La prima pubblicazione di Mariazzurra Lai è finalmente in libreria: la raccolta di poesie Tra il dire e il fare (Ediz. Amicolibro). Versi che ha scritto seguendo il suo istinto, riportando sensazioni intense e sentimenti nobili che si possono esplorare e condividere.

Mariazzurra, cos’è per te la poesia? Per me la poesia è la concordanza fra il mondo che vive dentro di me e ciò che mi circonda, perché nasce dal mio animo. Ho avvertito la necessità di esprimere i miei sentimenti per immergermi in me stessa e imparare a conoscermi, fra le righe. Un combo ritmato e rimato di bisogni e desideri. Impugnando la penna, ogni lettera fluisce leggiadra dalla punta del mio cuore e non dimentico niente. Riflessione, immaginazione e compagnia. Tutto vive attraverso i versi e diversamente non si perde. Io inciampo soprattutto su ciò che sento e le parole possono essere tante o poche ma tutte hanno lo stresso obiettivo, ovvero quello di “liberarmi” e di volare oltre l’altrove dei miei sensi più intimi. La poesia per me è come la curva vertiginosa di un sorriso, un balsamo aromatizzato all’incenso nel cuore, un bacio sullo stomaco, un caffè amaro. In questo modo le mie memorie non si sbiadiscono e continuano a vivere in una nuova forma dettata dall’anima. Quanta grazia divina si cela dietro ad una poesia? Quanti viaggi completi si compiono e ci consentono di andare oltre la realtà? Quando sono ispirata riesco a sentire, vedere, prevedere cose che comunemente non vengono considerate. È come un’apnea coraggiosa e amorosa a fondo nel cuore e lascia un segno. Mi spinge a flettermi e riflettermi. L’impronta vitale, l’immagine carismatica dell’io che si diffonde nel mondo e non ci abbandonerà per il resto della nostra vita.

La generosità dei poeti è quella di saper guardare anche tra le pieghe del cuore degli altri? La generosità è lo specchio dell’anima e dell’identità della persona. Un valore che non si impara perché è un dono e lo si eredita prima di tutto dal primo vagito neonatale per poi scandire il respiro presente in uno sguardo intenso dell’io nella prospettiva futura. Chi scrive ha fra le mani soffi amorevoli e preziosi di sentimenti suggeriti altruisticamente dall’amore. Chi dona fra le righe ha trovato il coraggio di mettersi davanti allo specchio e in questo modo riesce a cancellare i confini fra le anime. Ha la capacità spaziale di andare oltre l’altrove. Non ha paura dei suoi demoni e anzi, schiude con le chiavi delle note quelle prigioni che umanamente si creano nello stomaco di tutti. Ti racconto un aneddoto. Spesso alla domanda: Qual è il tuo fiore preferito?”, le persone esitano. Non tutti hanno una reale preferenza e mi rispondono per la maggior parte: la Rosa. Nulla togliere alla maestosità di questo fiore ma quel che io sento, oltre alla superficialità del non avere una propria scelta reale e che si inciampa sulle apparenze senza carpire quanto certi fiori abbiano un loro fascino. Il mio fiore preferito è la margherita. La margherita non è un fiore come si può pensare, ma una colonia di tanti fiori singoli, piccolissimi e raggruppati insieme in un “capolino” che assomiglia a un unico grande fiore. Per me questo fiore è poesia, semplicità e generosità perché non porta sul suo stelo un unico fiore, ma un vero e proprio mucchietto di fiorellini minutissimi raggruppati insieme in un’infiorescenza. Possiamo quindi dire che la generosità dei poeti, come la margherita, è saper accogliere addirittura le pieghe del cuore degli altri.

Quanto abbiamo bisogno di poesia? Abbiamo bisogno di inciampare sui verbi giusti: amare, vivere, rispettare, condividere, sognare, creare, desiderare, sorridere. Abbiamo bisogno di “essere” per “avere”. Essere consapevoli di aver una ragione e una regione nell’anima, una geografia esistenziale, una clessidra senza tempo e coltivare l’appartenenza a qualcosa, qualcuno e in primis a noi stessi. Poiché per me Poesia è Amore e l’Amore non ha spiegazioni ma di fatto spiega tutto e schiude ogni credenza limitante. Direi quindi metaforicamente ma anche no, che sull’ottovolante poetico inviterei a salire tutti gli esseri viventi della terra. Talvolta questo mondo non ci appartiene ma noi apparteniamo a esso e la poesia in questo, supporta e sopporta tante sbavature.

Sostieni che questo libro contiene il tuo cuore a chilometri zero. Fra le mie righe si schiudono sentimenti che per anni e anni, hanno accompagnato la mia crescita spirituale, personale ed emozionale. Ho confortato con la penna tutti i miei pensieri, le mie angosce, i miei desideri, le mie gioie. Quando scrivo creo un ponte fra il mio “io” interiore e il mondo circostante. Lo faccio di petto. Lo faccio con il cuore e con l’inchiostro d’anima. Non mi considero una Poetessa ma la poesia è la mia espressione. Le parole si incastrano fra le memorie e mi destano giustizia e mi rendono dissidente. Quando scrivo, io mi sento
libera. Quando scrivo, io mi sento vera e percepisco e accolgo tutte le essenze naturali e semplici, di cui siamo spettatori e protagonisti. Amo scrivere perché è la mia estensione e la chiave che apre le prigioni umane e che spesso si creano nello stomaco. Tutti i legami e tutte le emozioni che continuo a provare mi rendono forte. Tra il Dire e il fare, sono io: una parte importante di tutta una vita e dell’Amore che coltivo verso gli altri e verso me stessa e che mi regala la forza che esiste nella fisica.

La poesia è qualcosa di intimo: perché si decide di condividerla? Perché la poesia è magia e ci permette di metterci in contatto con la nostra intimità. Chi scrive ha sempre bisogno di doversi leggere. Sembra paradossale, non credi? Quando impugniamo carta, penna e calamaio ci ricordiamo che abbiamo un’anima, è accresciamo la consapevolezza dell’io (prima persona singolare) e che svariate volte lasciamo affondare sotto il peso delle mille cose che appesantiscono le nostre giornate. Nel carpire e inciampare sull’essere, come accennavo qualche domanda fa, schiudiamo l’esigenza di avere un posto nel mondo anche nella vita degli altri. Chiamiamola connessione cosmica o quantica. Sai qual è la mia ambizione più grande? Ispirare affetto anche a ottant’anni. Nel frattempo continuo a seguire i miei istinti in versi per ciò che provo e scrivo fra le righe, quadretti, scottex, carta da forno (non importa), e condivido tutto con gli altri perché non vado contro cuore ma sempre con i piedi per terra e la testa fra le nuvole. Non siamo isole anche se nel mio caso, sono un’isolana dalla nascita.

Carmen Salis