«La vita sfugge dalle nostre mani, ma non può sfuggire come sabbia o come semente. E come semente la si coglie, appunto, nell’arte, nella filosofia e in ogni trasformazione riuscita degli oggetti in cose».  Remo Bodei.

Tutte le storie dei migranti iniziano con una valigia.

E la storia di Remo Bodei - classe 1938 - non è differente.

Ma, lui, la valigia non l’ha mai abbandonata. Era parte di sé. Quasi una copertina di Linus, ricca di anima.

Chissà cosa pensava mentre la preparava e la chiudeva accuratamente! Soprattutto la prima volta che varcò il mare per recarsi a Roma. La città eterna lo attendeva come studente universitario. Una scelta orientata al mondo della Fisica. Tuttavia, da lì a poco, si ritrovò a dover preparare i bagagli, e il fischio del treno segnava per lui un altro cammino, tutto nuovo: Pisa! e, questa volta, era per la meravigliosa avventura della Filosofia. Studente eccellente alla Normale di Pisa, e altrettanto eccellente docente universitario.

Ovunque andasse, o tenesse una lezione o un incontro era una meraviglia e sospensione di ogni battito di ciglio. Pacato, gentile, disponibile, sorridente, un viso rassicurante che donava sicurezza, quasi la trasfigurazione della bellezza che egli stesso studiava e che con tanta beltà e ammirazione descriveva la vita. Della quale ultima “siamo ospiti”, afferma più volte in diverse interviste. Già ospiti! E per questo motivo, forse, ha fatto suo il motto latino “carpe diem”, inteso nel senso più profondo: «l’arte del vivere consiste anche nella capacità di capire che il verso di Orazio "carpe diem" non vuol dire vivere alla giornata e arraffare quello che capita, ma significa cogliere l’opportunità di scegliere. E la vera eternità, come diceva Severino Boezio, non sta nella durata, ma nella pienezza della vita, che può durare anche un istante. Il termine greco eudaimonia, che vuol dire felicità, significa che dobbiamo fare il meglio con quanto abbiamo ricevuto». Così descrive in “L’arte di vivere” durante la trasmissione RaiCultura.

La filosofia per lui era davvero un amore del sapere, smisurato e sentito. Quasi una sfida per svegliare gli animi, o i “dormienti” per dirla come Eraclito. E sicuramente da Eraclito, per poi arrivare ad Hegel, occorre partire per abbracciare quel divenire dialettico nel cuore di Remo Bodei, figlio natio della sua Cagliari, città del sole, figlio adottivo di Pisa e del Mondo.

Non voglio separare le tre patrie, parti di un unico. E anche qui il rimando costante ai maestri della filosofia scorre nelle vene di Bodei: l’UNO, di Plotino, l’ASSOLUTO di Hegel.

E da qui voglio avviarmi per dialogare quasi simbolicamente con il prof. Bodei, omettendo volutamente la lista delle sue opere scritte delle quali sarebbe giusto dedicare pagine e giornate di riflessione, degli incarichi di docenza a livello mondiale, dei premi ottenuti per i suoi studi filosofici che spaziano dall’idealismo tedesco all’estetica, dei riconoscimenti a vario titolo per i suoi contributi, e così via.

Perché? Perché Remo Bodei coglieva l’essenza nelle cose e nelle persone, e l’Associazione Culturale Sarda Grazia Deledda di Pisa vuole custodire e condividere la sua grandezza che è sapienza e umiltà e vuole farlo con un senso di gratitudine senza eguali per i valori che l’uomo Bodei ha donato in questi ventuno anni dalla sua costituzione.

E per farlo ripartiamo dalla valigia.

Gianni, come è nata l’idea di proporre al prof. Bodei la carica di Socio Onorario?

La triste notizia era appena giunta, mentre fuori diluviava e i tuoni mascheravano la voce roca commossa mia e del presidente Giovanni Deias, un sorriso di tenerezza, e lo sguardo è verso l’arciere dorato, simbolo dell’Associazione.

«Ricordi il giorno che abbiamo celebrato i vent’anni dell’Associazione? Anche la sera pioveva tanto, tra l’altro! In quell’occasione volemmo averlo tra noi per festeggiare, alla Gipsoteca dell’Arte Antica di Pisa. Era la persona più adatta perché l’obiettivo era ricordare due grandi ricorrenze: i quarant’anni de Il giorno del giudizio del giurista-scrittore Salvatore Satta di cui proprio Bodei è stato uno dei più grandi conoscitori a livello internazionale e il vent’anni della nostra Associazione. E, prof. Bodei non poteva non esserci perché l’ha tenuta a battesimo nel 1998. L’idea è stata di Giancarlo Ortu, il presidente di allora, e insieme al direttivo accogliemmo all’unanimità la proposta. Unica difficoltà: reperirlo. Il caro Remo era perennemente in viaggio. Quindi dove e come chiederglielo? Ci venne un’idea! Sapevamo che sarebbe partito la mattina presto, avevamo avuto notizie precise sui suoi spostamenti. Così, mentre usciva dal portone per andare alla stazione, lo inseguimmo. Per fortuna eravamo giovani e agili! Passo veloce lui, passo doppiamente veloce noi. Lui era svantaggiato dalla valigia, senza ruote. Così lo raggiungemmo nella piazza Vittorio. Ci accolse con un sorriso grande quanto il suo cuore, e alla proposta di diventare Socio Onorario la risposta affermativa fu immediata. Fu un onore per noi. E’ sempre stato disponibile, se si trovava lontano per impegni di lavoro, riusciva ad incastrare, tra una valigia e l’altra, anche del tempo prezioso per noi. E noi eravamo lieti di far slittare e far coincidere gli eventi con la sua presenza a Pisa, che era ormai diventata semestrale. Ma in quei sei mesi pisani vagava per tutta l'Italia, Sardegna compresa, e l’Europa».

E un aneddoto particolare, lo racconti?, gli domando, mentre sfoglio l’album di foto della serata del gennaio 2018.

«Nel 2003 organizzammo un Convegno su Emilio Lussu, lui ci lasciò a bocca aperta con la sua lezione magistrale. Parlò con quel suo fare accattivante e ammaliante tanto da non percepire neppure un brusio in sala. Alla fine della relazione disse: “il Sardo è un ibrido. Ecco la vera identità!».

Vorrei anticipare una notizia Gianni, tu sai che il prof. Bodei l’ho contattato a fine agosto per un’intervista perché fosse il rappresentante (insieme ad altri tre) dei “Sardi nel mondo”, un’importante ricerca del CAFRE dell’Università di Pisa diretta dalla dott.ssa Serena Gianfaldoni che vedrà la pubblicazione entro dicembre 2019. In quell’occasione, con dolcezza disarmante mi ringraziò e mi confidò quello che poi è stato l’epilogo triste. E sempre in quell’occasione emerse la caratteristica di sardo ibrido da te appena ricordata: “I Sardi sono particolarmente legati alle origini, ma una volta attraversato il mare, per noi Sardi tutto il mondo è paese. Siamo tutti emigranti nel tempo e nello spazio verso un futuro ignoto…”.

«Sì, proprio così, - risponde Gianni - quella relazione magistrale dedicata all’Identità fu unica. Ne tengo una copia dattiloscritta nel cassetto. Mia figlia la registrò e la trascrisse parola per parola. Una vera perla. Oggi il suo valore è doppio. Ci mancherà. Uomo buono, solare, sincero, umile e signorile. E a nome di tutta l’Associazione gli siamo grati per averci donato attimi fuggenti del suo prezioso tempo in questi ventuno anni».

Da lontano si ode il fischio del treno. Chissà ora dove è diretto. La pioggia incensante si posa sui vetri.

La scusa è ottima per confondere le nostre lacrime. Gianni si alza e stringe tra le mani l’arciere dorato. Ci salutiamo così, con uno sguardo avvolto dal suono del silenzio, lieti di aver ricevuto tanta ricchezza dal sapere e dalla bellezza interiore di Remo Bodei, che, come Tommaso Campanella, sognava una città del sole, e forse è per questo che il destino gli ha concesso di nascere a Cagliari, la città del sole, e qui ha trascorso l’età spensierata dell’infanzia e giovinezza mentre correva per le vie di Castello sorridente insieme ai “Piccioccus de Crobi”.

Manola Bacchis

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