Maggio 21, 2019

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    Contos de foghile

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    Si puó ragionevolmente ritenere che, in un tempo antichissimo, le janas siano state le divinitá pagane delle popolazioni sarde che poi ne hanno tramandato il ricordo attraverso la tradizione orale. Queste entitá dei boschi e delle fonti hanno visto mutare nel corso dei secoli la loro primigenia identitá. Da divinitá agresti, le janas sono divenute esseri dotati di poteri magici, capaci di influire sul destino degli uomini donando loro enormi ricchezze o colpendoli con la sventura. Ancora oggi di una persona particolarmente fortunata si usa dire che è bene fadada; al contrario, si dice male fadada per chi è incorsa in una disgrazia. Un'altra curiosa espressione é l'imprecazione 'mala jana ti currada' (cattiva fata ti insegua).

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    In paese dicevano che era una "bruscia", una "maghiarza", una strega insomma. Non era sposata, viveva con una sorella, aveva i capelli bianchi e uno sguardo selvatico.

    Quando veniva agli incontri dove si raccoglievano storie, canti, tradizioni del paese, lei si sedeva da parte. Non parlava mai, ascoltava poi spariva come un ombra. Così fece per molti incontri, mentre le altre donne raccontavano e cantavano antiche nenie e canzoni.

    Un giorno, credo a causa di un funerale, le donne non vennero all'incontro, venne solo lei ed eravamo soli con il nostro registratore. Lei aveva fiducia in me, parlava in sardo naturalmente e alla fine - nonostante la sua ritrosia - la convinsi a cantare, o meglio, a "lamentare" perchè si trattava di un “attitu”. S'attitu si cantava per esprimere il dolore per il defunto. 

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    A svegliarla, quella mattina, erano stati i latrati dei cani seguiti dalla voce consumata dal tempo di Antoni  che con la gola bruciata dal fumo tentava di mettere a tacere gli animali.

    Era solo un’altra mattina per lei. Un altro giorno, uguale ai precedenti, che avrebbe passato in casa sino alle cinque del pomeriggio quando sarebbe uscita per la Messa per poi rientrare dopo aver magari acquistato qualcosa per una cena leggera e umile.  

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