Maggio 19, 2019

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    Itinerari di viaggio

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    Sull’origine del nome Pabillonis esistono diverse teorie. Secondo alcuni deriverebbe dai paviliones, gli accampamenti medievali che i giudici di Arborea tenevano nella zona per difendersi dai tentativi di invasione nemici. Per altri, Pabillonis ha la stessa radice di paberile, che nella Sardegna dei secoli scorsi indicava la campagna, l’aia, il luogo dove si consumavano i riti contadini. Ad accreditare quest’ultima versione starebbe il fatto che il paese di Pabillonis è situato nella piatta distesa del medio Campidano ed è un tipico centro ad economia agricola della Sardegna meridionale. Benché lambìto dalla più importante arteria isolana, la statale Carlo Felice che unisce Cagliari a Sassari (al km 55, all’altezza di Sardara, un bivio vi ci conduce in pochi minuti), sono pochi i sardi o i turisti che vi si recano o che vi si fermano.

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    La Sardegna, prima di tutto, significa mare. Non sarò certo io a contestare questa consapevolezza collettiva, o ad affannarmi per smentirla. Tra l’altro, sono il primo a crederlo. E d’altronde, quando qualcosa entra a far parte del senso comune, deve per forza contenere un fondo di verità. Ma è proprio per sfatare questo mito che una delle cose da fare assolutamente nell’isola è andare a sciare. Pensate alla curiosità che suscitereste nei vostri amici.

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    Da vestali di Adone a devote di San Giovanni Battista. C’è una tradizione antica di tremila anni dietro la festa che, a partire dall’ultimo sabato di luglio, anima per diversi giorni Quartu Sant’Elena. È la terza città della Sardegna: come un prezioso gioiello, è incastonata tra una delle zone umide più interessanti d’Europa, il parco di Molentargius (è qui che nidifica una nutrita colonia di fenicotteri rosa), e ventisette chilometri di costa che ancora conservano scorci incantevoli e insenature incontaminate. Terra e mare si incontrano proprio per la festa di San Giovanni: una vetrina per ammirare tutte assieme le ricchezze delle tradizioni quartesi. Protagoniste sono sette ragazze, le traccheras, che con abiti ornati dei più bei gioielli in filigrana e al ritmo di trallalera (canzoni tradizionali sarde in versi), ogni anno su carro detto tracca partono dal centro storico per raggiungere l’antica chiesa campestre del litorale quartese, dedicata a Sant’Andrea.

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