I personaggi del Carnevale sardo: Urthos e Buttùdos

Senza meta, esseri neri, orrendi, fuggiti da un limbo d’inferno, deambulano per un giorno sulla terra. Orchi orridi assoldati per riti di fertilità: spaventano gli spiriti deformi del male perché si rinnovi il prodigio misterioso della natura.

Nella tradizione carnevalesca di Fonni, ci sono due antiche maschere che sono S’Urthu e Su Buttudu. La prima, è interamente ricoperta di pelle di montone bianco, e costituisce l’epicentro del rito simbolico. Viene tenuto tramite una grossa e pesante catena di ferro da due Buttudos, che lo tengono a bada nel suo tentativo di avventarsi contro la gente. Chi rappresenta S’Urthu, è generalmente una persona forte e agile, tant’è che riesce ad arrampicarsi sui balconi, sui muri e nei posti più impensabili, nel tentativo di sfuggire alla sua sottomissione, creando scompiglio e meraviglia tra la gente.

Su Buttudu, indossa il caratteristico cappotto in orbace nero(lana di pecora),pantaloni in velluto, cambales(una sorta di ghette), su ùssingiu(scarponi in pelle) e sas sonaggias(campanacci). Queste ultime, col loro tintinnare, circoscrivono lo spazio d’azione de S’Urthu. Entrambe le maschere, hanno le mani e il viso tinti con “S’intiveddu”, ossia la fuliggine di sughero bruciato. Il significato e l’origine di queste maschere, sono incerti.

Nel corso degli anni, sono stati fatti numerosi studi, che sostengono alcune teorie di relazione con divinità del passato, come ad esempio il dio dei morti e il dio della vegetazione Dionisio, successivamente trasformato e identificato come dio del vino.

Nel 1996 nasce l’Associazione Culturale Urthos e Buttudos, che ha come unico scopo la tutela e la valorizzazione di queste antichissime maschere, nel ricordo e nel rispetto delle tradizioni del passato.

Infatti, l’Associazione, porta avanti solo quello che è stato trasmesso dal sapere dei nostri antenati mediante la memoria storica. Di sicuro queste maschere sono i soggetti di un rito pagano antichissimo, e rappresentano la forza e l’abilità nel contesto dell’eterna lotta tra l’uomo e la natura. Come siano arrivate fino ai giorni nostri così intatte, resta un mistero, ed è proprio questo mistero che le rende ancora più affascinanti.

Nella tradizione carnevalesca di Fonni, il martedì grasso, c’è l’uscita di queste maschere per le vie del paese. E’ consuetudine bussare nelle case durante il loro passaggio, dove i padroni di casa offrono spontaneamente da bere e da mangiare a tutti Sos Urthos e Sos Buttudos.

Quando questo non avviene, Sos Urthos si arrampicano e cercano d’introdursi in casa, per convincere i proprietari, ad offrire del vino e dei dolci tipici, come Sas Cippulas(zeppole), a tutte le maschere che attendono in strada.

Da questo comportamento è spiegata l’usanza di arrampicarsi di queste spettacolari maschere.

 

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