Marzo 24, 2019

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    Cara Sardegna,

    ormai sai come funziona: puntuali come ad ogni fine stagione, arrivano pareri, consigli, polemiche, confronti. C’è chi dice che serve più tecnologia, chi più reti wi fi, chi migliori strategie di destagionalizzazione, che devi cambiare, insomma, se non vuoi finire nel dimenticatoio delle destinazioni turistiche. E chi dice che invece sei bella così com’è, nel tuo essere selvaggia, isolata, consapevolmente lontana dal desiderio di un certo tipo di progresso, di velocità. Il punto, cara Sardegna, è che tutti, e tu per prima, quando parlano di te lo fanno all’insegna dei confronti. “Non è Capri, anche se c’è uno dei faraglioni più alti d’Europa”, leggevo all’arrivo nell’aeroporto di Cagliari. “Fai come le altre località, prendi esempio”, sentivo da altri. “Noi abbiamo cose che gli altri non hanno”, ascolto da chi ama riempirsi di ovvietà e magari non ha mai visitato il sito archeologico dietro casa.

    La verità, cara Sardegna è che dovresti smetterla di inserire, quasi forzatamente e con cinica costanza, il tema del confronto per parlare di te, per raccontarti, per lasciare che le persone si innamorino della tua unicità. E sarà anche vero che sei una bella donna che non ha bisogno di trucco per attrarre un uomo, come scrive Sergio Grillo, ma cullarti su questo, pretendendo che tutto rimarrà così, credimi, è una scelta che poco ti si addice. E  il punto, cara Sardegna, è che in troppi si lasciano dondolare sull’amaca della tua bellezza. Austera, variegata, unica.

    E ancora troppo spesso si continua a dar per scontato: ad accogliere i turisti con la convinzione matematica che torneranno, che si innamoreranno della tua natura e della tua storia e che le andranno a scoprire a prescindere, perché meritano. Che se ne fregheranno se la linea telefonica andrà a scatti o se alcuni siti turistici in alta stagione saranno aperti solo fino alle 13 o non lo saranno affatto o, ancora gli orari non saranno indicati da nessuna parte. O non ci siano informazioni per raggiungerli, o per contattarli. O se le guide saranno poco preparate e coinvolgenti o parleranno inglese maccheronico.

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    Finalmente giovedì si vota per il referendum. Era ora. Sono mesi che nel Regno Unito non si parla d'altro. In TV, sui giornali, discussioni accese a cena con amici o nel taxi con l'autista che ha messo l'adesivo LeaveEU (lasciamo l'UE) in bella vista tanto per evitare fraintendimenti. E il tema più caldo è, prevedibilmente, quello dell'immigrazione.

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