Luglio 21, 2019

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    Sardegna Ieri

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    Il nostro grande Maestro dell’archeologia sarda, il Prof. Giovanni Lilliu, nelle pagine conclusive del suo lavoro del 1977 “Dal betilo aniconico alla statuaria nuragica”, additando la straordinaria importanza del sito di Monte Prama, rivolgeva al Soprintendente Professor Barreca “l’invito di voler tener ben presente il luogo di M. Prama per un esteso e definitivo scavo scientifico per il quale l’Istituto di Antichità archeologia e arte della Facoltà di Lettere dell’Università di Cagliari è disposto fin d’ora, a dare la propria direzione in collaborazione con la Soprintendenza”.

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    Accadde cent’anni fa, nel settembre 1904. Fatti aspri e sanguinosi: alcune migliaia di minatori in sciopero, quattro di loro uccisi e altri undici feriti dai soldati mandati a reprimere quella che si volle credere, e non era, una minacciosa rivolta. Nei mesi precedenti a quel settembre, vi erano stati scioperi di scalpellini a Villasimius e alla Maddalena, di conciatori a Sassari e Bosa, di minatori a Lula e a Montevecchio, a Monteponi e a San Benedetto, a San Giovanni e a Ingurtosu. E poi, nei primi giorni del 1904, poco dopo la costituzione della federazione regionale dei minatori, è stata la volta di Buggerru, centro che si affaccia sulla costa occidentale dell’isola e che era allora un grosso borgo di novemila persone circondato dalle miniere che penetravano profondamente nel fianco roccioso delle colline.

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    Un pastorello e un rinnegato passati alla storia della reggenza di Algeri, una ragazza rapita e divenuta favorita del Bey, una bandiera della discordia che, forse, avrebbe svettato a Lepanto e un centinaio di torri disseminate su tutte le coste. Se anche in Sardegna il detto «Mamma li turchi» o, meglio «Is moros, is moros!» è diventato sinonimo di terrore vi sono delle valide ragioni storiche ma, anche, delle curiose sorprese. Le incursioni musulmane in Sardegna iniziarono a meno di cento anni dalla morte di Maometto.
    A ricordare un tempo, nemmeno troppo antico - le ultime avvisaglie di pirateria si riscontravano ancora a metà Ottocento - sono toponimi, iscrizioni e un numero indefinito di leggende dal dubbio valore scientifico.

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