Do you speak... su Sardu?

    - Irene Bosu*-

 

Sono tre i protagonisti della storia che vi voglio raccontare, si chiamano Riccardo Laconi, Elisa Melis e Marco Daga. Sardi, giovanissimi e hanno in comune l'amore per la loro lingua madre. Riccardo, promosso a pieni voti, durante l'esame di terza media ha parlato di Emilio Lussu, D.H Lawrence e bioedilizia, rigorosamente in limba. Elisa, come il piccolo Riccardo, avrebbe voluto sostenere una parte dell’esame di maturità in sardo, ma una docente della commissione esaminatrice, pugliese, gliel’ha impedito. Marco, invece, appena diplomato all’Ipsar, (l’Istituto alberghiero di Sassari) ha voluto illustrare nella sua lingua madre un prodotto tipico di Gavoi: “Su coccone cun fozza” - una ricetta sarda non può che essere descritta in sardo!- ha dichiarato. Da settimane si parla di loro, nel bene e nel male. In particolare, sul web sono nate polemiche, pensieri contrastanti, c'è chi si domanda quale sia l'utilità di interloquire in sardo davanti a una persona che non lo capisce, altri sostengono che i giovani di oggi dovrebbero pensare più all'inglese e alle altre lingue straniere, qualcuno accenna che il sardo sia una lingua da lasciar perdere.

A mio parere esprimersi in sardo non può che essere una ricchezza interiore, non rappresenta né un freno, né un limite. Questo non implica una chiusura nei confronti delle altre lingue. Anzi, abbiamo la fortuna di poterci esprimere in italiano e con le lingue straniere che ci vengono insegnate a scuola o che impariamo durante le nostre esperienze all'estero, senza tralasciare la nostra lingua madre. Il sardo rappresenta le nostre radici, la nostra cultura e come tale deve essere tramandato e mai dimenticato.

La mia attenzione è ricaduta su un'affermazione dell'antropologo Bachisio Bandinu: “ogni volta che muore una parola si spegne una stella”. Quando muore una lingua si oscura un cielo. Oggi nel mondo ci sono seimila lingue: tremila spariranno nel giro di trent’anni. Muoiono le parole, i proverbi, le metafore che per secoli un popolo ha usato per amare, lavorare, comunicare. Muore persino quella parte del sentimento e della ragione che solo quella lingua incorpora in una specificità secolare e intraducibile. L'esigenza di esprimersi in italiano corretto e di imparare le altre lingue straniere è una priorità che non può che basarsi sulla nostra lingua madre e sulla cultura del proprio territorio.  Altrimenti, come dichiara Bandinu, si attua un' acculturazione forzata che produce uno spossessamento e una alienazione.

La nostra lingua va difesa perché traccia sentieri, ci racconta, ci riporta ad un antica memoria che è quella della civiltà delle origini. Occorre, dunque, fare in modo che il sardo, che tanto ci riempie di profumo di autenticità, di vecchie tradizioni, di magia, non si trasformi in un vecchio ricordo. Non lasciamo che diventi una lingua in estinzione.

A menzus bidere e... see you soon!

 

*FocuSardegna

Simone Tatti
Author: Simone Tatti

Laureato in Economia ho poi conseguito un Master in Promozione Turistica e Territoriale. Mi occupo di analisi economiche e statistiche, di Turismo, Comunicazione e Cultura. Iscritto all’ordine nazionale dei giornalisti, ho collaborato con diverse testate off e on line. Sono Digital Champion del Comune in cui sono nato, nel quale abito e dal quale non vorrei andar via. Per amore di quest’Isola, partendo dal cuore, ho fondato Focusardegna con l’idea di creare uno spazio virtuale innovativo, libero e dinamico dove chiunque potesse ritrovarsi, proporsi e avere voce. Credo nella cultura digitale, nella sua capacità di arrivare rapidamente alle persone e nelle infinite opportunità che questa può offrire : “Quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento.”

Su Twitter: @Simone_Tatti


FaceBook  Twitter

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Primo piano

  • Il tributo di Antonio Marras ad Eva Mameli Calvino
    "Sembravo timida ma non lo ero per niente. Dentro di me sentivo una gran voglia di imparare.Non avevo ancora idea di cosa avrei fatto,però sapevo che desideravo scoprireper essere utile.A chi o cosa lo ignoravo ma l'ideadi diventare qualcunomi accompagnò sempre in quegli anni."Eva Mameli Calvino     Chissà se anche lei, Eva Mameli Calvino, che "sembrava timida ma non lo era per niente", si sarebbe unita a quella liberatoria danza dei fiori in chiusura della sfilata che Antonio Marras ha realizzato ripensando a questa donna straordinaria. Se, sulle note di un grammofono, avrebbe volteggiato tra i suoi fiori, leggera come il movimento di una corolla, per poi ricomporsi e tornare a studiare, scoprire, annotare. Antonio Marras la immagina così e racconta, in occasione della Milano Moda Donna 2017, la nuova collezione Autunno Inverno con la leggerezza di una danza tra i fiori, ripensando alla grande scienziata del Novecento e in un gioco di corrispondenze, incontri e desideri unisce la passione per la natura a quella per la danza.
    scopri di più >>
  • Il mare della Sardegna al top su TripAdvisor: 5 su 10 sono sue
    Cinque delle dieci spiagge più belle d’Italia sono in Sardegna. L’isola, infatti, domina la classifica nazionale 2017 TripAdvisor, in base alla qualità e alla quantità delle recensioni e del punteggio attribuiti dai viaggiatori negli ultimi dodici mesi. E allora, la più amata è in Sicilia, ed è la spiaggia dei Conigli di Lampedusa, seguita a stretto giro, al secondo e al terzo posto nelle preferenze dei vacanzieri e degli amanti del bel mare, Cala Mariolu e Cala Golortzè a Baunei. In quinta posizione, invece, si attesta La Pelosa di Stintino, sesta Porto Giunco a Villasimius, mentre Is Aruttas a Cabras chiude degnissimamente la top ten.
    scopri di più >>
  • I personaggi del Carnevale sardo: Su Sennoreddu e sos de S'Iscusorzu
    Il carnevale di Teti è stato reinterpretato recentemente per volontà di un gruppo di giovani del paese, volenterosi di promuovere una rappresentazione folclorica, che pone le sue basi su un’antica leggenda popolare che, a sua volta, fa riferimento a fatti storici realmente accaduti.
    scopri di più >>
  • La leggenda del castello di Galtellì
    Una notte dello scorso dicembre restai più di due ore ascoltando attentamente una donna di Orosei che mi narrava le leggende del castello di Galtellì. Il suo accento era così sincero e la sua convinzione così radicata che spesso io la fissavo con un indefinibile sussulto, chiedendomi se, per caso, queste bizzarre storie a base di soprannaturale, che corrono pei casolari del popolo, non hanno un fondamento, e qualcosa di vero. Il castello di Galtellì - la Civitas Galtellina, altre volte così fiorente e popolata, ora decaduta in miserabile villaggio - è interamente distrutto; restano solo i ruderi neri e desolati, dominanti il triste villaggio, muti e severi nel paesaggio misterioso. La leggenda circonda quelle meste rovine con un cerchio magico di credenze strane, fra cui la principale è che l'ultimo Barone, ovvero lo spirito suo, vegli giorno e notte sugli avanzi del castello, in guardia dei suoi tesori nascosti. 
    scopri di più >>
  • Scambiarsi la fede sarda o coltello e maninfide
    Il Mercure, un brigantino della Repubblica Francese di Napoleone costruito nel 1805, fu ceduto al Regno Italico nel 1809. La notte del 21 febbraio 1812, questa imbarcazione, di scorta, insieme alle gemelle Jena e Mameluck, al vascello Rivoli, ebbe la sventura di incappare, fuori dal porto di Venezia, nella squadra navale inglese Royal Navy. Le due flotte diedero inizio a uno scontro (ricordato come battaglia di Grado), durante il quale il Mercure, sotto i colpi del brigantino inglese Weasel, esplose in mare. Si spezzò in due tronconi: quello di poppa affondò immediatamente, quello di prora si inabissò a circa cento metri di distanza.
    scopri di più >>
  • I personaggi del Carnevale sardo: Urthos e Buttùdos
    Nella tradizione carnevalesca di Fonni, ci sono due antiche maschere che sono S’Urthu e Su Buttudu. La prima, è interamente ricoperta di pelle di montone bianco, e costituisce l’epicentro del rito simbolico. Viene tenuto tramite una grossa e pesante catena di ferro da due Buttudos, che lo tengono a bada nel suo tentativo di avventarsi contro la gente. Chi rappresenta S’Urthu, è generalmente una persona forte e agile, tant’è che riesce ad arrampicarsi sui balconi, sui muri e nei posti più impensabili, nel tentativo di sfuggire alla sua sottomissione, creando scompiglio e meraviglia tra la gente.
    scopri di più >>