Come si descrive Federica Cabras? Sognatrice, insicura e ambiziosa. Ma capace e determinata, aggiungo. Capace lo ha avvalorato nel suo ultimo libro “I segreti di una culla vuota” edito da Officina Milena. Determinata perché per condurre in porto la nave dei progetti e desideri, è indispensabile quella dose di testardaggine made in Sardinia, qualità indomita della giovane ogliastrina.

Ma parliamo del libro: una narrazione che pagina dopo pagina si sviluppa lentamente, quasi in sordina per modificare decisamente passo nel momento clou del racconto, quello in cui i protagonisti iniziano a rimuovere le apparenze iniziali che Federica Cabras con sagacia e maestria, ha innalzato intorno alle loro figure e al loro vissuto. Il percorso del romanzo ha avviato un’evoluzione avvincente ed incalzante consegnando al lettore l’idea di viverlo con un pathos surreale, senza tregua e respiro in simbiosi con i suoi personaggi. Tanti i temi affrontati, quali la morte e il dolore. Ma anche l’amore e il desiderio di giustizia che hanno fatto da contraltare agli aspetti poco fulgidi del racconto.

La penna di Federica ha dato prova di leggiadria soprattutto nel decantare la voce narrante del libro, quella Beatrice Angelica Farris, che ha navigato con una doppia personalità il suo incipit, in totale sofferenza per la perdita del marito. E poi smaliziata con estrema determinazione nello sforzo di riappropriarsi della propria esistenza. Beatrice è eroina della trama, un po' angelo e un po' demone della vicenda, che ha dipinto con parsimonia vellutata i tratti salienti del libro, con flashback di vita vissuta continui ed originali, talvolta mielosi e talvolta agghiaccianti, che hanno fornito alla storia, l’idea di costruirsi su binari sempre paralleli, ma attigui fra di loro. La flessibilità della scrittrice ogliastrina (è originaria di Villagrande Strisaili) nel catapultarsi tra l’attualità degli eventi in discrepanza a quelli del passato, è senza dubbio il pregio più eloquente che le riconosco negli aspetti vincenti del libro. Un discorrere semplice, diretto, talora schietto ma risoluto che hanno indicato senza troppi dubbi e preamboli, delle capacità descrittive taglienti.

Un’attinenza che ha fornito ogni tassello del complesso mosaico ad intersecarsi per dare veridicità al racconto. Degna seguace del re del thriller Stephen King, di cui è sempre stata attenta lettrice, Federica ha proiettato il libro in un vortice di colpi di scena, sino all’epilogo, che hanno conferito qualità al thriller, e “I segreti di una culla vuota” è meritevole di considerarsi tale, con lo sfondo quasi atipico di una Sardegna per certi versi moderna e per certi altri un po' atavica.

L’isola è testimone nel libro di Federica attraverso i cognomi inconfondibili dei personaggi e i nomi fittizi delle località che non lasciano nulla al caso. Ma niente più: come se l’autrice volesse comunque sostenere ai suoi lettori i tratti somatici della sua forte identità.

Il noir di Federica Cabras è promosso a pieni voti perché, viverlo in apnea, pagina dopo pagina, diventa fondamentale. La genuinità minuziosa nel dare credibilità a luoghi e personaggi fanno breccia nel cuore del lettore seminando tracce nella mente che divengono indelebili rendendo alle pagine qualità pertinenti al racconto dal ritmo incombente ed inarrestabile.

Andiamo a conoscere questa giovane donna dalla ponderante sottigliezza d’indole, capace di dare luce alle sue peculiarità narrative con un coinvolgimento di chi legge che è universale, vigoroso e penetrante.

Federica, 29 anni appena compiuti, dove è nato il tuo amore per la lettura in primis e per la scrittura, immagino poi. Il bisogno di leggere è nato presto, prima ancora che ne fossi capace, per la verità. Mia madre amava immergersi nella lettura e io stavo accanto a lei, giravo una pagina dopo l’altra; non ero ancora in grado di capire cosa significassero quelli che per me erano ancora strani simboli, ma sapevo che mi piaceva la sensazione della carta tra le dita. A cinque anni, proprio lei m’insegnò a decifrarli. Mille mondi mi si spalancarono dinanzi. Con la lettura, si sa, si viaggia e io iniziai ad essere in posti diversi da quello dove, fisicamente, ero.

Quando hai cominciato a scrivere? Intorno ai nove anni, iniziò l’amore per la scrittura. Ricordo una vecchia agenda, me la comprò mio padre. Era arancione, pesante, bellissima. Io ci riversavo non solo i pensieri e gli avvenimenti quotidiani, ma anche i sogni, le speranze, le paure. Sono sempre stata una bambina riflessiva e nella mia cameretta, china sulla scrivania e su quei fogli, riuscivo a far sgorgare tutta la mia anima. Scrivevo anche brevi racconti. La cosa buffa è che, nonostante avessi meno di dieci anni, parlavo spesso di morte, di amore, di dolore. Ho sempre avuto una sorta di doppia vena creativa e non solo, visto che tutto questo si mostra anche nella mia quotidianità, nell’essere al tempo stesso buia e luminosa): una è incredibilmente ironica e leggera, l’altra è cupa. Ancor oggi me le porto dietro entrambe e nella scrittura emergono sempre.

Quando la scrittura da mera passione è diventata un qualcosa in più per te? Il primo racconto lungo vero e proprio, però, che non vide mai la luce nello sfavillante mondo dell’editoria ma che custodisco come una sacra reliquia, arrivò intorno ai diciotto anni. Era un fantasy con un pizzico di avventura e parentesi d’amore.  Fu allora che cambiò tutto. Non c’era una cosa che amassi fare tanto quanto scrivere. Dovevo inseguirla, questa passione, e non dimenticarmi mai di quanto mi facesse star bene. È ancor oggi una valvola di sfogo, un momento di serenità, un tuffo, un salto. A diciannove anni, ignorando chiunque mi dicesse che la carriera umanistica non paga le bollette, apertamente sostenuta dai miei genitori, mi iscrissi al Corso di laurea in Lettere Moderne. In contemporanea, iniziai a lavorare per un giornale bolognese, Prima Pagina online. Una recensione alla settimana, questo era il mio compito iniziale. Con il tempo, però, Marco Ricciardi, il direttore, mi diede sempre più spazio e iniziai a scrivere anche di altri argomenti, come musica o salute. Fu un periodo pieno, ricordo lo stress degli esami, i pezzi da scrivere e il lavoro nella pizzeria di famiglia che mi prendeva tanto tempo.

Arriva anche l’anno della Laurea in Lettere Moderne. Si, nel 2015. In quel periodo entrai a far parte dello staff della casa editrice Book Sprint Edizioni come correttrice di bozze ed editor. Quest’esperienza, che durò fino agli inizi del 2018, fu per me molto importante: imparai a maneggiare i testi, a sistemarli, a tagliare e incollare alcune parti stabilendo dove fosse opportuno inserirle, dove il lettore, insomma, le avrebbe gradite. Nel 2017 iniziai la collaborazione con il web magazine M Social Magazine, per cui recensisco testi e iniziai a studiare per il Master in Criminologia e sicurezza nel mondo contemporaneo; in estate, sempre nello stesso anno, scrissi il mio primo pezzo per Vistanet, il giornale per cui ancora adesso lavoro.

Parliamo delle pubblicazioni, ora. “I segreti di una culla vuota” è stata preceduta da altri due libri. Il biennio 2015-2016 fu un periodo molto stressante per me per diversi motivi lavorativi. Nacque allora, in meno di un mese, il mio primo romanzo vero e proprio, “E non vissero felici e contenti”. Lo auto-pubblicai, incapace di attendere eventuali risposte dalle case editrici, e fu per me motivo di sofferenza e di felicità insieme. Era un’occasione per mettersi in gioco, per metterci il nome e la faccia, insomma, e a me fece molta paura questo saltare. Mi pareva di avere davanti a me uno strapiombo. Comunque, mi buttai. Era comunque stato un modo per esorcizzare un grosso dolore e questo mi rendeva lieta a prescindere. Da quella esperienza, però, imparai una lezione importante: avere pazienza, talvolta, è la vera chiave della serenità.

Nel 2019, a gennaio, poi hai pubblicato con la casa editrice Literary Romance. “Un sogno, un amore e un equivoco”. Amai tantissimo scrivere la storia di Virginia, trentenne senza lavoro né amore. Mi rivedevo in lei non tanto per le sue sventure ma per il suo carattere brioso, a tratti insicuro. Mi piacque così tanto immergermi nella sua vita che quest’anno ho scritto il seguito. In questo momento, il manoscritto si trova tra le mani dell’editore della Literary Romance, e spero di potervelo donare quanto prima. Virginia è rimasta una combinaguai, questo ritengo di potervelo spoilerare.

E infine, dimmi qualcosa tu dell’ultimo romanzo appena uscito con la casa editrice Officina Milena di Moreno Casciello. Ha visto la luce adesso ma la sua prima stesura è del 2018. Ci misi molto dolore, molto amore, una vena di macabro e un pizzico di pazzia. Lo descrivo sempre come un romanzo anomalo, perché appunto nella sua stesura non mi riconoscevo, quasi: scrissi e rilessi e cancellai diverse volte. Non lo faccio mai. Al massimo, edito, ma quel che scrivo rimane quello fino alla fine. Con questo romanzo, tutti i miei equilibri si sovvertirono. Parla di morte e di amore, un amore folle ancor più perché è finito e non può più esistere. E parla anche di una tragedia cui ne seguì un’altra. Insomma, ho cercato di creare il triangolo amore-morte-dolore. Spero di esserci riuscita e che tutti e tre questi elementi rimangano nel cuore di chi lo legge.

La mia valutazione del libro la conosci e l’ho scritta in questo articolo. L’invito che posso fare è quello di leggerlo con attenzione. Chiudiamo dando uno sguardo al domani. Cosa farà da grande Federica Cabras? Anche se la risposta la posso davvero intuire. Scrivere, scrivere, scrivere. Con l’amica Patrizia Poli abbiamo scritto un libro insieme, a quattro mani, e l’abbiamo intitolato “Cattivi Pensieri”. Potrò dare delle buone nuove tra qualche tempo. Ho anche un altro progetto nel cassetto, “L’estate in cui cambiò quasi tutto – e datemi qualcosa di forte da bere”. Devo ancora capire quale strada fargli percorrere. Sono come figli, le mie creazioni, e per ognuno ho una cura particolare. Ho in stesura anche un progetto sulla mia Sardegna – a tinte horror – e mi ci sto immergendo del tutto. Vedremo cosa ne uscirà!

E così S.I.A. Federica. Sognatrice, Insicura e Ambiziosa. Di lei sentiremo parlare ancora molto in futuro, ne sono certo.

Massimiliano Perlato

Autore dell'articolo
Massimiliano Perlato
Author: Massimiliano Perlato
Di madre sarda, è da sempre legato all’isola per vincoli affettivi e per passione pubblicistica. Nato a Saronno, vive la Sardegna “al di là del mare” con un occhio di riguardo sul mondo dell’emigrazione sarda organizzata che sin dalla giovane età ha frequentato. Per le associazioni sarde presenti sul territorio nazionale ma anche all’estero, dal punto di vista giornalistico è diventato un punto di riferimento.
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