Volete sapere cosa si prova a stare in una città sotto attacco? PAURA

L’amour s’appelle Paris, et, tu sais, tu ne devrais pas en avoir si peur.”

Volete sapere cosa si prova a stare in una città che é sotto attacchi terroristici? PAURA.

Io ho avuto la sfortuna di saperlo. Sapete quando si dice ‘trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato’. Ecco io ero lì. Ma ringraziando il cielo sto bene.

Vivo in Francia da due anni e mezzo, faccio parte dei tanti ‘sardi emigrati’ all’estero, che partono con la speranza di costruire un futuro migliore, ma con sempre il sogno di poter tornare a casa un giorno. Questo desiderio diventa ancora più forte quando ti rendi conto che la tua vita potrebbe essere in pericolo e inizi a chiederti se valga la pena stare lontana.

 

Ho vissuto i primi due anni a Parigi, ma da qualche mese mi sono trasferita in Provenza, a sud della Francia.  Venerdì 13 son andata a fare un week-end a Parigi, per passare un po’ di tempo coi miei amici e finire il mio trasloco. Non so per quale motivo il destino ha deciso che dovevo essere a Parigi quel giorno.

Venerdì sera son andata in centro con la mia amica, eravamo nel’ 1 arrondissement a fare un po’ di compere e verso le 20:30 siamo tornate a casa con la metropolitana. Solo un’ora dopo é stato fatto uno dei 7 attentati proprio nel 1 arrondissement lo stesso quartiere dove mi trovavo qualche momento prima. E pensare che lo scorso anno lavoravo proprio li.

Dopo lo shopping io e la mia amica usciamo di nuovo e decidiamo di non prendere la metro ma chiamiamo un taxi. Ed è in quel momento che inizio a ricevere le notizie dell’ultimo minuto sul mio cellulare. “Attacchi terroristici a Parigi, 16 morti.” Inizialmente resto tranquilla e comunico la notizia al tassista e alla mia amica. Dopo neanche 5 minuti il bilancio sale, gli attentati aumentano e la zona colpita cambia. A quel punto mi rendo conto che non si tratta più di una sola minaccia ma che forse possiamo essere in pericolo anche noi. “ Un Kamikaze si  è fatto esplodere a Saint Denis” . Il mio telefono inizia a vibrare e comincio a ricevere messaggi e chiamate prima da mia mamma e dopo da tutti i miei amici che stano in Italia. L’ansia sale ed io ho un solo desiderio: tornare a casa sana e salva. Ma ormai sono in pieno centro e sono quasi arrivata a destinazione. Arrivo a Porte Maillot a casa di un’altra amica, quando scendo dal taxi corro per arrivare subito al portone della casa della mia amica. Sto tremando e ho davvero paura. In certi momenti pensi di non essere al sicuro nemmeno in casa perché non capisci cosa sta succedendo. Resto attaccata al telefono perché l’incubo non é ancora finito. Continuo a ricevere messaggi con scritto  « Tu vas bien?” T’es où ? » « Rentre vite ! Y a des fusillades”. “ Come stai?” “Dove sei?” “Rientra ci sono delle sparatorie”. E mi ritrovo a scorrere quei messaggi mentre il mio cervello si blocca, non capisco più nulla. Parigi é in pericolo e io sto la impotente a guardare quello che succede.

Quando capisci che le notizie stanno già facendo il giro del mondo ti rendi conto che la situazione é ancora più grave di quello che pensi. Nel frattempo il bilancio delle vittime sale a 60 e leggi che è stata invasa una sala teatro il Bataclan e che i terroristi stanno uccidendo uno ad uno tutti i presenti. Non so più cosa pensare, voglio tornare a casa, ma è difficile trovare un taxi, tutti hanno paura quindi rientrano in casa. E troppo rischioso uscire prima che tutto sia finito. Ma sembra che la minaccia non abbia mai fine.

Il terrorismo fa più paura di una guerra ‘normale’, la sua specialità è quella di attaccare a sorpresa, colpire dei posti a caso anche senza una ragione evidente. Quello che più mi preoccupa in quel momento é proprio questo. L’attacco a sorpresa, dove non si sa, può essere anche sotto casa tua. Un attacco terroristico non ti avvisa, ti prende alle spalle e può cogliere chiunque.

E’ stato colpito un ristorante con terrazza nel 10 arrondissement, inizio a preoccuparmi perché la maggior parte delle mie amiche a Parigi fanno le cameriere e potrebbero trovarsi in pericolo. Le chiamo subito e mi dicono che è tutto ok. Nel frattempo i morti salgono a 100 e io e la mia amica riusciamo a trovare un taxi per tornare a casa. Dobbiamo attraversare la città passando dall’Arc de Triomphe e dagli Champs Elysées perché la polizia ha bloccato le altre strade. Guardo fuori dal finestrino, siamo davanti ai mercatini che la città ha allestito per Natale. Fuori non c’è un’anima, vedo solo gruppi di militari con i mitra in mano pronti all’attacco, che camminano in tensione. E’ un clima di guerra e non credo ai miei occhi. Un solo pensiero, non vorrei essere qui. Il tassista ci dice che non puo ancora tornare a casa perché le strade sono chiuse e quindi è costretto a vagare per la città tutta la notte. Finalmente arriviamo a casa e solo in quel momento tiro un sospiro di sollievo.

Chiamo un’altra amica, anche lei italiana, e scopro che vive proprio a qualche centinaia di metri dal Bataclan. Ha appena finito di lavorare e chiama un taxi che la porti a casa. Quando arriva a place de la République, il tassista la fa scendere e si rifiuta di portarla fino a casa perché ha paura. La mia amica è costretta a fare l’ultimo pezzo di strada a piedi. Per fortuna è rientrata sana e salva.

Quella notte non son riuscita a dormire, mi svegliavo ogni minuto perché sognavo di essere attaccata dai terroristi. E’ stato un incubo, e non oso immaginare cosa abbiano provato le persone che si trovavano sul posto.

Charlie Hebdo era diverso.

Quando quest’inverno è stata attaccata la redazione di Charlie Hebdo non ho avuto la stessa paura di adesso. Era diverso. Sapevo che i terroristi avevano un obiettivo e una loro ragione. Adesso, invece, uccidono chiunque. Il giorno dopo l’attentato a Charlie, la mia vita e quella di tutti gli altri parigini è continuata tranquillamente. Ho preso subito la metro e sono andata a lavorare. Penso che se non avessi avuto la televisione o internet non mi sarei mai accorta che era stato compiuto un attentato. Ma gli attacchi di venerdì sono diversi. Sabato in strada non c’era nessuno. La gente si sente in pericolo sul serio e 129 morti fanno molta più paura. Ma questa tensione non dura a lungo.

Domenica sembra tutto dimenticato, le strade sono di nuovo piene e le terrazze dei ristoranti abbondano di clienti. I parigini rifiutano di farsi intimidire dal terrorismo e diffondono questo messaggio: “ L’amour s’appelle Paris, et, tu sais, tu ne devrais pas en avoir si peur.” “L’amore si chiama Parigi, e tu, lo sai che non dovresti averne cosi paura”.

Tatiana Picciau

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Author: Focusardegna

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