Conte Ricerche e i professori Piero Cappuccinelli e Pierluigi Fiori. Nonostante interessi scientifici e formativi diversi avevano in comune una conoscenza dell’inglese molto buona e una rete di collaborazioni internazionali. Capii da subito che avrei dovuto migliorare l’inglese e andare all’estero per la formazione.

La prima opportunita’ di lavorare all’estero arrivo’ nel 1998, quando feci domanda per un internato estivo in Danimarca nell’ambito del progetto Erasmus per facilitare gli scambi tra studenti di diversi Paesi. Trascorsi quindi l’estate in un laboratorio di Copenhagen, lavorando sull’antibiotico resistenza di ceppi di Acinetobacter. L’esperienza danese rinforzo’ il desiderio di imparare a fare ricerca e di partire.

Conseguita la laurea a 24 anni, ebbi l’incarico ufficiale, non retribuito, di insegnare microbiologia nel corso di scienze infermieristiche dell’Università di Sassari. Feci anche domanda per lavorare nel laboratorio del professor Andreas Bäumler, della Texas A&M University a College Station, in Texas, che mi offri’ un contratto di lavoro come postdoc. Nel maggio del 2002 presi il volo verso gli Stati Uniti per iniziare la mia avventura americana, pensando di fare un’esperienza di circa due anni.

Mi accorsi da subito di trovarmi davanti a delle grosse opportunità in un Paese la cui forza e’ la valorizzazione del talento e del merito in tutti gli ambiti, incluso quello della ricerca scientifica. Rimasi quindi a lavorare nel laboratorio del professor Bäumler sino al 2008, prima in Texas e poi all’Universita’ della California a Davis, a nord di San Francisco, dove ci trasferimmo. Iniziai lo studio dei meccanismi attraverso i quali la Salmonella causa infiammazione intestinale e diarrea infiammatoria e i meccanismi della risposta immunitaria intestinale durante le infezioni.

In seguito a studi intensi, riuscii nel 2008 a pubblicare come primo nome un articolo su Nature Medicine, in cui spiegammo il perche’ l’infezione con il virus dell’HIV favorisce la disseminazione della Salmonella dall’intestino ad altri organi. Scoprimmo che l’HIV uccide un particolare tipo di linfociti T helper che producono l’interleukina 17, le cosiddette cellule Th17. Queste cellule sono fondamentali per il reclutamento dei neutrofili nell’intestino durante l’infezione con agenti patogeni che causano una diarrea di tipo infiammatorio, inclusa la Salmonella. Poiche’ i neutrofili sono fondamentali per la lotta ai patogeni intestinali e non solo, la distruzione delle Th17 causata dal virus dell’HIV causa una riduzione del reclutamento dei neutrofili e una riduzione della funzione di barriera della mucosa intestinale. Di conseguenza, la Salmonella e altri batteri possono traslocare dall’intestino e colonizzare altri organi.

Nonostante l’importanza della risposta immunitaria intestinale nella risposta alle infezioni, in quegli anni si inizio’ a ipotizzare che l’infiammazione aiutasse la Salmonella ed altri batteri patogeni a crescere nell’intestino. Iniziai quindi a lavorare sui meccanismi dell’immunita’ che, anziche’ ridurre la crescita della Salmonella, la facilitavano.

Nel frattempo, su esortazione del professor Bäumler, iniziai a cercare lavoro come professore in tutti gli Stati Uniti. Mentre in Italia e’ molto comune fare tutta la carriera, dalla laurea all’ordinariato, nella stessa universita’ e nello stesso gruppo di ricerca,  negli Stati Uniti questo e’ quasi impossibile. Nel 2007-2008 risposi a tantissimi annunci di lavoro per “Assistant Professor tenure track”, ovvero per il primo grado di professore, in tutti gli Stati Uniti. In quegli anni pensai anche a rientrare in Italia, ma mi resi subito conto che le opportunità nel mio Paese erano completamente inferiori a quelle offerte dalle universita’ degli Stati Uniti per attrarre i giovani talenti a restare, con possibilità per gli stessi di valorizzazione meritocratica e di finanziamenti per proseguire la ricerca. Ad esempio ebbi dei fondi start-up per iniziare il laboratorio intorno ai 700 mila dollari, un laboratorio tutto mio che e’ di circa 250 metri quadri, e la possibilita’ di essere valutata dopo 5-6 anni per avere la promozione a Professore Associato ed il posto fisso.

Nell’Ottobre 2008, a soli 32 anni, dopo una selezione di circa 150 concorrenti, iniziai la mia carriera scientifica indipendente come professore all’Universita’ della California ad Irvine, una ridente citta’ californiana a sud di Los Angeles e a dieci minuti dal mare. Passai i primi mesi a sistemare il laboratorio, a comprare tutte le strumentazioni necessarie, a scegliere il personale senza alcun condizionamento e in piena liberta’. Incominciai anche a insegnare nei corsi di Immunologia e di Microbiologia agli studenti di medicina, con la soddisfazione di essere apprezzata al punto da essere premiata annualmente dagli studenti come uno dei loro insegnanti migliori.

Iniziai subito a scrivere progetti e richieste di finanziamenti, molti dei quali furono finanziati. Mi ritrovai cosi’ a gestire un budget di ricerca annuale di oltre 300 mila dollari ed un laboratorio dalle cinque alle otto persone tra studenti di dottorato e post-doc, tutti molto bravi e motivati. Pubblicammo degli ottimi articoli su ottime riviste scientifiche, che fecero conoscere il mio nome a livello nazionale e internazionale. In particolare, scoprimmo che la Salmonella prolifera nell’intestino infiammato perche’ e’ resistente all’azione di alcuni peptidi antimicrobici, come la lipocalina 2 e la calprotectina. Queste proteine tentano di sequestrare metalli essenziali per i batteri. In particolare, la lipocalina 2 sequestra il ferro, mentre la calprotectina si lega allo zinco e al manganese, con lo scopo di evitare che i patogeni utilizzino questi metalli per crescere. Purtroppo, pero’, la Salmonella e altri patogeni sono resistenti all’azione di questi antibiotici naturali, e si replicano benissimo nell’intestino infiammato. Il nostro lavoro ci porta anche a ipotizzare che, se l’intestino e’ infiammato come nelle malattie infiammatorie intestinali, certi batteri riescano a crescere in questo ambiente perche’ sono resistenti alla lipocalina 2 e alla calprotectina. Infatti, queste proteine aumentano nell’intestino infiammato e, in particolar modo, la calprotectina e’ spesso usata come indicatore di infiammazione intestinale. Data l’importanza del ferro, dello zinco e del manganese per la proliferazione dei batteri patogeni, stiamo quindi provando a sviluppare nuovi farmaci e vaccini per bloccare l’acquisizione di questi metalli. In particolare, assieme ad una collega del MIT, la professoressa Elizabeth Nolan, abbiamo brevettato un nuovo vaccino per bloccare l’acquisizione del ferro da parte della Salmonella e di altri batteri. 

In soli tredici anni negli Stati Uniti, sono riuscita a realizzare molto di piu’ di quanto pensassi. Insieme al ruolo come professore in una facolta’ di medicina tra le migliori al mondo, al lavoro di coordinamento dei miei collaboratori del laboratorio ed ad una mia linea di ricerca, sono arrivati anche dei riconoscimenti importanti. Oltre ai finanziamenti del National Institute of Health (il ministero della salute americano), ho anche ottenuto diversi premi e riconoscimenti prestigiosi (ad esempio, dalla Societa’ Americana di Microbiologia - cinque premiati a livello mondiale -, dalla Societa’ Americana di Malattie Infettive - due premiati a livello nazionale - e dal Burroughs Wellcome Fund – seconda italiana a ricevere detto riconoscimento). Inoltre, vengo continuamente invitata a tenere seminari sul mio lavoro in tutto il mondo, da Taiwan, al Messico, all’Australia, alla Svezia, all’Inghilterra, per citare alcuni inviti recenti. Viaggio molto per lavoro anche negli Stati Uniti, e ho tenuto seminari in atenei prestigiosissimi come Stanford e UC Berkeley. Poiche’ faccio in media uno o due viaggi di lavoro al mese, sono ormai abituata a lavorare in aereo, negli aeroporti e negli hotel. Il mio bagaglio a mano e’ sempre pronto con l’essenziale per partire e mi sto finalmente abituando ai cambi di fuso orario frequenti.

Nonostante il mio lavoro sia parecchio impegnativo, sono felicissima della mia scelta. Fare ricerca e insegnare ai giovani medici e ricercatori e’ molto di piu’ di un lavoro entusiasmante, e’ una missione. Quando gli esperimenti funzionano, quando iniziamo a capire il funzionamento dei batteri e del nostro sistema immunitario, quando la nostra creativita’ ci porta verso nuove strade e possibili cure, allora siamo ripagati di tutti i sacrifici che facciamo.

Mi rendo conto che il mestiere di scienziato e di professore in un’universita’ americana non sia adatto a tutti, perche’ richiede una passione ed una dedizione totale per avere successo. E’ considerato normale lavorare in media dieci ore al giorno e diverse ore anche nel fine settimana. Inoltre, in un sistema basato sul merito, c’e’ sempre chi e’ il migliore e risulta vincitore (di una borsa, di un finanziamento) e chi perde. Infatti, penso che accettare le sconfitte sia stata una delle cose piu’ difficili che ho dovuto imparare. Tutti i migliori scienziati con cui ho avuto a che fare hanno avuto dei problemi a finanziare il loro lavoro, degli articoli rifiutati. Riuscire ad accettare gli alti e i bassi di questo mestiere e rialzarsi dopo le inevitabili cadute e’ fondamentale per avere successo.

Ai giovani colleghi e studenti che vogliono intraprendere la strada della ricerca scientifica consiglio anche di imparare bene l’inglese, che e’ la lingua della scienza e di fare esperienze all’estero. Se si e’ bravi, le opportunita’ di crescere, di migliorare e di fare carriera non mancheranno. L’unica nota negativa e’ che potrebbe essere difficile rientrare in Italia, soprattutto perche’ e’ molto difficile lasciare alle spalle tutto cio’ che si e’ faticosamente conquistato.


 

 

Manuela Raffatellu

Articolo originariamente riportato su Sassari Medica, Bollettino dell'Ordine dei Medici di Sassari http://www.omceoss.org/sassari-medica/