Maria Giovanna Cherchi: un canto senza confini

Maria Giovanna Cherchi: un canto senza confini

Maria Giovanna Cherchi, nata a Bolotana, rappresenta una delle figure più autorevoli, carismatiche e amate nel panorama della musica identitaria e della canzone sarda contemporanea.

Spesso definita la "voce di Sardegna", l'artista ha saputo compiere uno straordinario percorso di sintesi, fondendo la solennità e il rigore filologico della tradizione folk ed etnica con arrangiamenti moderni e d'avanguardia. Grazie a questa cifra stilistica unica, è riuscita a traghettare la lingua sarda ben oltre i confini dell'isola, imponendosi davanti a platee e contesti internazionali di grande prestigio.

Nonostante il successo e i palcoscenici del mondo, la sua intera esistenza resta indissolubilmente legata a Bolotana, l'antico centro del Marghine dove ha scelto di continuare a vivere e di custodire le proprie radici. L'amore per l'arte e per la musica è, nel suo percorso, una preziosa eredità familiare: suo padre, Pietrino Cherchi, stimato musicista e già cantante solista dei Greff (noto gruppo attivo negli anni '60), è stato la sua prima guida.

Sotto la sua ala protettrice e al suo fianco, Maria Giovanna ha sperimentato l'emozione del palcoscenico a soli sei anni, esibendosi nelle feste paesane della Sardegna più profonda ed autentica. Questa precoce e rigorosa scuola sul campo ne ha forgiato precocemente non solo il carattere fiero, ma anche lo straordinario e inconfondibile spessore vocale.

Il 1995 segna lo spartiacque definitivo tra la passione adolescenziale e l'inizio di una fulgida carriera professionale. A soli diciassette anni, Maria Giovanna vince il prestigioso concorso "Una città per cantare", imponendosi all'attenzione del pubblico e della critica con l'interpretazione del brano Roccas.

La vittoria le apre le porte della R&G Music, una delle principali e più lungimiranti etichette discografiche della Sardegna. Da quel momento emblematico prende forma un legame profondo, capace di superare i binari della semplice collaborazione professionale per trasformarsi in un rapporto quasi familiare con il management dell'agenzia; un sodalizio umano e artistico che saprà accompagnarla con dedizione e fedeltà lungo tutte le tappe della sua straordinaria evoluzione interpretativa.

La prima sensazione che si avverte accostandosi all'ascolto di Maria Giovanna Cherchi è la straordinaria limpidezza della sua voce. Il suo è un timbro chiaro, solare, intriso di una luminosità naturale capace di fendere l'aria. Eppure, non si tratta mai di una vocalità effimera o puramente eterea: vi risiede una corda vibrante, una fermezza di fondo che trasmette un senso innato di fierezza e autorevolezza. È una voce che "pulsa", specchio fedele di una terra orgogliosa e di una tradizione che non si piega.

Cresciuta artisticamente sui palchi delle feste di piazza – contesti in cui l'acustica e le condizioni ambientali richiedono un controllo monumentale – la Cherchi esibisce un'estensione notevole.

Passa con assoluta disinvoltura da registri centrali, caldi e narrativi, ad acuti vibranti, pieni e mai forzati.

La maestria nel controllo del diaframma e il perfetto sostegno del fiato le consentono di legare le note in lunghe, sinuose frasi melodiche senza cedere un briciolo di intonazione o di dinamica. Questo rigore tecnico si rivela un elemento essenziale nell'interpretazione dei canti tradizionali sardi, strutturalmente caratterizzati da melodie tese e da melismi prolungati.

La voce si configura così come uno strumento fonetico perfetto per la lingua sarda, sia nella variante logudorese sia in quella campidanese. La sua pronuncia è millimetrica: le consonanti appaiono letteralmente scolpite, mentre le vocali conservano il loro esatto peso specifico. Grazie a questa cura formale, la parola cantata custodisce intatta la propria sacralità e la forza poetica originaria; la lingua, nella sua interpretazione, si spoglia di qualsiasi durezza arcaica per farsi pura e fluida melodia.

È forse nel repertorio sacro e paraliturgico che la voce di Maria Giovanna raggiunge vette di assoluto misticismo. Quando interpreta brani universali come l'Ave Maria sarda, nella variante logudorese, il suo canto si spoglia di qualsiasi virtuosismo fine a sé stesso per farsi preghiera pura.

In questi contesti, la vocalità rallenta, si fa ieratica e quasi fluttuante, capace di colmare le navate delle chiese e il perimetro delle piazze con un'intensità emotiva che commuove e unisce, senza distinzioni, credenti e laici. È una voce che, intrinsecamente, evoca il silenzio e il rispetto.

Dall'altro lato, la Cherchi esibisce una cifra interpretativa estremamente moderna. Ha saputo traghettare il canto sardo fuori dai confini di un etnocentrismo arcaico per innestarlo nei territori del pop d'autore, della world music e del jazz. Nelle collaborazioni con artisti del calibro di Mango – nella memorabile versione di No potho reposare – o dei Tazenda, la sua voce si fa duttile, dialoga con arrangiamenti contemporanei e si ammorbidisce in sfumature calde e avvolgenti. Dimostra, così, che la tradizione non è un museo chiuso, ma una materia viva che respira il presente.

In definitiva, la voce possiede il potere terapeutico del canto della nostalgia, curando quella distanza che i sardi chiamano sa bachetta de s'animu. Quando canta, la sua grana vocale evoca immagini nitide e ancestrali: il vento che sferza l'isola, il profumo selvatico dell'elicriso, la pietra millenaria dei nuraghi, la solitudine dei campi e il calore ancestrale delle comunità.

Per chi vive lontano, ascoltarla non è semplicemente un'esperienza estetica, ma un viaggio transoceanico istantaneo. La sua voce si fa patria portatile, un cordone ombelicale sonoro che guarisce la distanza e restituisce, anche solo per la durata di una canzone, l'orgoglio profondo e commosso di appartenere a una terra unica.

C'è un aspetto sociologico e antropologico fondamentale legato al suo canto, ed è la ragione profonda del legame viscerale che la unisce ai sardi emigrati. L’attività della Cherchi oltre i confini dell'isola è tanto capillare quanto instancabile. Sostenuta dall'estesa rete dei circoli nel mondo riconosciuti dalla Regione Sardegna, l'artista ha toccato negli anni tutte le tappe nevralgiche della diaspora storica sarda, trasformando ogni esibizione in un rito collettivo di appartenenza.

I suoi concerti registrano regolarmente il tutto esaurito nei centri di maggior radicamento dell'emigrazione nella penisola. Dai palchi storici del Circolo "Il Gremio" di Roma e del "Grazia Deledda" di Ciampino, fino alle grandi e operose comunità del Nord Italia — come lo storico circolo "4 Mori" di Rivoli nel torinese, o le celebri feste sarde organizzate dal circolo "Amedeo Nazzari" di Bareggio e Cornaredo nel milanese — i sardi di prima, seconda e terza generazione si riuniscono per ascoltarla, ritrovando nella sua presenza una memoria condivisa.

Ma la geografia del suo canto abbraccia l'intero continente europeo: ha portato la sua musica in Francia, Svizzera, Regno Unito e Germania. In questi luoghi, la sua voce risuona come un tributo intergenerazionale alle migliaia di lavoratori che nel dopoguerra lasciarono i paesi dell'interno per affrontare la dura realtà delle miniere e delle fabbriche europee. Un viaggio transoceanico l'ha spinta persino in Australia, tra le comunità sarde di Melbourne e Sydney, dove l'estremo distacco geografico rende il richiamo della lingua natia ancora più struggente e necessario.

Questo profondo e continuo interscambio culturale con il mondo degli emigrati ha spinto Maria Giovanna Cherchi a farsi essa stessa documentarista e custode di queste esistenze. Per anni ha vestito con grande naturalezza i panni di conduttrice televisiva per la trasmissione Disterrados, fortunato format andato in onda su Rai 3 Sardegna e Videolina. In questo viaggio mediatico, l'artista ha visitato i circoli non più soltanto per cantare, ma per dare voce ai sardi illustri, agli operai, agli intellettuali e alle tante famiglie che hanno cercato fortuna oltremare, documentando la laboriosità di comunità stanziate nelle città.

Il programma ha svelato la sua straordinaria sensibilità nel raccogliere le memorie orali, coniugando la precisione del racconto antropologico all'empatia innata di chi conosce fin dentro le fibre l'anima del proprio popolo.

Non è un caso, dunque, che una delle canzoni manifesto del suo repertorio si intitoli proprio Ambasciadores de Sardigna. Ogni suo viaggio all'estero, culminato spesso con il conferimento di prestigiosi riconoscimenti alla carriera — tra cui spicca il Premio Maria Carta, da sempre attento alle dinamiche dell'emigrazione —, non fa che ribadire il suo ruolo istituzionale e affettivo: Maria Giovanna Cherchi non rappresenta solo sé stessa o la propria arte, ma è un'ambasciatrice culturale itinerante.

Attraverso la purezza della sua voce cristallina, continua a ricordare al mondo che i confini della Sardegna non coincidono con il perimetro geometrico delle sue coste, ma si estendono ovunque ci sia un sardo che custodisce, fiero, la memoria della propria terra.

Un aspetto fondamentale e meno noto della vita di Maria Giovanna risiede nella coesistenza armonica di due grandi passioni che si alimentano e si completano a vicenda: l'arte della canzone e la vocazione all'insegnamento. Accanto agli incessanti impegni in studio di registrazione e sui palchi di tutto il mondo, l'artista ha portato avanti con rigore un importante percorso accademico, conseguendo la laurea in Scienze Teologiche; un titolo che le consente di esercitare stabilmente la professione di insegnante di religione nelle scuole.

Questo ruolo di "prof" non è affatto un'attività secondaria o marginale nella sua vita, ma riflette in modo speculare il suo profondo bisogno di spiritualità, di contatto umano autentico con le giovani generazioni e di concreto impegno sociale. Sono elementi preziosi, questi, che la Cherchi riversa intatti all'interno delle sue interpretazioni musicali, in particolare quando si misura con l'antico e solenne repertorio delle pregadorias (i canti sacri della tradizione isolana).

Questa vivida dimensione spirituale ha fortemente caratterizzato e illuminato le tappe biografiche più intense e prestigiose della sua carriera: ha avuto il privilegio di cantare al cospetto di Papa Benedetto XVI e, nel settembre del 2013, è stata scelta per accogliere con la sacralità della sua voce Papa Francesco in occasione della sua storica visita pastorale a Cagliari. Uno dei momenti più intimi e toccanti della sua parabola privata e artistica rimane, nel 2007, l'esibizione all'interno della Grotta delle Apparizioni a Lourdes, dove ha fatto risuonare l'Ave Maria in sardo logudorese in un clima di assoluto raccoglimento.

A coronamento di questo percorso umano, la sua quotidianità si rivela costantemente scandita da una fitta rete di iniziative benefiche e di solidarietà. Maria Giovanna non esita a spendersi per il prossimo, portando il conforto e la bellezza della sua musica anche in contesti di frontiera e di sofferenza, come gli istituti penitenziari dell'isola, a dimostrazione di come il suo canto sia, prima di tutto, un autentico strumento di inclusione e di vicinanza all'uomo.

Nel corso di oltre trent'anni di intensa attività, Maria Giovanna Cherchi ha costruito una discografia monumentale, pubblicando ben undici album in studio. Questo straordinario percorso l'ha vista collaborare a stretto contatto con i più grandi autori, poeti e musicisti del panorama isolano — tra cui spiccano i nomi di Piero Marras, Paolo Pillonca, Gino Marielli dei Tazenda e Gabriele Oggiano — oltre a prestigiose firme della scena musicale nazionale.

Per questa sua instancabile dedizione, la critica specializzata e le più alte istituzioni culturali sarde hanno più volte premiato e riconosciuto il suo immenso valore artistico e il suo ruolo insostituibile di ambasciatrice culturale della Sardegna nel mondo.

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