La psoriasi è una malattia cronica, persistente e duratura, non contagiosa,  che causa infiammazione della pelle.  Le prime descrizioni riguardanti la malattia risalirebbero al 2000 a.C. circa, riscontrate nei Codici Assiro Babilonesi, in alcuni papiri egiziani e in diversi libri dell’Antico Testamento. Colpisce, secondo stime recenti, il 4% della popolazione mondiale e in Italia in media due milioni e mezzo di persone; si presenta con chiazze o placche rosse ricoperte da squame biancastre localizzate soprattutto sulle ginocchia, gomiti, mani, piedi, cuoio capelluto, polpacci e regione sacrale. Tutta la superficie corporea è potenzialmente colpita e nel 20-30% dei pazienti può aggravarsi estendendosi alle articolazioni o coinvolgendo più organi e apparati. La malattia insorge a qualsiasi età ed ha la stessa incidenza nei due sessi; la sua gravità ed estensione varia da persona a persona e se per alcuni si presenta come poco più che un fastidio, per altri può compromettere seriamente la qualità della vita e causare dolore, difficoltà nei movimenti e stress emotivo con conseguenti disturbi psico-sociali.

 

Cause e fattori di rischio

 I progressi scientifici hanno permesso una maggiore conoscenza della psoriasi anche se alcuni aspetti non sono ancora completamente chiariti: ciò che ormai è appurato è che si tratta di una malattia multiffattoriale, cioè dovuta a diversi fattori (genetici, immunitari, ambientali) che giocano un ruolo determinante nel suo sviluppo, oltre ad eventi scatenanti di vario genere. La componente genetica ha un ruolo importantissimo: i figli di un genitore affetto da psoriasi hanno una maggiore probabilità di sviluppare la patologia ma questo non basta; affinché si manifesti devono intervenire altre condizioni, quali per esempio lo stress psicofisico e secondo alcune ipotesi infezioni, cambiamenti climatici, secchezza della pelle, cattiva alimentazione, obesità, fumo e alcol rappresentano dei fattori di rischio. E’considerata una malattia autoimmune in quanto il sistema immunitario svolge un’attività anomala causando infiammazione della pelle ed una riproduzione delle cellule eccessiva con un turnover rapido 5-10 volte superiore rispetto al normale.

Curare la psoriasi

Gli interventi saranno diversi e personalizzati in base alla gravità dei sintomi, data la variabilità delle forme cliniche. Solo un corretto esame diagnostico potrà stabilire i rimedi più efficaci e questi saranno opportunamente prescritti dal proprio medico dermatologo col coinvolgimento di altri specialisti quando necessario.  Si ricorre ai farmaci topici o sostanze di origine naturale per le forme più lievi con l’applicazione di creme, pomate e lozioni che hanno un’azione emolliente ed idratante; spesso si utilizzano creme a base di cortisone per l’infiammazione sostituite oggi da preparazioni più innovative con meno effetti collaterali a lungo termine. E’ molto efficace la tecnica occlusiva applicando degli impacchi di cellofan sulla pelle in modo da favorire l’apertura dei pori e facilitare l’assorbimento del farmaco. Negli ultimi anni sono stati introdotti i “farmaci intelligenti”, che possono essere utilizzati quando le terapie tradizionali non funzionano o sono controindicate; si tratta di farmaci biologici ottenuti tramite tecniche di DNA ricombinante che permettono di affrontare con efficacia e maggiore sicurezza anche le forme più gravi della malattia. In questi ultimi casi può essere necessaria la terapia sistemica, ovvero l’assunzione di farmaci per via orale o per iniezione. La psoriasi è una malattia cronica e in quanto tale richiede cure costanti e regolari: uno dei problemi maggiori che si possono riscontrare è appunto dovuto alla scarsa aderenza alla terapia da parte dei pazienti e alla sottovalutazione del problema; applicare i rimedi solo quando la malattia è in fase acuta e compaiono i sintomi, non solo risulta inefficace, ma può aumentare i fattori di rischio e predisporre alla comparsa di altre malattie concomitanti. Un altro metodo prezioso nella cura di diverse forme di psoriasi è rappresentato dall’esposizione ai raggi solari, sia naturale che artificiale, che dovrà rispettare canoni ben precisi e per determinati periodi di tempo in base alla gravità del problema.

Alimentazione e sport

Una corretta alimentazione non influisce direttamente sulla comparsa o meno della patologia ma è comunque importante per il mantenimento delle buone condizioni di salute e contribuisce a diminuire le fasi acute. Alcuni alimenti possono al contrario peggiorare la malattia o causare la comparsa dei sintomi. Ogni paziente reagisce in modo diverso ma tendenzialmente si consiglia di limitare il consumo di cibi che producono “calore” o molto energetici come gli insaccati, le carni rosse, burro, uova, fritture, margarina, sale, latte e derivati, formaggi stagionati e zuccheri.

Prediligere dunque un’alimentazione con pochi grassi e poche proteine, a base di pane e pasta integrali, riso, legumi, verdure amare quali cicoria e radicchio, frutta (eccetto alcuni tipi controindicati come i cachi), pesce. E’ consigliabile idratare bevendo almeno due litri d’acqua al giorno, non assumere alcol e non fumare.

Anche il mantenimento del peso corporeo ed un’attività fisica regolare limitano il rischio di sviluppare la psoriasi e sembrano avere un effetto benefico su chi già ne soffre. Purtroppo nella maggior parte dei casi i soggetti affetti da questa patologia della pelle sono meno propensi a praticare sport per ragioni sia di carattere fisico (prurito, fastidi, dolore) sia psicologico, per le tendenza a rinunciare ad esporsi in pubblico. I pazienti dunque dovrebbero rivolgersi al proprio medico dermatologo che saprà indirizzarli su quale attività fisica potrebbe essere idonea al loro specifico caso.

La testimonianza di Matteo Setzu

“Ricordo di avere avuto i primi sintomi quando ero alle scuole medie. Erano venute fuori due croste in fronte che pian piano si erano unite creando una crosta unica. All'inizio le grattavo e le toglievo, pian piano mi accorgevo che mentre sudavo, stavo a contatto con la polvere o vicino a fonti di calore mi veniva ancor più da grattare. La psoriasi provoca prurito, un prurito paragonabile alla puntura di zanzara, quando inizi non riesci a smettere. Mi innervosivo e questo non faceva che aumentare il prurito e la psoriasi in me. Col tempo però son riuscito a controllarla, ma molto dipendeva dalla situazione psicologica, dall'umore, dal nervosismo o dallo stress.

Quando mi sono accorto di avere la psoriasi, ovvero a inizi anni '90, mi sentivo quasi una cavia. Andavo da un dermatologo all'altro, ognuno con idee e cure diverse, ma che non servivano a nulla. Col tempo ho imparato a fregarmene dei medici, a convivere con la mia patologia e mostrarla senza problemi. C'e' chi si affida a cure tradizionali, "mexinas sardas", spendendo fior di quattrini. Questo lo trovo triste, perché le medicine naturali le potrebbero fare tutti se ci fosse condivisione, invece ci sono persone che tengono tutto per sé e ci speculano. La psoriasi va semplicemente accettata ed io ci guadagno in denaro e serenità.

Essendo comparsa  in età adolescenziale mi ha creato diversi problemi. Mi vedevo diverso dagli altri e le prese in giro non mancavano. Ci sono poi quelle persone che anche con gli anni credono di essere migliori e fanno tante battutine. L'importante è stare al gioco e far capire che non hai nulla di grave rispondendo agli scherzi. Non è facile avere la psoriasi, non è facile a seconda di chi incontri. I primi tempi avevo vestiti lunghi anche d'estate. Pian piano mi sono scoperto e mostravo le mie croste e macchie senza problemi e pensieri. Se qualcuno non mi chiede cosa ho, quasi non ci penso nemmeno io. Alla fine è parte di me, ci scherzo su, faccio io le battute. Sino a non molto tempo fa ero in imbarazzo quando per esempio anche i bambini mi chiedevano cos’avessi. Ora cerco di spiegarlo con semplicità, anche perché non c'e' modo migliore per dirlo e cerco di evitare che prendano in giro i loro amichetti con altri problemi a loro volta. Ogni tanto mi capita che ancora qualcuno guardi con occhi storti e schifati;  penso sia normale ma credo ci sia ancora tanta ignoranza su queste tematiche. Noi malati di psoriasi soffriamo di una malattia cutanea e per fortuna non contagiosa. Ci cambia il fattore estetico, e se riusciamo a essere belli dentro, ci sentiamo belli esternamente come chi non ha la psoriasi. Una sola cosa vorrei dire a chi soffre di questa patologia, non abbiate paura di mostrarvi, state facendo del male a voi stessi nascondendovi e state permettendo alla psoriasi di prendere il sopravvento su di voi. Sentitevi liberi di essere quelle che siete, persone normali! “

 

Natascia Talloru e Matteo Setzu

 

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