Marzo 24, 2019

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    Itinerari di viaggio

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    Si nascondono nelle grotte e nelle profondità delle voragini. Sulle alture che sfiorano il cielo, tra le sughere, il cisto e i muschi delle rocce più impervie. Tra le rovine delle costruzioni nuragiche e i residui delle civiltà sepolte. Fino al mare e alle spiagge trasformate dal continuo scorrere delle stagioni, dall’andare e venire di onde che sfumano qualunque impronta fino a farla scomparire. E dal passato riaffiorano, nei deserti sconfinati e frastagliati, e sulle bocche della gente. Sono le leggende, i miti e i racconti misteriosi che completano i vuoti della storia e le falle della memoria. I sardi, anche in questo incantevole angolo di mondo che è l’Ogliastra, sono circondati da mille culture diverse, seppellite a strati indistinguibili nel sapere della terra.

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    La magia delle spiagge ha un periodo dell’anno preciso. Diciamo aprile, maggio, anche giugno. E settembre, inoltrato. In questi mesi il paradiso è ancora paradiso. Altrimenti diventa turismo di massa. Prendiamo Budelli. Prendiamo un periodo non a caso: fine aprile, prima metà di maggio. La magia si gioca tutta in pochi giorni. Si arriva in barca, si ormeggia a qualche centinaio di metri dalla perla dell’arcipelago della Maddalena. Quindi si ammira una natura che da queste parti è stata prodiga di regali. Poi si scende a terra. Direzione: la Spiaggia Rosa che grazie a una provvidenziale decisione del Parco nazionale è oggi superprotetta (niente nuotate né passeggiate sullo splendido arenile). Venti minuti di cammino nel verde, tra lentischi, ginepri, mirti, in un tripudio di colori, fiori e profumi. Quando si arriva al limitare della spiaggia, si resta abbagliati dalla lingua rosa che si è prodigiosamente riformata dalla frantumazione della Miniacina miniacea, un microrganismoche vive nelle prateria di posidonia.

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    Sull’origine del nome Pabillonis esistono diverse teorie. Secondo alcuni deriverebbe dai paviliones, gli accampamenti medievali che i giudici di Arborea tenevano nella zona per difendersi dai tentativi di invasione nemici. Per altri, Pabillonis ha la stessa radice di paberile, che nella Sardegna dei secoli scorsi indicava la campagna, l’aia, il luogo dove si consumavano i riti contadini. Ad accreditare quest’ultima versione starebbe il fatto che il paese di Pabillonis è situato nella piatta distesa del medio Campidano ed è un tipico centro ad economia agricola della Sardegna meridionale. Benché lambìto dalla più importante arteria isolana, la statale Carlo Felice che unisce Cagliari a Sassari (al km 55, all’altezza di Sardara, un bivio vi ci conduce in pochi minuti), sono pochi i sardi o i turisti che vi si recano o che vi si fermano.

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