La tradizionale gita di inizio maggio in Sardegna, organizzata dalla Sebastiano Satta di Verona in occasione della Festa di Sant'Efisio, purtroppo quest'anno non si farà, per una serie di problematiche legate ai trasporti. Il presidente Salvatore Pau spiega che, quindi, la festa di Sant'Efisio è arrivata a Verona: grazie al lavoro realizzato da Simone Ruggiu e Sara Montalbano (Inside Project), tutto in presa diretta durante le celebrazioni dello scorso anno, i sardi di Verona e i soci veneti simpatizzanti sono stati trasportati magicamente dentro (inside appunto) la più importante festa religiosa di Cagliari, ma anche dell'intera isola.

 

Simone spiega innanzitutto chi era Sant'Efisio, il Santo di Cagliari per eccellenza. Egli era un soldato nato in Asia Minore nel 250 d.C., giunto in Italia su ordine di Diocleziano per combattere il Cristianesimo. Narra la leggenda che si convertì alla religione cristiana una volta arrivato nel nostro Paese, una sorta di folgorazione, come la tradizione vuole per altri Santi. Efisio si recò quindi in Sardegna, per contrastare il paganesimo e scrisse a Diocleziano per invitarlo alla conversione. Per tutta risposta, fu imprigionato nelle catacombe che si trovano sotto quella che è la chiesa oggi a lui dedicata, nel quartiere di Stampace (Ca) e torturato. Qui inizia il suo mito, che ha determinato le basi dell'adorazione che il popolo prova nei suoi confronti: le ferite sparirono completamente nel giro di una notte, si dice curate da una schiera di angeli. Per evitare la rivolta popolare, Efisio fu  martirizzato fuori Cagliari, decapitato sulla spiaggia di Nora (303 d. C.)

Nel 1656 la Sardegna era devastata da una spaventosa epidemia di peste. La città di Cagliari fece un voto solenne, chiedendo la grazia a Sant'Efisio: se avesse liberato la Sardegna dalla peste, i devoti avrebbero portato la statua del Santo, tutti gli anni e per sempre, in processione da Cagliari a Nora e ritorno. Miracolosamente, o chissà grazie a circostanze meteo favorevoli, a settembre dello stesso anno non c'era più traccia della peste. Tutto il “merito” fu attribuito a Sant'Efisio. Da allora, ogni anno il rito della processione si ripete, non si è fermato nemmeno durante le Guerre, nemmeno quando Cagliari era sotto i bombardamenti. La processione richiama a Cagliari persone da tutta la Sardegna, la devozione a Sant'Efisio è qualcosa che va al di là del tempo e delle mode. Giovani e anziani, donne e uomini, tutti sentono di dover partecipare.

Simone continua a spiegare che, essendo ogni paese dell'Isola praticamente indipendente dagli altri, la processione è anche un momento per vedere i mille colori, gli abiti, le diverse usanze di ciascuno. Alcuni partecipano a piedi, vestiti in abito tradizionale del proprio luogo natìo. Altri, arrivano con le “traccas”, antichi carri trainati da buoi, legati per le corna. “Sas traccas” sono in legno, ricalcano i carri degli antichi romani, infatti hanno le ruote piene, non a raggiera. I carri e i buoi portano prodotti della terra e dell'artigianato locale. Ognuno è orgoglioso di indossare gli abiti appartenuti ai nonni e agli altri antenati.

Inizia la proiezione del cortometraggio: immagini, audio e didascalie si susseguono, il suono delle “launeddas” e i canti sacri dell' Arciconfraternita di Sant'Efisio (Is Goccius) accompagnano il tutto. Il “dietro le quinte” della festa è visto attraverso gli occhi di tre giovani, non hanno più di trent'anni, che rappresentano le figure principali che entrano in gioco durante i riti: la donna fedele, che indossa fiera gli abiti tradizionali del proprio paese e rappresenta il popolo; il cantore, che rappresenta l'Arciconfraternita; l' Alter Nos, che rappresenta il Sindaco e le Istituzioni in generale.

L' Alter Nos, durante le giornate della processione, deve seguire il cocchio del simulacro del Santo, a cavallo. Matteo, l' Alter Nos che si vede nel cortometraggio, ha imparato ad andare a cavallo appositamente per poter entrare nel ruolo!

Il giorno 29 aprile, la statua del Santo è vestita con ricchi abiti; il giorno 30 aprile, sono apposti gli ori, cerimonia svolta dalle persone malate, con grande devozione.

Il 1 maggio inizia la processione, che arriva il 2 maggio a Nora, vi rimane il giorno 3, per poi tornare a Cagliari, in modo molto più sommesso e silenzioso, di sera, con la luce delle candele, il giorno 4 maggio.

A Nora, un gruppo di nuotatori partiti via mare da Cagliari, arriva alla spiaggia e regala una corona con la quale il cocchio del Santo è adornato per rientrare in città.

Una particolarità che ha colpito il pubblico in sala (o almeno chi non aveva mai assistito dal vivo alle celebrazioni): Sa Ramadura, ossia un tappeto di tonnellate e tonnellate di petali di rosa, gettato davanti al Municipio di Cagliari, ultima tappa del Santo prima di lasciare la città. Solamente ai gruppi di Cagliari è consentito fare sa ramadura. Altro particolare, i cavalieri con addosso la tradizionale giubba rossa, rappresentano i miliziani, la guardia di Sant'Efisio.

Per ben 80 km tra andata e ritorno anche il rappresentante del Sindaco, l'Alter Nos, accompagna la sfilata, sempre indossando un gioiello molto vistoso e prezioso, dono della Città di Cagliari, chiamato “toson d'oro”.

Le oltre cinquanta persone che hanno assistito alla proiezione del cortometraggio e che hanno ammirato le bellissime fotografie e quadri da esse realizzati non smettevano di chiedere particolari, alcuni perché li ricordavano da esperienza personale, altri perché erano letteralmente estasiati.

Non c'è dubbio, il lavoro di Simone e Sara ha colto nel segno.

Ora, la Inside Project ha in cantiere un nuovo ambizioso progetto: dei filmati sulle specialità culinarie sarde! Hanno offerto un “assaggio” del lavoro con la breve proiezione della preparazione dei tradizionali culurgiones … per stuzzicare l'appetito, dal momento che come ogni serata culturale  organizzata dalla Sebastiano Satta.... si termina a tavola!

 Annalisa Atzori