Luglio 21, 2019

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    Tottus In Pari

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    In questi ultimi venti anni la Sardegna vive uno dei momenti più significativi della sua storia ultra millenaria: la riscoperta del passato e della verità sulle proprie origini. Dopo esser stata oscurata per quasi due secoli dal silenzio della storiografia ufficiale, l'isola è come se avesse sviluppato degli anticorpi capaci di reggere all'urto dell'oblio a cui era stata condannata. Sono emersi così, in questo tempo, oltre agli storici, scrittori e studiosi di altre discipline, quali la Paleoarchitettura (per quanto mi compete), l'Archeoastronomia, la Linguistica e, grazie a Caterini, anche l'Antropologia, a rimarcare con lucidità le evidenti contraddizioni e manomissioni di chi ha raccontato, con la "mano destra" del potere, solo la storia dei vincitori.

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    In controtendenza rispetto alle narrazioni che vedono i sardi emigrare perché costretti dalla povertà, alla ricerca di lavoro e fortuna oltremare, e sempre divisi tra la terra di accoglienza nella quale si sono integrati e hanno potuto crescere lavorativamente, sfruttando quei talenti che nella loro terra sarebbero destinati a restare sopiti, e la forte nostalgia per la propria terra d’origine, in Nassara e la guerra dei poveri si parla di un sardo che sceglie di lasciare la propria terra. Che rinuncia alla possibilità tangibile di un posto fisso, magari in “Regione”, per seguire la sua passione, quella di viaggiare, di conoscere il mondo, entrare in contatto con genti di culture e lingue differenti.

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