L’amore di Mattia Cristina Leone per il mare ha sempre caratterizzato gli aspetti essenziali della sua vita. E questo nonostante sia nata e cresciuta a Illorai , un piccolo paese di montagna della Sardegna.

“Quando avevo sei anni – ci dice - vidi per la prima volta in tv il film “Free Willy”, che racconta di una straordinaria amicizia tra un’orca, tenuta in cattività in un parco acquatico, e un ragazzo orfano e ribelle, che alla fine riesce a restituire alla sua amica la libertà. Ciò ha fatto scattare in me il desiderio di diventare, “da grande”, una biologa marina, di studiare e cercare di proteggere i cetacei che vivono nei nostri mari.”

Mattia Cristina ha frequentato il Liceo Scientifico “E. Fermi” di Nuoro e in seguito la facoltà di Scienze Naturali ad indirizzo marino all’Università degli studi di Sassari.

“Ho avuto la fortuna di incontrare la professoressa Renata Manconi e il mio tutor Luca Bittau che iniziava il suo progetto di dottorato sui cetacei pelagici del nord Sardegna e iniziai il mio tirocinio e il mio progetto di tesi, con focus sulla balenottera comune.”

Il sogno di Mattia Cristina comincia a prendere forma. Conclusa la laurea triennale, per approfondire le conoscenze si è trasferita a Genova, alla facoltà di Scienze del Mare.

“Ancora adesso devo ringraziare la mia famiglia per i sacrifici fatti per avallare i miei progetti e le mie passioni. Nonostante le varie proposte di tirocinio in territorio ligure, ho comunque scelto di proseguire i miei studi di ricerca sui cetacei in Sardegna, in particolare su una specie di cetaceo poco conosciuta ed estremamente rara, lo zifio. Ricordo ancora la mia prima uscita in mare e l’emozione indescrivibile nel vedere delfini e balenottere nel loro habitat naturale.”

L’area di studio è il Canyon sommerso di Caprera, a circa 20 miglia dalle coste nord-orientali della Sardegna. Una zona che si è rivelata essere un’area densamente popolata da ben sette specie di cetacei, alcune poco comuni e in pericolo di estinzione in Mediterraneo.

“In dieci anni di studio, in quest’area, abbiamo registrato avvistamenti unici, specie mai avvistate in natura nel Mediterraneo, come il mesoplodonte di Sowerby, o incontri straordinari come l’avvistamento di un capodoglio albino. Inoltre si è rilevata essere un habitat importante per i mammiferi marini non solo come area di alimentazione, ma come nursery, ovvero un’area in cui molte specie scelgono di allevare i propri cuccioli. Con questa consapevolezza e finiti i nostri percorsi universitari, insieme ad altri ricercatori e non solo, abbiamo così deciso di fondare una nostra associazione, che ci permettesse di portare avanti i nostri studi. Nasce così nel 2015 la SEAME Sardinia Onlus, l’unica associazione in tutta la Sardegna ad occuparsi di cetacei pelagici, oltre che del delfino costiero, il tursiope. Recentemente si sono aggiunti nuovi ricercatori e biologi da diverse regioni italiane. La mission è la salvaguardia dei cetacei attraverso la ricerca, la divulgazione scientifica e l’educazione ambientale. Si vuole accrescere la consapevolezza sulle criticità dell’ambiente marino promuovendo la sostenibilità ambientale e la diffusione di buone pratiche. I cetacei del Mediterraneo affrontano oggi più minacce che in qualsiasi altro momento della loro storia. Con il coinvolgimento diretto in attività di studio e osservazione responsabile dei cetacei e delle altre forme viventi, libere nel loro habitat, si punta ad aumentare nelle persone la consapevolezza sull’importanza di tutelare la biodiversità naturale.”

SEAME punta a riunire le persone e le istituzioni desiderose di approfondire la loro conoscenza sui cetacei, attraverso programmi e attività di Citizen science, letteralmente la “scienza dei cittadini”, il moderno coinvolgimento del grande pubblico in attività di ricerca scientifica. Ricerca ed educazione ambientale per contribuire a ripristinare la salute e la biodiversità degli habitat marini del Mediterraneo.

“Sin dal principio, alle attività di ricerca abbiamo affiancato attività di sensibilizzazione e divulgazione, trasformando i risultati dei nostri studi in storie che abbiamo raccontato attraverso eventi come mostre fotografiche, videoproiezioni ed esperienze sensoriali nelle scuole, nelle piazze e ovunque vi fosse la possibilità di far conoscere questa realtà, in primis ai sardi. L’obiettivo di tali incontri è quello di far conoscere questi meravigliosi animali e questa preziosa area di studio e, sfruttando il potere carismatico che queste specie hanno sulle persone, parlare anche dei problemi legati all’inquinamento in mare e all’impatto delle attività umane sulla biodiversità marina. Nel 2019 ci siamo occupati di uno spiaggiamento diventato di dominio mondiale: il capodoglio di Porto Cervo, ritrovato con 22 Kg di rifiuti nello stomaco e con un feto morto in grembo. Quell’episodio, che abbiamo seguito fin dall’inizio, non è stato solo uno dei tanti spiaggiamenti di cetacei di cui ci siamo occupati, ma è diventato il simbolo dell’inquinamento della plastica nei mari. Per questo stiamo lavorando, a supporto del Parco Nazionale di La Maddalena, per poter realizzare il progetto di esporre lo scheletro dell’adulto e del piccolo, in un museo a Stagnali, Caprera, con tutta la plastica trovata all’interno. Essendo una onlus e non un’azienda, le nostre attività sono state portate avanti prevalentemente grazie al supporto soprattutto di privati, come l’azienda Whale Watching Sardinia, con sede a Poltu Qualtu, che da anni ci permette di salire a bordo delle loro imbarcazioni per raccogliere i dati per le nostre ricerche. Nell’ultimo anno inoltre, grazie alla Fondazione One Ocean, abbiamo avuto la possibilità di procedere all’analisi di questi dati e alla stesura di un paper scientifico che ci consentirà di contribuire a definire quanto prima, nell’area del Canyon di Caprera, che non fa parte del Santuario dei cetacei, un’area marina speciale, con lo scopo di dare le indicazioni per tutelare quel particolare habitat per tutte le specie di cetacei e le altre specie marine.”

SEAME ha collaborato con il DIPNET – Dipartimento di Scienze della Natura e del Territorio dell’Università di Sassari in due progetti di ricerca sui cetacei.

Il Progetto cetacei del canyon di Caprera è una ricerca annuale sui cetacei pelagici che abitano nel Mar Tirreno centrale. È stato attivato nel 2010 con la collaborazione di Orso Diving e prosegue con il contributo del Parco Nazionale Arcipelago di La Maddalena. Il progetto è la prima indagine scientifica dedicata allo studio di delfini e grandi cetacei nell’area del Canyon di Caprera e nelle zone circostanti, al largo della costa nord-orientale della Sardegna. Il Progetto delfino costiero invece è un monitoraggio annuale del delfino costiero nelle acque nord-orientali della Sardegna e nelle Bocche di Bonifacio. L’arcipelago di La Maddalena, la cosiddetta “Costa Smeralda” e le Bocche di Bonifacio sono tra le più popolari destinazioni per il turismo nautico nel Mediterraneo. Quest’area è anche abitata da una popolazione residente di tursiope (Tursiops truncatus) presente tutto l’anno in acque costiere. Questi delfini cambiano la loro distribuzione e l’utilizzo dell’habitat a seconda delle stagioni, della distribuzione delle prede e dell’intensificazione delle attività umane nell’ambiente marino che avviene durante l’estate, a causa dell’intensificarsi del traffico nautico.

“I successi e i traguardi raggiunti sono stati conseguiti soprattutto grazie al sacrificio, alla passione e alla dedizione dei soci che in questi anni hanno fatto crescere l’associazione, ad oggi conosciuta non solo in Italia, ma in tutto il mondo. La vita del ricercatore non è semplice, la cronaca attuale ci dimostra quanto poco si investa sulle nostre figure e tanti di noi fanno altri lavori per sopravvivere e dedicano il loro tempo libero a portare avanti la ricerca, con non pochi sforzi, ripagati unicamente dalla consapevolezza di lottare per una buona causa.  Ciò che auspichiamo in futuro è di avere presto una nostra barca per poter effettuare i campionamenti non solo durante la stagione estiva, ma tutto l’anno, e di avere una nostra sede che sia anche un osservatorio per i cetacei, con un laboratorio e una zona museale, entrambi fruibili al pubblico. Siamo certi che una realtà simile può portare dei risvolti positivi su tutto il territorio, incentivando il turismo fuori stagione e facendo conoscere il nostro mare, non solo per le spiagge paradisiache ma anche per il suo valore naturalistico ed ecologico che va preservato con tutti gli sforzi possibili, per tutti noi e per le generazioni future.”

SEAME svolge attività di educazione ambientale e sensibilizzazione rivolta al grande pubblico e alle scuole di ogni ordine e grado. Attraverso la didattica ambientale partecipativa e in collaborazione con la scuola, offre spunti e occasioni di riflessione e di coinvolgimento, sull’importanza di proteggere tutte le biorisorse e gli ecosistemi, marini e terrestri.

“Noi continueremo a fare la nostra parte e ad insistere affinché ciò avvenga. Non sempre è facile. Tante sono state le porte chiuse. Ma andiamo avanti, forti delle nostre convinzioni e mossi dalla nostra grande passione, incoraggiati dai disegni dei bambini che incontriamo nelle scuole, dallo stupore che leggiamo negli occhi di chi vede i nostri filmati e da chi, sotto un post o alla fine di ogni evento, ci chiede di andare avanti. Per chi si fosse incuriosito e volesse conoscere meglio le nostre attività, può visitare il nostro sito www.seame.it o seguirci sulla nostra pagina Facebook https://www.facebook.com/seamesardinia/.”

Massimiliano Perlato

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Massimiliano Perlato
Author: Massimiliano Perlato
Di madre sarda, è da sempre legato all’isola per vincoli affettivi e per passione pubblicistica. Nato a Saronno, vive la Sardegna “al di là del mare” con un occhio di riguardo sul mondo dell’emigrazione sarda organizzata che sin dalla giovane età ha frequentato. Per le associazioni sarde presenti sul territorio nazionale ma anche all’estero, dal punto di vista giornalistico è diventato un punto di riferimento.
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