Gennaio 23, 2019

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    Sardegna Domani

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    Un'antica leggenda cinese parla del filo rosso del destino, dice che gli dei hanno attaccato un filo rosso alla caviglia di ciascuno di noi, collegando tutte le persone le cui vite sono destinate a toccarsi. Il filo può allungarsi, o aggrovigliarsi, ma non si rompe mai. È il caso di dire che il filo rosso ha unito le vite di Diagne e Tziu Antoni. Diagne l'afro-barbaricino - si definisce così - conosce bene il sardo, le poesie in limba e la storia della Sardegna. È doveroso, però, fare un passo indietro per capire meglio i tasselli di questa storia. Quando è arrivato dal Senegal a Nuoro, la prima persona che Diagne ha incontrato fuori dalla stazione è stata Antonio Cuccu. Da quel momento la sua vita prende una svolta totalmente inaspettata. 

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    Danilo Murtas nasce il 26 Luglio del 1981 a Cagliari, vive e lavora nel suo paese, Muravera, un angolo di Paradiso tra terra e mare nella costa sud-est della Sardegna. Diplomato all’Istituto Tecnico per Geometri, dimostra sin da piccolo una grande capacità manuale e creativa che gli permette di trasformare le sue idee in disegni, dapprima con la matita poi con le tecniche più svariate che apprende da perfetto autodidatta. Bassista e contrabbassista impara a suonare all’età di 14 anni, sempre in maniera autonoma. Il suo rapporto con la musica influenza tutta la sua vita, dal dress code alla sua arte. Il rock’n’roll e tutta la folle cultura degli anni ’50 e ‘60 sono la fonte di ispirazione primaria e il più grande amore di Danilo. L’arte, la musica e il forte legame con la sua Terra, la Sardegna, si intrecciano e si fondono nella sua vita stimolando la sua fantasia permettendogli così di creare uno stile originale e fresco, tra tradizione e modernità.

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    C’era una volta una ragazzina di nome Anna, cresciuta in un borgo con una lunga tradizione di tessuti e sartoria. Anna imparò fin da bambina, dalle esperte donne del suo paese, a usare il telaio. Tale era la sua passione per quest’arte antica e meravigliosa che un giorno, ancora adolescente, preferì la sartoria alla scuola.

    La madre, contraria a questa ostinata decisione, fu costretta a mandare i carabinieri a riprendere la figlia. Ma Anna continuò a cucire, testarda, finché, raggiunta la maggiore età, poté aprire la sua piccola sartoria.

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