Il ritorno di Andrea Parodi nella sua Porto Torres

Inaugurato nel palazzo del Marchese il museo multimediale dedicato al leader dei Tazenda morto nel 2006

A Porto Torres aveva incantato le migliaia di persone accorse nel 2006 di fronte al palco sul porto per ascoltare il suo ultimo concerto e ieri mattina Andrea Parodi è «ritornato» nella città dove è nato con un museo multimediale dove ogni casella rappresenta una tappa della sua vita di artista. Un taglio del nastro di figli e nipoti del cantante sardo-ligure, all’interno del Palazzo del Marchese, ha inaugurato ufficialmente il museo che comprende sei sale che evocano le esperienze musicali di Andrea all’interno dei monitor.

Un museo itinerante che ha percorso le località dove Andrea Parodi ha trascorso la sua vita e la sua carriera musicale: ospitato per la prima volta al Palazzo di Città di Cagliari, poi il trasferimento a Villanova Monteleone e ad Ottana e in altri luoghi privati decisi dalla Fondazione, ma sempre seguendo il percorso tracciato dall’artista.

Il contenuto del museo, che si fermerà a Porto Torres per cinque anni, è articolato in quattro aree tematiche che riportano luoghi e memorie, il mare e le terre intorno, le discografie e la sala ventanas. La prima area è un reticolato grafico in cui ogni casella rappresenta una tappa della sua vita e dove il perimetro è scandito dall’alternarsi di una modalità percettiva e le immagini e le illustrazioni artistiche sono esposte e retro-illuminate in una rigorosa scansione che si specchia nello scorrere di suoni e testimonianze all’interno dei monitor.
C’è poi il percorso intimo raccontato in prima persona da Andrea Parodi, attraverso suoni e immagini, con tre schermi che proiettano, in perfetto sincronismo, una sorta di album evocativo. La sala delle discografie è interamente dedicata alla musica e la stanza è costellata da postazioni dove scoprire i diversi contenuti: il visitatore può fruire dell’ascolto dei brani disposti su una stratificazione di dischi in vinile. Nella sala Ventanas c’è uno spazio mappato in uno spicchio curvo attraverso una grafica che allude ad un telaio tipico sardo, in cui i nodi sono sostituiti da pixel, ad indicare l’importanza della modernizzazione di un percorso che attinge alla tradizione. Un sistema touchscreen permette la fruizione del materiale audio-video, che costituisce l’archivio della Fondazione, e rappresentano le finestre, anche culturali, sul mondo che ci circonda.
«Mio padre è ritornato nella città dove ha vissuto la maggior parte della sua vita – ha detto Luca Parodi – e il Museo ha trovato posto in un Palazzo a pochi metri dalla casa dove è nato: si è avverato un sogno e voglio sperare che sia anche un punto di partenza».
Portare il Museo nella sua città è stata una gioia anche per la moglie Valentina, «e questo grazie alla Fondazione, a Luca Parodi e a tutti quelli
che hanno condiviso questo progetto». L’amministrazione comunale – ha ricordato il sindaco Sean Wheeler – ha lavorato cercando di superare le difficoltà burocratiche: «Il Museo lo merita la famiglia, lo merita la città e lo meritano i cittadini nei quali è sempre vivo il ricordo dell'artista».

 

(LA NUOVA SARDEGNA)

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Author: Focusardegna

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