Ne sono convinto: alla fine la cultura ci salverà! Concordo con te. Anche se i tempi non sono dei migliori, l’Italia è la culla della cultura e se dobbiamo guardare al futuro non possiamo dimenticare il passato, le nostre radici e la tradizione culturale che i grandi letterati, artisti e filosofici hanno lasciato in eredità. La cultura è il punto di partenza fondamentale per la crescita umana e la rinascita dal quale non si può prescindere, a mio avviso.

È vero, è importante, e tu sei in una postazione d’osservazione privilegiata, nella tua Ghilarza, a contatto con le ragazze e i ragazzi per la didattica. Ma, mi chiedo, perché la cultura? Non sarebbe meglio per loro vivere senza? Come ho detto prima, credo che la cultura sia l’arma vincente per la libertà. La cultura è vasta e comprende tanti settori: cinema, arte, letteratura, moda, musica, fotografia, ecc. Ogni ragazzo a proprio modo coltiva inconsapevolmente queste passioni, e allora cosa c’è di meglio che accrescere e affinare le conoscenze partecipando a eventi, mostre, concerti o andando al cinema? Tutto ciò che per ora è un semplice passatempo, potrà trasformarsi in qualcosa di più duraturo, magari da quell’inconsapevole seme, nascerà un albero rigoglioso. Questo è l’augurio che faccio a tutti i ragazzi.

Bellissimo augurio.

Parlare di cultura a Ghilarza sembra scontato, e non solo perché ci è nato Antonio Gramsci. Ma perché si respira. Si respira in quelle vie silenziose con le vecchie case spesso a mattoni scuri.

Entrare a Ghilarza è come entrare in una favola per adulti. Un mondo fatato, ma che ha perso quell’incanto fanciullesco, per farti sentire quell’oscuro impalpabile fuori dal tempo. Quell’oscuro spalmato di leggerissimo tormento che lastrica sempre le strade della cultura.

Ci arrivi dalla statale 131 DCN, e dopo la zona nuova, di ordinati capannoni industriali, arrivi alla grande rotonda come se varcassi un confine. Forse la rotonda non è rotonda, ma ha dentro una promessa di bosco che quasi ti stordisce, e sei entro la città, ma in un altro pianeta. Hai varcato un confine e sei come in un anno qualunque, un po’ sospeso in un tempo remoto che non puoi individuare.

Dai finestrini vedi scorrere un chiosco, qualche albero secolare e un vecchio muretto a secco che abbraccia la strada, ma anche te, per condurti coi tuoi pensieri al cospetto della grande torre aragonese. Ma è squadrata, insolita e imponente, con un’anima secolare. Ti sorprende con quegli spigoli, e forse ti parla.

Ti immagini Antonio Gramsci che passa lì davanti, immerso nei suoi pensieri, nel furore dei suoi pensieri, che forse non la scorge nemmeno ma che la sente contaminare dentro di sé.

Ecco, sei entrato a Ghilarza da pochi minuti, e hai già capito che i minuti non contano. Che il tuo mondo tirato di appuntamenti stretti l’hai lasciato sospeso alla prima rotonda. Qui è Ghilarza, respira, calma l’affanno. La poca gente scorre lenta. Un anziano con la giacca di velluto ondeggia con un sorriso antico su una vecchia bicicletta nera. Risalta un sacchetto giallo della spesa appeso al manubrio e il grande ombrello verde legato con uno spago nella parte alta del telaio. Rallenta il traffico delle macchine. Anzi no, lui è il traffico. E le macchine devono rallentare ossequiose. Rispetto. Di tutti verso tutti. È la cultura? È Ghilarza, ed è la cultura.

Oggi incontriamo Belinda Boeddu, che la cultura la respira tutti i giorni, giornalista, addetta culturale, curatrice di eventi, responsabile del Centro di Assistenza didattica AlphaBeta, e tanto altro ancora, ma soprattutto... di Ghilarza, che secondo me è già un titolo.

Così ti chiedo: la cicogna ti ha paracadutato a Ghilarza per premio, o tu lo avevi specificato nella domanda di ammissione alla Sardegna? Se do uno sguardo al mio albero genealogico paterno e materno posso vedere che i mie avi sono tutti ghilarzesi, senza alcuna eccezione, quindi il mio luogo di nascita non è frutto di un caso, le mie radici sono qui e solo qui.

Radici profonde, che connettono con la terra di un grande pensatore: secondo te cosa rimane dell’insegnamento di Gramsci? Nel famoso tema di quinta elementare di Antonio Gramsci troviamo dei consigli che ogni alunno dovrebbe far propri: egli asseriva con ferma convinzione che non si possono abbandonare gli studi, perché rappresentano l’unica speranza di vivere onoratamente. Chi non studia in gioventù se ne pentirà in vecchiaia. Come dargli torto? Dopo un secolo le sue parole sono inevitabilmente attuali, il suo pensiero è lungimirante, perché solo attraverso il sapere, il conoscere e riconoscere si può essere davvero liberi e scevri da ogni imposizione. Solo imparando, si può costruire un pensiero conscio e solido, un senso civico ed etico per vivere nella società odierna.

Bellissima considerazione, che riporta alle osservazioni delle prime righe: per Ghilarza, dico per chi ci vive, la cultura è un riferimento, nel senso che? Tra il XIX e il XX secolo un gran numero di personaggi originari di Ghilarza, hanno rivestito un ruolo di primaria importanza nella vita religiosa, civile, politica sia della Sardegna ma soprattutto in ambito nazionale ed internazionale. Ghilarza è la patria di giuristi, diplomatici, teologi e studiosi, è sempre stato un centro vivace e operoso con numerose manifestazioni ed eventi, addirittura nel 1853 venne fondato il Circolo di Lettura, che è tuttora attivo. Per trent’anni si è svolto tra settembre e ottobre e novembre Il mese della Cultura, con dibattiti, mostre, concerti ed ospiti di ampio respiro. Negli ultimi anni ho partecipato attivamente alla realizzazione di eventi culturali con Incontri d’autore e La Settimana classica, inoltre sono presenti numerosissime associazioni in campo culturale, storico, sportivo e religioso che creano coesione e tramandano il sapere e le tradizioni tra le generazioni. Non si può dire che la cultura sia un mero accessorio per noi ghilarzesi.

Giro pagina e faccio un’affermazione esagerata: Ghilarza è un’isola! Il mare è lontano, eppure è un’isola in mezzo al mare. Dove il mare sono le colline, un grande lago in lontananza, i pascoli a perdita d’occhio, e un porto d’arrivo ai piedi della Torre Aragonese. Forse un braccio di mare virtuale la stacca anche da Abbasanta. Ma tu hai già capito la mia provocazione: Ghilarza è un’isola? Il termine isola può avere diverse accezioni sia positive che negative, ma io non considero il mio paese una realtà a sé stante, avulsa o lontana dal territorio circostante. Insieme ad Abbasanta e Norbello costituiscono un intercomune, è una triade ormai inscindibile. Le case sono costruite l’una a fianco all’altra e se non fosse per i cartelli stradali nessuno si accorgerebbe della differenza. Siamo una comunità affiatata, che collabora proficuamente in caso di necessità. Ovvio qualche campanilismo persiste, ma niente di insormontabile.

Dalle finestre delle aule del tuo centro didattico AlphaBeta gli studenti, vedono... sognano di vedere... In nove anni di attività ho accolto nel mio studio tantissimi studenti, ognuno di essi mi ha lasciato un pezzetto di sé, perché con loro ho studiato, discusso, riso, pianificato il futuro, chiacchierato di questioni personali e intime. È ovviamente un rapporto privilegiato rispetto a quello che si instaura in classe, più stretto ed esclusivo. Mi è capitato di “sacrificare” del tempo della lezione per parlare con loro, con sincerità e fermezza e aiutarli talvolta anche nelle scelte personali. Molti sognano di andare all’Università, intraprendere lavori importanti e di prestigio, altri cercano di ottenere il minimo indispensabile con il minimo sforzo. Non tutti diventeranno insegnanti, medici e avvocati, perché c’è necessità anche di muratori, meccanici e pastori, ma tutti diventeranno gli uomini di domani, ecco perché ritengo che possedere spirito critico, regole etiche, educazione civica e sentimentale, costituiscano la base di partenza e ineluttabile per ogni individuo. Una mente pensante non è mai un fallimento, anche se non ottiene voti eccellenti a scuola.

Tu hai scritto un E-Book sul tuo territorio, ricordacelo in un flash. L’E-book“Ghilarza. Storia, cultura, tradizione” nasce dall’intento di valorizzare il territorio con le sue ricchezze storiche, artistiche e religiose attraverso una fruizione più agevole e immediata.

Ma ti vorrei chiedere cosa ti attrae particolarmente, cosa in questa terra va a toccare i sentimenti, e ti lascia dentro delle tracce? Il Guilcier è costellato di piccoli paesi e Ghilarza è tra questi, con i suoi quattro novenari campestri che ne accrescono il valore, le sue chiese, la Torre Aragonese del XIV secolo e la casa di Gramsci ha delle peculiarità eccezionali. “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”, affermava Marcel Proust e io non posso che esser d’accordo con lui, abbiamo scrigni pieni di tesori che aspettano solo di esser guardati da un’altra prospettiva, valorizzati e resi fruibili dal pubblico.

La rivista “Tottus in Pari”, che ci ospita per questa chiacchierata, è seguita da moltissimi sardi che la vita ha portato lontano dalla Sardegna, come ben sai. Mi piacerebbe che tu lanciassi loro un legame ideale per riportarli qua. Che per quanto siano siano lontani nel mondo tu gli lanciassi un lazzo di giunco come i Mamuthones un laccio, insomma, che magicamente li faccia prigionieri della nostra terra, della nostra passione per questa terra, e li attiri indissolubilmente. Che quindi sentano di dover tornare al nido della nostra cultura, e, ti chiedo, perché? Credo che gli immigrati sappiano meglio di me cosa li lega a doppio filo alla nostra terra, tutti loro immagino soffrano il mal di Sardegna. Una volta che ti allontani dalla nostra isola sogni i paesaggi sconfinati, i profumi, le persone, le feste, l’accoglienza e ovviamente il mare di ineffabile bellezza e non vedi l’ora di poterci tornare. Perché come ha scritto Pavese ne La luna e il falò, “un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.

Faccio una scommessa con me stesso: quelli che passano nelle tue aule poi leggono! Sì, scommetto che diventano lettori, perché la lettura è contagiosa e crea dipendenza. Ti chiedo di svelarci come crei quella magia che li fa stare dietro le pagine scritte come topolini incantati dal suono (dolcissimo delle parole) del pifferaio magico... Dovrei mentire! Non ho convinto nessuno a leggere.

Ci credo: non si convince nessuno a leggere; la lettura si fa amare. Tu, in primo piano anche in questo campo, cosa pensi degli autori sardi contemporanei. Dici cosa non ti piace, senza fare nomi, e dici cosa ti piace, magari, facendoci qualche nome...  Io amo la Sardegna, ne conosco potenzialità e limiti, e sicuramente quel che non mi piace leggere sono gli stereotipi su pastori, banditi, pecoree triti luoghi comuni. Adoro invece scrittori come Marcello Fois e Alessandro De Roma che parlano della Sardegna in un modo diverso: l’uno con pathos attraverso uno stile intenso e carico di suggestione e l’altro ne descrive il carattere universale non locale, senza penalizzare le peculiarità intrinseche della nostra regione. Cristina Caboni, Valeria Pecora Schirru eVanessa Roggeri hanno finalmente portato la scrittura sarda femminile al di là delle nostre coste. Gianfranco Cambosu e Piergiorgio Pulixi, perché i loro ultimi romanzi racchiudono tutti gli ingredienti a me cari: Sardegna, mistero e storia nuragica con una scrittura precisa e d’impatto; Fabio Forma, che ha la capacità di raccontare l'ordinario in modo straordinario con descrizioni immersive e infine Marco Conti che racconta storie forti, drammatiche ma tristemente veritiere e attuali. La lista sarebbe davvero lunga e infinita, però voglio citare in chiusura l’esordiente Graziella Monni e il suo libro Gli amici di Emilio, appena pubblicato, che ci regala una storia delicata e appassionante durante il periodo fascista sardo.

Per me è una domanda ricorrente in queste interviste, e mi interessa la tua opinione: perché i più grandi autori, dal Novecento fino al passato più recente, che pure ci hanno lasciato opere molto importanti nella letteratura, non rientrano quasi mai nei programmi scolastici? Scusa, ma io temo che forse abbiano qualcosa di troppo rivoluzionario per le polverose scelte ministeriali. Che dici? Lo so, non sei d’accordo... Purtroppo tocchi un tasto dolente. Oramai la scuola sta diventando sempre più burocratizzata, legata al fattore tempo che è tiranno ed è imbrigliata dalle Linee Guida nazionali, per cui a malincuore devo convenire con te nell’affermare che grandissimi autori del Novecento, come Calvino, Eco, Morante, Pasolini, Merini e potrei continuare con un lunghissimo elenco, non vengono minimamente affrontati in classe. Spesso sono presenti nei manuali, ma in realtà nessuno li studia perché manca, come ho già detto, il fattore T(tempo), oltre a ciò, devo aggiungere che spesso viene addirittura snobbato il più grande esempio italiano di letteratura femminile: Grazia Deledda.

La tua libreria di casa è... Stracolma di libri di ogni genere. Leggo ininterrottamente da quando avevo 15 anni, ho attraversato vari momenti, interessi e passioni: c’è stato un periodo in cui ho letto molta letteratura russa e francese e altri in cui mi sono dedicata esclusivamente ai gialli. Ho vissuto mille vite, in diverse epoche storiche, ho solcato mari e oceani tra le pagine dei libri. Leggo recensioni, ma molto spesso seguo l’istinto e credo che la lettura sia una cosa estremamente intima e privata, infatti raramente consiglio dei libri, ognuno deve seguire il proprio cuore nella scelta, io ad esempio non leggo mai saggi, anche se vengono osannati dalla critica.

Chiudi gli occhi, ed entra dentro un libro. No, uno solo, lo so che con la tua passione per la letteratura uno non ti basta. Ma scegline uno, e raccontaci una riga di emozioni... I Promessi Sposi. Lo so, detto da un’insegnante può apparire una risposta banale e scontata. Invece non è cosi, lo adoro perché è di una modernità e concretezza sconcertante e abbiamo potuto constatarlo anche nel triste periodo che stiamo vivendo. Le parole manzoniane sulla peste del Seicento paiono scritte oggi, le reazioni della gente, il dolore, le leggi e la politica sono tutto ciò che abbiamo provato sulla nostra pelle quest’anno, il parallelismo dunque direi è stringente. Inoltre nel romanzo sono presenti le immutate problematiche dell’uomo: l’amore, il peccato, il potere, la guerra, il dolore, la giustizia e la fede con un’analisi profondissima dell’animo umano. Il celebre passo dell’Addio ai monti nell’VIII capitolo raggiunge vette di lirismo impareggiabile in letteratura e lo leggo sempre con forte emozione.

In conclusione, quindi sei ottimista? E chiuderei tirando una riga e facendo il totale dal punto di partenza: con la cultura ci salveremo, più adesso che in passato? La cultura sarà il nostro salvavita contro l’imbarbarimento e l’inciviltà imperante.

Nel ringraziarti tantissimo per esserti messa in gioco con noi, riportiamo le tue note biografiche ufficiali, ma amichevolmente informali: Sono laureata in Materie Letterarie con una tesi in Storia del giornalismo, riguardante schede biografiche di giornaliste inserite in un Dizionario storico bio-bibliografico di giornalismo, edito da Il Mulino, ho proseguito il percorso giornalistico con un tutorato esperto in Storia del Giornalismo, presso la facoltà di Lingue e con la collaborazione in tre testate giornalistiche, occupandomi di cronaca, eventi culturali, recensioni e interviste e contemporaneamente ho lavorato in diverse biblioteche. Nel 2011 ho deciso di intraprendere una nuova esperienza e ho creato AlphaBeta, un Centro di Assistenza didattica, nel quale aiuto gli studenti ad affrontare gli impegni scolastici con un approccio mirato alle loro esigenze, inoltre insegno a scuola. Ho collaborato con varie amministrazioni comunali per la realizzazione di eventi culturali, in particolar modo per La Settimana Classica e Incontri d’autore, manifestazioni patrocinati dal Comune di Ghilarza. Ho pubblicato l’Ebook Storia, cultura e tradizione con lo scopo di promuovere e valorizzare Ghilarza e il suo territorio. Ho in generale una propensione verso la didattica e la cultura traslate in un’ottica più innovativa e non convenzionale, con l’ausilio di strumenti tecnologici che ne permettano l’interazione attiva, grazie alle tre qualifiche professionali che ho conseguito.

Ti ringrazio molto per esserti messa in gioco con noi, con tanta sincerità. Oltretutto sei già stata ospite di “Tottus in pari” nel 2016 con una bellissima intervista curata direttamente dal direttore Massimiliano Perlato. I temi del cuore non cambiano, per fortuna, con ragazzi, cultura e Sardegna. Ma siamo andati avanti quattro anni mantenendo la stessa freschezza, e l’augurio è che nel cuore ci sia sempre voglia di emozionarsi per i ragazzi, la cultura e la Sardegna.

Pier Bruno Cosso