Quando scelgo una meta turistica mi chiedo quanto mi costerà, non in termini di danari, ma di tempo. Andare a Budapest, trovare le coincidenze giuste ha significato una levataccia alle due di notte, spostarsi per 200 km in macchina, partire alle 6 e 30 per Bergamo, quindi alle 14, 30 per Budapest. In casi come questi per sopravvivere all’idea della devastazione bisogna solo rimuoverla fino al giorno della partenza.

La domanda è: la Sardegna è in Italia? la seconda: siamo galeotti o uomini liberi? liberi, ovvero, di muoverci, nel 2015, almeno in Europa a un costo sostenibile? La domanda successiva è: c’è, l’Europa, nella testa dei nostri politici: regionali e nazionali, nonostante quel che giurano e spergiurano perennemente sul tema? O per Europa si possono ben intendere gli esclusivi confini di un’isola?

Se programmare un viaggio provoca stress, se realizzarlo sa più di impresa eroica da consegnare ad posteros, si capisce perché molti, nel tempo della crisi, scelgano di non viaggiare neanche low cost, senza contare il pieno di benzina e i costi del parcheggio all’aeroporto. 

Si sa, in Sardegna le ferrovie sono quel che sono e dunque è necessario spostarsi in macchina, gli aeroporti bene o male sono tre, dislocati ai bordi dell’isola, al centro vivono tanti poveretti che intendono allontanarsi dal paesello, pro tempore.  Come risulta chiaro, però, i giochi son fatti e i conti pure. Ma non si parli, allora, di incentivare il solo turismo esterno - come fanno tanti volonterosi aspiranti manager o studiosi di marketing - di offrire prodotti enogastronomici ai nostri ospiti, non si programmino politiche culturali più o meno sofisticate che vedano “l’altro” in primis, non si determinino i soli flussi turistici per la Sardegna, ma si rifletta meglio su quelli dall’Isola! Bisogna che tutte le luci si accendano contemporaneamente per incentivare, da una parte, positivi parametri economici e, dall’altra, il benessere di chi ci abita!

Per favore, non ci si lambicchi il cervello pensando solo agli altri! Si parli anche di noi! Si pensi anche a noi, ai poveri residenti coatti del centro Sardegna e dintorni! Si rifletta sul valore degli scambi culturali, sulle immagini che arricchiscono il corredo iconico di ogni mente, sullo stupore che genera il diverso, sulla curiosità (ed eventuale delusione), sul valore inestimabile del confronto. Che rafforza il senso dell’identità e allontana la diffidenza di chi non esce dai confini del proprio ego.

L’emancipazione è un fenomeno profondo e di lunga durata, l’effimero, per quanto rivoluzionario, viaggio virtuale, offerto dai mezzi di comunicazione di massa, non può mai sostituire l’esperienza diretta. Si operi perché la nostra geostoria sia, come dice Fernand Braudel , “un insieme di possibilità” soprattutto, e non solo un complesso di limiti e vincoli condizionanti. Che è poi il modo migliore perché il mondo sembri a misura dell’uomo e la vicina Europa (almeno quella!) non sia solo una lontana e astratta entità geografica.

Perciò, se io, sarda e residente in Barbagia, voglio andare fuori, che devo fare senza ricorrere agli ansiolitici nella ricerca di voli all’estero sempre più rari, di acrobatiche coincidenze, con promemoria e post- it qua e là per la casa? Un’ultima domanda: volete un esperto di viaggi, fare a meno di un’agenzia turistica? Tanti di noi lo sono diventati: esperti. Senza volerlo! Siamo qui, a disposizione di chi reclama il diritto ai sogni dalle ali lunghe e dai percorsi possibili.