-Simone Tatti*-

 

Con l’avvento di internet e delle nuove tecnologie digitali, il panorama dell’informazione si è arricchito di una serie di strumenti che ha reso più continua e capillare la divulgazione delle notizie. Se prima Radio, Tv e carta stampata costituivano gli unici canali di diffusione dell’informazione, attualmente il web costituisce una valida e più immediata alternativa in grado di offrire interattività e responsività.

In questo contesto i social network hanno assunto un ruolo fondamentale: fungendo da aggregatori di notizie, hanno offerto a giornali online, portali e blog una visibilità diversamente non ottenibile e al lettore la possibilità di personalizzare i contenuti in base ai propri gusti e preferenze.

Dal punto di vista giornalistico l’aspetto più rilevante è rappresentato dalla compressione del ciclo della notizia. I media online, non essendo condizionati dall’uscita in stampa a fine giornata ma da una produzione continua, devono soddisfare il bisogno di immediatezza dell’utente finale, il che li espone maggiormente al rischio di sacrificare l’accuratezza in nome del tempismo.

Ma qualcosa è cambiato anche dal punto di vista del lettore. La crescente offerta informativa ha resto quest’ultimo pigro distratto e poco incline all’approfondimento. Molto spesso propenso alla sola lettura dei titoli senza giusta considerazione  del corpo del testo.

Se aggiungiamo poi che alcuni portali, dovendo come tutti rispondere alla logica commerciale del profitto, sono portati ad enfatizzare i titoli per attirare l’attenzione del lettore su notizie piatte al fine di ottenere maggiori visualizzazioni di pagina e quindi maggiore appetibilità per gli sponsor, potremmo ben comprendere quali siano le conseguenze.

Il fatto di consumare molta informazione soddisfa una specie di golosità del lettore. Si è convinti che questa sia una soluzione alla disinformazione. E dato che i mezzi di comunicazione si sono moltiplicati, comunichiamo tutto il giorno e siamo convinti che già l'attività in sé sia sufficiente. Ma non è cosi. Occorre rendersi conto che il mondo si è fatto molto più complesso che in passato, che il modo di rappresentarlo è più semplicistico che mai e che la cattiva informazione fa più danni della disinformazione.

Pertanto, in un contesto nel quale più che dare notizia si cerca di venderla, è doveroso saper approfondire senza limitarsi alle apparenze ma soprattutto, prima di credere a qualsiasi cosa si legga, occorre verificare l’attendibilità delle fonti.

La cattiva informazione è una pericolosa nemica della libera informazione e può finire col legittimare, giustificare e rendere politicamente sostenibili gli attacchi di chi (non sempre per nobili ragioni) vorrebbe ci fosse meno libertà di informazione e di cronaca.

Non beviamoci, quindi, ogni cosa leggiamo.

Spesso la notizia non è il fine ultimo ma uno strumento mediante il quale ottenere qualcos’altro.

*FocuSardegna