Editoriali

A Iglesias l’undici maggio è diverso. L’eccidio dei minatori
Di Matteo Setzu

Tutti noi siamo andati a scuola, ma non tutti hanno avuto la fortuna di avere degli Insegnanti. C'erano persone che dalla loro cattedra parlavano, parlavano, parlavano. Di cosa? Delle solite cose, noiose e ripetitive.

Ma ci sono Insegnanti che hanno nell'animo la loro professione e la loro terra. Così come gli insegnanti di Iglesias, e non importa se non sono nativi di Villa di Chiesa, sono nativi di questa meravigliosa isola che ha tante storie da raccontare.

Ogni paese le ha. E oggi a Iglesias era 11 maggio. Certo, anche altrove lo era, lo è.

Ma a Iglesias l'11 maggio è diverso. In questo stesso giorno di 97 anni fa, nel 1920: Raffaele Serrau di Iglesias, Pietro Castangia di Iglesias, Emanuele Cocco di Iglesias, Attilio Orrù di Iglesias, Salvatore Melas di Bonarcado, Vittorio Collu di Iglesias, Efisio Madeddu di Iglesias, erano tra le migliaia di minatori che una mattina, di quell'anno, scesero da Monteponi per chiedere l'aumento della razione di pane e la paga di mezza giornata di lavoro sottratta dall' azienda. Elementi nomadi.


Vennero fucilati, in piazza, in quel giorno dove donne, uomini, bambini vivevano un'epoca fatta di abusi.

Scesero in piazza a protestare, per gridare ai loro padroni i propri diritti, pagando con la morte.

Oggi a Iglesias si è vissuto questo, quegli Insegnanti da ormai quattro anni si stanno battendo per far conoscere agli alunni delle scuole elementari e medie un pezzo di storia della loro città. Una storia che non tutti conoscono, una sorta di rappresentazione scenica ma che di teatrale ha ben poco. Perché ai figuranti viene detto che ciò che loro stanno facendo vedere ai presenti è un pezzo della loro storia. Da rispettare e onorare, in memoria di quelle persone che in miniera lavoravano senza avere un pezzo di pane.

E li, tra quei minatori, poteva esserci un parente di tutti noi.

Un plauso va a loro, agli alunni, agli Insegnanti, a quei minatori valorosi che hanno lavorato in quelle terre. Terre ancora sfruttate, ancora violentate, la storia non si ferma all'11 maggio del 1920, la storia continua, uguale, per adesso il pane c'è ancora.

Per adesso...

Ho visto scendere tante lacrime oggi, versate dai presenti, io le ho trattenute a stento. E' stato bello scoprire, anche per me, oggi, un fatto storico che riguarda la nostra Isola.

Iglesias. L'Eccidio dei Minatori - 11 maggio 1920

Continua
In difesa della Sardegna
di Antonio Piras

Mentre avantieri, a Sassari, alcuni sardi manifestavano la propria imbecillità, altri sardi, a Gonnosfanadiga, manifestavano per una causa per loro vitale. Ovvero, contro la costruzione in quei territori di un gigantesco impianto solare termodinamico che si estenderà per un'area ampia ben 232 ettari, pianeggiante e ricadente in zona agricola, nella quale operano aziende che attualmente certificano produzioni di qualità.

Secondo la relazione presentata - da parte dei proponenti - al Ministero dell'Ambiente, l'impianto opererà per un periodo di circa 30 anni. A sostegno della sua costruzione vengono utilizzati numerosi argomenti: riduzione dei combustibili fossili; impulso all'occupazione locale; introiti economici per le casse comunali; la possibilità, al termine della vita dell'impianto, di ripristinare la situazione precedente. Nella relazione si legge, addirittura, che “trattandosi di un tipo di impianto innovativo dal punto di vista tecnologico, non si deve escludere la possibilità di visite guidate e convegni relativi a tale settore, che andrebbero ad incrementare lo sviluppo “turistico” della zona” (pag. 12). In altre parole, oltre ai nostri nuraghi, alle nostre spiagge, alle tracce della nostra millenaria cultura, secondo i proponenti dovremmo esibire ai visitatori una distesa di pannelli solari per la quale però, come afferma la stessa relazione in un altro punto, sorge “l'esigenza di mitigare l'impatto visivo” attraverso “rivestimenti e colorazioni degli edifici” nonché la “messa a dimora” di piante che oscurino alla vista la centrale. I proponenti, dunque, immaginano visite turistiche in un luogo il cui impatto visivo va mitigato e la cui vista va coperta.

L'idea sarebbe buona se si volesse offrire un pacchetto che comprenda anche altri luoghi simbolo dello scempio subito nel tempo dal territorio sardo: basi militari, Saras, Furtei, aree industriali abbandonate; ma la verità è che l'argomentazione di stampo turistico, come le altre, è immaginata per popolazioni con l'anello al naso nonostante i tempi del “vogliamo milioni, non miliardi”, siano finiti.

Continua
2017: ripartiamo dal Greenery
DI MARIELLA CORTES

Simbolo di rinascita, rinnovamento, rigenerazione e crescita. E' Greenery il colore scelto da Pantone per il 2017. La griffe statunitense, divenuta sinonimo della categorizzazione di cromie più importante al mondo ha indicato il colore, una sfumatura tra le nuances giallo e verde, come il più adatto al diffuso desiderio di recuperare il legame con la natura e alla necessità di cambiamento. 

E, appena entrati nel nuovo anno, riflettiamoci, come sardi, a quale possa essere la necessità di andare a rinnovarsi, di migliorare, di guardare in modo nuovo al nostro senso di appartenenza all'Isola di Ichnusa.

Lasciamo stare i buoni propositi, le promesse fittizie. Pensiamo ai problemi reali della nostra terra, alle possibili soluzioni e a come rendere migliore l'anno che ci attende. Svegliamoci dal torpore dell'attesa, smettiamo di aspettare un Godot che dovrebbe risolvere spopolamento e crisi dell'industria, migliorare il nostro posizionamento nel mercato turistico e svecchiare situazioni e mentalità. Impariamo a rischiare e togliere i paraocchi, a guardare all'estero e sfruttare le occasioni che arrivano e lasciamo passare senza tanto interesse o rimpianti.
Facciamolo partendo da una riflessione che, ancora oggi, possiamo trovare a portata di mano: pensiamo alla composizione del nostro cenone di fine anno, di quello che ogni giorno portiamo sulle nostre tavole e chiediamoci quali e quanti siano i prodotti sardi e quanti invece, vengano da oltremare.

Perchè, di fatto, in un isola che del legame con la natura e i suoi prodotti ha costruito una identità, si continuano a importare migliaia di euro di prodotti non sardi.

Riappropriamoci della nostra natura, della nostra terra. Perchè il cambiamento parte da lì, dalle nostre radici. Ma, al contempo, con uno sguardo al rinnovamento, ai mercati esteri, ai new media. Scrolliamoci di dosso quel senso di fastidio nel guardare a cosa succede al di là delle nostre inflazionate coste e impariamo ad aprirci al mondo senza snaturare noi stessi.
Partendo dal greenery, un colore che ci renderà migliori. Se saremo i primi a volerlo.
Buon 2017 a tutti!

Ph: Panorama da Ura e sole, il nuraghe più alto della Sardegna

 

Continua
Preoccupatevi del Populismo più che di Trump
DI SIMONE TATTI

Considerata la tendenza catastrofista di stamane, mi sento in dovere di rassicurare molti di voi sulle sorti del mondo. Premesso che, come peraltro dovreste sapere, l'attitudine dei politici è quella di fare promesse e non quella di mantenerle, soprattutto se in campagna elettorale, sussistono una serie di motivate ragioni per cui Donald Trump difficilmente potrà portare a compimento il suo programma elettorale. Tra queste, l'aspetto più rilevante è costituito dall'ostitlità del Congresso (molti repubblicani, infatti, lo contesteranno al pari dei democratici), che non gli consentirà di attuare quanto dichiarato.

Continua
E la vera Barbagia risponde
di NATASCIA TALLORU

 

Continua

    Primo piano

    • A CENA CON L’AUTORE TONINO OPPES: IL BALLO CON LE JANAS A PISA
      Si narra che le Janas siano creature minute, deliziose e bellissime, e soprattutto incantatrici e custodi di segreti e di magie. Le loro domus de janas, le case delle fate, si trovano in un’isola, la Sardegna, che per la sua forma sembra un’impronta di un piede, o meglio, di un sandalo. Un’isola bellissima, agreste, demoniaca e maliarda, proprio come le minuscole fatine danzanti, che scelgono come dimora delle rocce scavate dal Nord al Sud. Ovunque il loro aleggiare accompagnava la Terra Sarda;  i loro occhi hanno visto nascere comunità intere, generazioni e generazioni. Paesi minuscoli sparsi su montagne, colline e pianure, zone impervie e ricche di flora e di fauna, dove il filo che teneva uniti grandi e piccini era quello del valore della memoria.
      scopri di più >>
    • LA “SARDA TELLUS” DI GENOVA INCONTRA NERIA DE GIOVANNI PER IL RICORDO DEL NOBEL GRAZIA DELEDDA
      Nel novantesimo anniversario del conferimento del Premio Nobel a Grazia Deledda, la Sarda Tellus di Genova ha organizzato domenica 7 maggio un incontro dedicato alla grande scrittrice sarda con la partecipazione di una delle più grandi esperte sull'argomento, la critica letteraria Neria De Giovanni, presentata da Bruno Rombi, il quale ha esordito tracciando il profilo della studiosa.
      scopri di più >>
    • Musica: gli Yes aprono Rocce Rosse Blues
      Il progressive rock degli Yes dà il la a Rocce Rosse Blues 2017. Il festival ogliastrino si apre il 22 luglio nel piazzale degli scogli di Arbatax, frazione marina di Tortolì.  
      scopri di più >>
    • In Sardegna yacht vela più grande mondo
      Si chiama "A" ed è lo yacht a vela più grande del mondo: in questi giorni l'imbarcazione del miliardario russo Andrey Melnichenko è in Sardegna. Da ieri notte è ormeggiato davanti all'isola di Tavolara, nelle acque di Porto Taverna a Loiri Porto San Paolo, in Gallura.
      scopri di più >>
    • Cavalcata Sarda: successo a Sassari
      Una folla entusiasta e un cielo terso hanno decretato il successo della 68/a edizione della Cavalcata Sarda, a Sassari. Oltre 100 mila persone hanno assistito alla "Festa della bellezza", ammirando e applaudendo gli oltre 3mila figuranti che partendo da corso Francesco Cossiga hanno sfilato in via Asproni, via Roma, piazza d'Italia, portici Crispo, piazza Castello, via Cagliari, Emiciclo Garibaldi, viale Italia, viale Mancini e piazza d'Armi.
      scopri di più >>
    • Andrea Scanzi alla MEM e al Teatro Massimo di Cagliari
      Perché spesso in Italia la norma è eccezione e l'anomalia è regola? È quello che si chiedono Andrea Scanzi - giornalista, scrittore e autore teatrale, firma di punta del Fatto Quotidiano – e il cantautore e attore Giulio Casale nel loro "Il sogno di un'Italia", in scena a Cagliari questo sabato (20 maggio), al Teatro Massimo (Sala M2), per l'organizzazione della cooperativa Forma e Poesia nel Jazz. 
      scopri di più >>