Sardinia Antiqua

I 3 martiri sardi menzionati nel Martirologio Geronimiano
di ANNA MARIA NIEDDU

Antico calendario che riporta l’elenco dei martiri venerati nelle diverse località del mondo cristiano, sia in Oriente che in Occidente. Erroneamente attribuito a S. Gerolamo, dal quale ha preso il nome, si tratta in realtà di una compilazione anonima redatta, nella versione originaria, in Italia settentrionale nel secondo quarto del V secolo.

Sebbene abbia un carattere assai scarno, il testo contiene le indicazioni essenziali per la celebrazione dei diversi martiri (le cosiddette “coordinate agiografiche”); per ogni giorno dell’anno registra, infatti, il nome di tutti i martiri festeggiati in quella data -si tratta, in genere, della data della morte, che i cristiani consideravano, tuttavia, il dies natalis- preceduto, ciascuno, dall’indicazione del luogo in cui ricorre la celebrazione, luogo che corrisponde, di norma, alla regione o alla città che custodisce l’oggetto che ha ingenerato il culto, ossia il sepolcro del martire.

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Il culto di Marte in Sardegna
di Antonello Sanna

Dio romano, affine al greco Ares. Figlio di Giunone (l’Era degli Elleni) nel mondo romano era la divinità che presiedeva alla guerra. Era anche una divinità della primavera (perché il periodo della guerra iniziava con la fine dell’inverno) e della giovinezza (la guerra è soprattutto attività destinata ai giovani). Secondo la tradizione M. era il padre di Romolo e Remo generati  dall’unione con la Rea Silivia; avrebbe egli stesso inviato ai figli esposti sul Palatino una lupa perché li allattasse. Oltre ai Romani anche alcune genti italiche ritenevano di discendere da Marte, da cui trassero il nome (i Marsi, i Marrucini, i Mamertini). Il culto di M. in Sardegna non ha lasciato tracce evidenti.

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Maltamonenses: gli antichi lavoratori della terra in Sardegna
di Paola Ruggeri

Nome di origine etnica di una popolazione rurale, noto attraverso un’iscrizione (E.E. VIII, 919), rinvenuta nell’agro di Sanluri e ritenuta dal primo editore un cippo di confine. I Maltamonenses, secondo le più recenti ipotesi (M. Bonello Lai), erano dei lavoratori della terra di condizione servile (come suggerirebbe il genitivo di appartenenza che nel testo accompagna l’etnico, Maltamonenses Cens(ori) Secundini), che prestavano la propria opera all’interno dei latifondi del senatore (vir clarissimus) Cens(orius ?) o Cens(or?) Secundinus, un latifondista (possessor) ritenuto di probabile origine italica (P. Meloni).

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MACOMER: in origine Macópsisa
di Michele Guirguis

Antica denominazione dell’attuale Macomer (NU). Dal punto di visto paleografico, il termine Macópsisa documentato nella Geografia di Tolomeo (III, 3, 7) andrebbe correttamente emendato in *Macómisa, secondo l’autorevole opinione di E. Pais e di G. Paulis. Una complessa evoluzione linguistica ha comportato il mutamento di un originario toponimo punico nelle forme seriori attestate in periodo medievale (Macumeri nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado) e moderno (Makkumèle nel dialetto odierno). Macomer deriverebbe infatti da un precedente termine punico Maqom her significante “Il luogo della regione montuosa”, mentre la forma ricostruita *Macómisa attesterebbe la persistenza di un precedente punico Maqom misa indicante il “luogo dell’uscita”.

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Cagliari, in origine Karales
di MARCELLA BONELLO LAI

Unico stanziamento fenicio allo sbocco meridionale del Campidano (fine VIII-inizio VII a.C.): il primo nucleo forse si trovava fra lo stagno di S. Gilla e le pendici dei colli di Tuvixeddu e Castello.  Acquistò importanza e consistenza alla fine del VI sec. Con la conquista cartaginese della Sardegna (ante 509), K. divenne capoluogo dell’epicrazia cartaginese; governata da 2 sufeti, fu ampliata verso Est (collina di Castello e litorale) e fortificata (prima metà IV sec.); a S. Paolo fu sistemato il tofet (seconda metà IV sec.). Dopo la I guerra punica, i mercenari rivoltosi vi rinchiusero e forse uccisero il boetarca Bostare (238-237).

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I percorsi sardi dell’Itinerario Antoniniano
di Attilio Mastino

L’Itinerarium Antonini, un'opera che contiene la descrizione delle principali vie che attraversavano le province dell'impero romano, che si attribuisce all’età dell’imperatore Caracalla, almeno nella sua prima redazione dell’inizio del III secolo d.C., distingue all’interno di un unico iter Sardiniae (complessivamente lungo quasi mille miglia) ben sette percorsi, che in realtà sono solo una selezione di carattere annonario rispetto ad una più ampia serie di itinerari di maggiore o di minore importanza documentati anche archeologicamente. Le fonti utilizzate dal geografo sono sicuramente successive all’età di Traiano (dal momento che le Aquae Ypsitanae sono già divenute Forum Traiani), con aggiornamenti che forse risalgono addirittura alla fine del III secolo.

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