Antonio Cocco, meglio conosciuto come "Camarillo", nome "d'arte" tratto da una nota canzone di Frank Zappa, è un autore di Assemini (CA). Dal 2015 al 2017 pubblica due guide che descrivono in maniera meticolosa, eclettica, appassionata e inedita oltre trenta itinerari della Sardegna centro-meridionale percorribili in mountain bike. La prima guida, Mountain Bike nel Montiferru, contiene la descrizione di quindici percorsi del massiccio montuoso di origine vulcanica più grande della Sardegna. 

Nella seconda, Mountain bike nel Marganai, sono descritti diciannove itinerari di grande pregio naturalistico, storico e archeologico, collocati all’interno dell’antica, selvaggia e vasta regione storica dell’IglesienteLe pubblicazioni, entrambe edite da Segnavia, rivolte a bikers più o meno esperti, sono il risultato di anni di esplorazione, studio e approfondimento che Antonio, tecnico informatico per professione, esploratore e guida di mountain bike per passione, ha dedicato al suo territorio.

Le due ruote sono solo un mezzo, uno strumento che permette agli amanti del patrimonio naturalistico, culturale e archeologico della Sardegna di conoscere il territorio, esplorarne le zone sconosciute o poco conosciute, coglierne la bellezza intrinseca e apprezzarne le innumerevoli sfumature.

 

Per anni ha raccolto materiale, ha esplorato, tracciato, analizzato, registrato, scritto e riscritto. Qual è la sua spinta motivazionale?

Ho sempre avuto un’insaziabile voglia di conoscere, raccontare e condividere ciò che mi circonda. La mia spinta motivazionale arriva dal desiderio di trasmettere quello che i miei occhi vedono e il mio cuore sente mentre scopro posti nuovi, che mi suscitano emozioni e sono rilevanti a livello paesaggistico, naturalistico o archeologico. Sono processi che avvengono in maniera naturale e non c’è una spiegazione.


Com'è nata la sua passione per la mountain bike?

E' nata in maniera quasi casuale, quando, circa 15-20 anni fa, acquistai una mountain bike. Ricordo ancora la sensazione che ebbi nel pedalare all’aria aperta e la rivivo ogni volta che esco con la mia “compagna di emozioni”. È una sensazione di libertà, un riappropriarsi di se stessi, del territorio e del movimento. I bambini hanno questa sensazione quando vanno in bici ma la perdono man mano che crescono: sarebbe bello se tutti la rivendicassero, andando a pedalare in campagna.


Quali sono le principali difficoltà riscontrate nella redazione delle due guide?

E' stato tutto difficile. La redazione della prima guida è stata ancora più complicata rispetto alla seconda. Sono un perfezionista e mi rendo conto che, man mano che vado avanti, lo sono sempre di più. Ciò comporta inevitabilmente sacrifici e tempo tolto ad altre cose.
È stato un processo lunghissimo che mi ha permesso di misurarmi, crescere e scoprire me stesso. Per redigere una guida devi conoscere il territorio e, per conoscerlo, devi esplorarlo. È come quando impari una lingua. Per formulare una frase devi conoscere la grammatica. Per articolare un discorso devi avere proprietà di linguaggio. Per avere proprietà di linguaggio devi leggere ed esercitarti.
Non sono uno scrittore e il mio approccio alla scrittura è da autodidatta. La mia passione per la lettura di testi, itinerari e percorsi regionali e nazionali ha indubbiamente facilitato il mio lavoro. Descrivere un percorso per una pubblicazione, tuttavia, è diverso dal farlo per un’escursione domenicale tra amici. Deve essere tutto razionale, omogeneo e, nel contempo, trasmettere conoscenza ed emozioni. È come un racconto: deve avere un suo costrutto e spunti tecnici, naturalistici, e archeologici interessanti.
Altre difficoltà riscontrate sono state la scelta di un itinerario piuttosto che un altro e la realizzazione di schede tecniche contenenti informazioni esatte e veritiere.

 

La soddisfazione più grande invece?

Sentire persone che non si perdono con la sola guida e senza il Gps è la mia gioia più grande. Non è semplice accompagnare il cicloescursionista con le parole.
Vedere le mie guide in libreria è stata un’altra emozione immensa e mi considero privilegiato e fortunato ad aver avuto un editore, Corrado Conca, che ha creduto in me nonostante non avessi alcuna esperienza come autore. Senza di lui non avrei mai scritto la mia prima guida.
Nel mio piccolo penso di aver fatto qualcosa di importante. E ci tengo a sottolineare che l’ho fatto da solo e senza aiuti finanziari di sorta da parte di Istituzioni o enti pubblici o privati. Ho esplorato, descritto, fotografato e schedato da solo.

Perché ha deciso di concentrarsi su questi due territori? Quali sono le peculiarità del Montiferru e quali quelle del Marganai?

Il Montiferru, splendido e vasto massiccio montuoso di origine vulcanica, è stato una sfida: quando ho deciso di studiarlo non c’era niente in circolazione su quel territorio, se non alcuni racconti e reportage di amici dell’Oristanese. Il Marganai, più conosciuto e vicino a Cagliari, è stato il mio “primo amore”: qui ho fatto le mie prime “scoperte critiche e consapevoli”, munito di carte topografiche e spirito critico e analitico.

La Sardegna è un piccolo continente, vanta un patrimonio culturale e naturalistico immenso e offre agli occhi attenti di chi sa osservare i segni evidenti di tutte le fasi geologiche, archeologiche e storiche. Crede che qui, più che altrove, possa svilupparsi un tipo di turismo legato alla natura, l’archeologia e lo sport all’aria aperta?
Sono assolutamente convinto che lo sviluppo di un turismo legato alle attività outdoor e al patrimonio culturale, archeologico e naturalistico sia uno scenario possibile e auspicabile per la Sardegna. Dobbiamo solo crederci e valorizzare le enormi potenzialità della nostra terra.

La Sardegna ha modelli di sviluppo basati sul cicloturismo a cui ispirarsi?
La Sardegna non deve inventare niente, deve solo prendere spunto da realtà che non sono troppo lontane da noi e adattare quei modelli alle proprie esigenze e peculiarità. Finale Ligure è il nostro modello di riferimento perfetto per paesaggi e condizioni climatiche, ma anche il Lago di Garda è una realtà affermata, conosciuta e imitabile.

Le sue guide sono molto dettagliate ma, allo stesso tempo, lasciano al biker il piacere della scoperta. Quanto è importante per lei esplorare e scoprire?
Per me è l’essenza. La bici, lungi dall’essere un oggetto tecnico o agonistico o fine a se stesso, è un mezzo col quale scoprire nuovi mondi. Adoro esplorare il territorio anche a piedi, ma la bicicletta ha una velocità più adatta a me.

 

 

Le guide si possono trovare in libreria o su richiesta all’Autore e/o Editore.

https://www.facebook.com/MountainbikenelMontiferru/

https://www.facebook.com/Mountain-bike-nel-Marganai-1961793757383458/

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http://www.edizionisegnavia.it/index.php?page=shop.product_details&flypage=flypage-vmbright.tpl&product_id=53&category_id=6&option=com_virtuemart&Itemid=1

 

 

 

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