Marzo 22, 2019

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    Contos de foghile

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    Rione Toneri, a pochi passi dal centro abitato di Tonara. Qui giacciono in silenzio quelle che furono le mura della Chiesa di Santa Anastasia, per i tonaresi Santa Nostasìa, poi divenuta per troncamento Santa Nosta. Nostra, per l’appunto, perché gli  abitanti del luogo quella chiesa la sentivano propria, sin dal XIV secolo quando, una rappresentanza di monaci Vallombrosani, valicato il Tirreno, giunse dall’Etruria in Sardegna dove edificò ricchi e splendidi monasteri, governando un gran numero di villaggi rurali.  Oggi, a testimonianza di quella che fu sino al 1820, la prima Chiesa Parrocchiale della cosiddetta Villa Tunare, rimangono solamente pochi ruderi, forse ciò che resta del presbiterio.

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    Si puó ragionevolmente ritenere che, in un tempo antichissimo, le janas siano state le divinitá pagane delle popolazioni sarde che poi ne hanno tramandato il ricordo attraverso la tradizione orale. Queste entitá dei boschi e delle fonti hanno visto mutare nel corso dei secoli la loro primigenia identitá. Da divinitá agresti, le janas sono divenute esseri dotati di poteri magici, capaci di influire sul destino degli uomini donando loro enormi ricchezze o colpendoli con la sventura. Ancora oggi di una persona particolarmente fortunata si usa dire che è bene fadada; al contrario, si dice male fadada per chi è incorsa in una disgrazia. Un'altra curiosa espressione é l'imprecazione 'mala jana ti currada' (cattiva fata ti insegua).

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