Il ricordo di Marisa Sannia a dieci anni dalla sua scomparsa, ripercorrendo quelli che sono stati gli elementi che ne hanno influenzato la sua produzione artistica, specie degli ultimi anni prima della sua prematura scomparsa. E’ la direttrice che la cugina dell’artista iglesiente, Rita Sannia, ha voluto seguire nell’elaborare “It est sa poesia” lo spettacolo appositamente allestito e andato in scena su iniziativa del circolo dei sardi Giuseppe Dessì a Vercelli lo scorso 21 aprile.

Voluto con determinazione da Dino Musa presidente del circolo vercellese che ha sottolineato come proprio quel giorno si compisse un ulteriore anniversario: esattamente sei anni prima Rita Sannia era stata ospite della comunità dei sardi per un altro spettacolo.

Ora per ricordare Marisa Sannia, scomparsa a soli 61 anni il 14 aprile del 2008, la cantante ha voluto accanto a se  un gruppo di musicisti estremamente raffinati e coinvolti nelle atmosfere create da Rita Sannia: Alessandro Carabelli al piano, Claudio Farinone alla chitarra flamenca, baritona e ukubass e Max Pizio alle percussioni, sax e clarinetto.

Ancora la voce recitante di GiovannaDessì che unitamente alla proiezione di una serie di immagini ha impreziosito il lavoro progettato da Rita Sannia.

Un percorso che è così  andato  a pescare nei versi di grandi poeti da cui Marisa Sannia aveva attinto per sue canzoni e di cantautori: Federico Garcia Lorca (cui Marisa Sannia dedicò il suo lavoro postumo “Rosa de papel”), Antioco Casula “Montanaru”, che invece segnò la sua “svolta” sarda agli inizi degli anni Novanta, Vinicius de Moraes, Sergio Endrigo e altri.

Un ricordo celebrato con grande rispetto e pudore perché Rita Sannia non ha voluto  invadere il territorio artistico più espressivo e popolare della cugina.

Cosi “Casa bianca” , il brano che proiettò Marisa Sannia nel 1968 dal festival di Sanremo, è echeggiata solo attraverso le immagini d’epoca del video proiettato in chiusura di serata che ha ripercorso i momenti più significativi della carriera della Sannia passando anche per i musicarelli (“I ragazzi di bandiera gialla” del 1967 con Gianni Pettenati) e i tributi a Sergio Endrigo del 2006 e la sua partecipazione a Ichnos a Sedilo nel 1994, agli inizi dunque della sua nuovo proposta artistica tutta rivolta alla sua Sardegna e ai suoi poeti.

A chi stende queste righe è spettato il compito di sottolineare la cifra stilistica e umana di Marisa Sannia, sempre caratterizzata da una intensa raffinatezza: nella scelta di testi, nella modulazione della voce. Persino nel suo modo di proporsi sul palco e nelle già numerose apparizioni televisive.

 Con una riservatezza e una sobrietà da qualcuno interpretate come eccessiva timidezza.

Sempre discreta, misurata, raffinata  e colta. Al punto da non dover inseguire a tutti i costi i riflettori della scena: questo spiega i suoi lunghi ritiri, per dare priorità agli affetti della famiglia, e i suoi silenziosi ritorni, spogliandosi anche di tratti artistici che ne avevano segnato gli esordi per riscoprire le sue radici, peraltro mai abbandonate.

Per tornare all’evento proposto al circolo Dessì“It est sa poesia” ha fatto emergere la grande personalità e versatilità di Rita Sannia e dopo questo debutto punta a diventare uno spettacolo a se stante che si spera possa trovare altre occasioni per essere proposto.

Intanto ha trovato l’apprezzamento del pubblico sardo a Vercelli, manon solo di quello. Ad assistere alla performance c’erano anchela sindaca Maura Forte e l’assessore Graziella Ranghino quasi a voler ribadire il forte legame che unisce questa comunità piemontese con quella sarda.

Nel segno anche del cagliaritano Eusebio, evangelizzatore della terra subalpina e primo Vescovo di Vercelli.

Giacomo Serreli