Gli Iliensi: i sardi discendenti di Enea e acerrimi nemici dei Romani

di Paola Ruggeri

Gli Iliensi furono popolazione non urbanizzata della Barbaria stanziata nella prima metà del I secolo d.C. in un’area compresa tra le pendici orientali della catena del Marghine e l’alto corso del fiume Tirso. Tale localizzazione è suggerita, secondo gli studiosi, dal documento epigrafico inscritto sull’architrave del nuraghe “Aidu Entos” (Porta dei venti), sito in comune di Bortigali (Nuoro), a 1 Km. dall’abitato di Mulargia. In quell’area, denominata forse, in antico, Sessar (toponimo paleosardo), l’autorità romana avrebbe concesso agli Iliensi di poter esercitare i propri diritti (iura), probabilmente in rapporto alla loro attività di pastori e alle frequenti controversie che si sviluppavano con le popolazioni confinanti in merito all’uso e al transito delle greggi attraverso le zone pianeggianti.

Documenti più o meno coevi, la Tavola di Esterzili ad esempio, mostrano l’intensità e la gravità del problema che sollecitava i Romani ad intervenire per via arbitrale. Non si può del tutto escludere che i diritti a cui si allude nell’iscrizione del nuraghe “Aidu Entos”   fossero in parte riconducibili alla parziale concessione agli Iliensi del diritto delle genti (ius gentium), il diritto locale consuetudinario e non codificato che regolava da secoli i rapporti all’interno delle comunità locali.

Il privilegio concesso agli Iliensi, trova spiegazione nella straordinaria fama di cui godeva questa popolazione sarda presso i Romani – Plinio il Vecchio la annoverava insieme a quella dei Balari e dei Corsi tra le più celebri dell’isola (celeberrimi in ea populorum Ilienses, Balari, Corsi)- come pure in ragioni di ordine militare. Gli Iliensi erano stati infatti protagonisti della stagione di rivolte anti-romane che avevano infiammato la Sardegna centrale e nord-orientale nel primo quarantennio del II secolo a.C. Ad un primo moto sviluppatosi nel 181 a.C., in concomitanza ad un’analoga iniziativa di rivolta promossa dai Corsi della Corsica e presto sedato dal pretore M. Pinario Rusca, seguirono quattro anni (dal 178 al 175) di intensi scontri. Gli Iliensi alleatisi con i Balari del Logudoro e dell’Anglona, probabilmente a causa di un regime fiscale assai opprimente si ribellarono. Fu inviato nell’isola un esercito consolare (formato da due legioni) capeggiato dal console Tiberio Sempronio Gracco che nel 177, secondo la testimonianza di Livio, uccise 12.000 Sardi e distrusse le loro installazioni militari (castra) e nell’anno successivo fece 15.000 vittime tra i rivoltosi. Sempronio Gracco, rientrato a Roma, poté celebrare tra il 175 e il 174 a.C. il trionfo ex-Sardinia e autocelebrarsi in un’iscrizione posta nel tempio della Mater Matuta, la dea protettrice dei naviganti, come colui che aveva sterminato 80.000 Sardi ribelli. La cifra da sempre ha suscitato perplessità tra gli studiosi, soprattutto per lo squilibrio in rapporto alle stime relative alla popolazione complessiva dell’isola in epoca romana. Ad ogni modo gli stessi toni trionfali della propaganda romana rivelano le difficoltà di controllo militare di popolazioni culturalmente ancora lontane dai dominatori e reattive rispetto ad un apparato burocratico e amministrativo sentito come estraneo.

L’etnico Iliensi sarebbe riconducibile,secondo gli studiosi, alla saga mitica, narrata da Pausania (X, 17, 7), degli Iliei (da Ilio – Troia), profughi troiani del seguito di Enea in fuga da Troia, a seguito della distruzione della città da parte dei Greci. La nave di un gruppo di fuoriusciti, spinta dai venti sarebbe giunta sulle coste della Sardegna: qui i Troiani – Iliei si unirono ai Greci (Iolaei, discendenti di Iolao, nipote di Eracle, vd. s.v. Iolaei) che già vi abitavano. Troiani e Greci vissero separati dagli indigeni (barbari) e il fiume Tirso rappresentò la naturale separazione tra immigrati e popolazioni locali. Un’invasione di genti libiche spinse successivamente i Troiani - Iliei a rifugiarsi sulle montagne, dove nel corso del tempo i loro costumi divennero simili a quelli dei Libi. Secondo Pausania, ancora ai suoi giorni (II secolo d.C.) questa popolazione manteneva l’etnico di Iliei.


 

Rubrica "Sardinia Antiqua" a cura del Prof. Attilio Mastino  

 

testo tratto da: "La Sardegna. Enciclopedia Brigaglia"

 

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