"Una commedia "etnica" completamente imbevuta di quella "sardità" con cui Gavino deve confrontarsi", MYmovies.it descrive così  "L'uomo che comprò la luna". Alla regia c'è Paolo Zucca, al suo secondo lungometraggio dopo L'arbitro (già corto pluripremiato); alla sceneggiatura ci sono Geppi Cucciari e Barbara Alberti. Una coppia di agenti segreti italiani riceve una soffiata dagli Stati Uniti: pare che qualcuno, in Sardegna, sia diventato proprietario della Luna. I due agenti reclutano un soldato che, dietro il falso nome di Kevin Pirelli (Jacopo Cullin) e un marcato accento milanese, nasconde la propria identità sarda: si chiama infatti Gavino Zoccheddu e la Sardegna ce l'ha dentro anche se non lo sa. Per trasformarlo in un vero sardo viene ingaggiato un formatore culturale sui generis Badore (Benito Urgu). 

Cinque motivi per vedere L’uomo che comprò la luna di Paolo Zucca

1

Ti vien voglia di andare ad Allai per vedere dal vivo l’unica casa sull’albero in Sardegna. È il desiderio di ogni bambino, ma anche il sogno di molti adulti, poter disporre di uno spazio sospeso da terra, in totale armonia con la natura, in cui rilassarsi e estraniarsi dalla realtà. Zucca, ma come ci sono finite le pecore lassù?

2

Ci si ritrova immersi nella sardità e non è facile raccontarla, luoghi comuni e difetti compresi.

3

È un mix di leggerezza, poesia, risate e riflessioni profonde.

4

Chi non conosce Benito Urgu? La sua comicità ha fatto scuola ed i personaggi macchietta da lui creati sono dei veri e propri cult eterni. Ma, diciamolo, nei ruoli drammatici dà il meglio di sé. Voto dieci al personaggio di Badore.

5

Il film è un viaggio in un’isola mitizzata e mitica.

Foto credit Francesca Ardau 

Per saperne di più:

Jacopo Cullin

Paolo Zucca

 

 

Autore dell'articolo
Irene Bosu
Author: Irene Bosu

Nuorese, libera professionista nel settore della comunicazione. Dopo essermi laureata e specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo ho frequentato un Master in Management dello sviluppo turistico territoriale. Credo fortemente nella cultura digitale e nei social media, passione che negli ultimi anni è diventata professione.

Su Twitter: @Eneriry

Dello stesso autore: