“Abba et bentu, annada de sarmentu (Acqua e vento, annata di sermento, cioè abbondanza d’uva) Annada de binu, annada de pagu tinu (Annata di vino, annata di poco giudizio) ”.

Quando inizia l’autunno inevitabilmente non si può non apprezzare la vite, una pianta dai frutti corposi e multiformi che occupa piacevolmente le nostre tavole e ci allieta tra feste e canti durante le vendemmie, divenendo in questo modo una delle più rappresentative della stagione.

Si tratta di una pianta arborea rampicante le cui specie più diffuse sono la Vitis Vinifera conosciuta come vite europea e la Vitis Labrusca di origine americana; per crescere si attacca a dei sostegni (viticci) e presenta un apparato radicale molto sviluppato che può superare i dieci metri di lunghezza. E’ una pianta dalle straordinarie proprietà non solo dal punto di vista alimentare per la produzione di uva e vino, ma tutte le sue parti possono essere utilizzate per estrarre preziosi componenti attivi impiegati nel trattamento di diversi disturbi.  

Sin dagli albori della civiltà era conosciuta come “erba della vita” e considerata simbolo di gioventù e vita eterna. In Grecia la vite fu importata dall’Asia ad opera dei Fenici e nella mitologia greca il vino in particolare era ritenuto un dono degli dei; tutti i miti furono d’accordo nell’attribuire a Dioniso, figlio di Zeus, l’introduzione della coltura della vite presso gli uomini, tanto da diventare il dio del vino. Il tema della viticoltura è rilevante anche nella Bibbia dove Noè approdato sul monte Ararat piantò una vigna e bevuto il vino si ubriacò, giacendo scoperto all’interno della sua tenda (Genesi 9:20-23). In medicina lo stesso Ippocrate consigliava preparati di Vitis Vinifera per curare molte malattie.

PRINCIPI ATTIVI

Flavonoidi: ampio gruppo di oltre 4000 composti responsabili del colore giallo di fiori e piante. Presentano proprietà antiossidanti, come documentato da uno studio del Dott. Firenzuoli esperto in  fitoterapia; son state riscontrate anche proprietà antimutagene (limitano le mutazioni genetiche).

Antociani e antocianosidi: sottogruppo di flavonoidi responsabili del colore violaceo e nerastro dell’uva e noti per la lorocapacità protettiva nei confronti dell’endotelio, tessuto che riveste la superficie interna dei vasi sanguigni.

Resveratrolo: sostanza fenolica presente nelle radici della vite, nella buccia e nei semi dell’uva, importante sia per la vite stessa per difendersi da infezioni fungine, sia per l’uomo come antiossidante nei confronti dei radicali liberi e per questa ragione è diffusissimo l’uso nell’industria cosmetica e farmaceutica. Presenta azione fluidificante e anticoagulante del sangue quindi migliora la circolazione sanguigna; ha azione antinfiammatoria e antibatterica. Previene le malattie cardiovascolari poiché riduce il “colesterolo cattivo” favorendo la diminuzione delle LDL e stimolando l’aumento delle HDL o “colesterolo buono”. Ha un effetto antiteratogeno (evita lo sviluppo anomalo del feto in gravidanza). Secondo recenti studi (Meeran 2008) inibisce la crescita delle cellule tumorali favorendo l’apoptosi o morte cellulare programmata.

Tannini: composti polifenolici che hanno la capacità di ridurre i liquidi in eccesso presenti negli spazi interstiziali dei tessuti; hanno azione vasocostrittriceantibatterica antidiarroica.

NON SI GETTA VIA NIENTE

Foglie: ricche di antociani e antocianosidi i quali agiscono sui capillari aumentando la resistenza e diminuendo la permeabilità; sono presenti inoltre i tannini catechinici che hanno un effetto antimutageno e antiossidante, utili a prevenire l’invecchiamento cellulare. Nella tradizione contadina si raccoglievano durante l’autunno per la preparazione di tisane e infusi per il bagno.

Acini: ricchi di sali minerali, vitamine, carboidrati (fruttosio e glucosio), fibre, proteine e pochissimi grassi. Nonostante abbiano un alto valore calorico,  gli acini d’uva sono considerati ottimi nutraceutici depurativi e regolarizzano l’intestino. La buccia degli acini presenta alcuni tipi di lieviti i quali trasformano gli zuccheri presenti in alcol etilico e anidride carbonica avviando quei processi fermentativi da cui si ottiene il vino, tramite una serie di lavorazioni meccaniche.

Vinaccioli: dai semi dell’uva si estrae un olio ricco di vitamine E ed F e acido linoleico il quale in associazione ad altre formulazioni assunte per via orale contenenti antocianosidi, ottenute per esempio dalle foglie, concorre all’azione vasoprotettrice donando elasticità alla pelle.

Gemme: dalla macerazione di gemme fresche di V. Vinifera si ottiene un gemmoderivato indicato soprattutto nei processi infiammatori recidivanti e cronici (artrite, reumatismi, angina recidivante).

Linfa: cosiddetta lacrima pianto della vite, è noto il suo uso tradizionale nel trattamento di verruche e porri e, in soluzioni opportunamente diluite, come collirio.

Radici: in questa parte della pianta insieme alla buccia dell’acino è stata riscontrata la maggior percentuale di resveratrolo utile nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Le radici sono ricche inoltre di polifenoli che contribuiscono al mantenimento dell’elasticità cutanea.

 

 LA VITE IN SARDEGNA

Passato

Gli studiosi che da anni approfondiscono le ricerche sulla storia viti-enologica dell’isola son concordi nell’affermare che probabilmente la vite è comparsa la prima volta in Sardegna assieme alla zona collinare ai piedi del Caucaso.

L’archeologo Angelo Perra ha fornito una serie di informazioni relative  al ritrovamento in vari siti nuragici di semi di vite risalenti al XV secolo a.C., segno della presenza di questa pianta fin da tempi antichi. I ritrovamenti effettuati nel sito Duos Nuraghes di Borore intorno al 2002 hanno chiarito alcuni aspetti secondo cui molto probabilmente l’arrivo dei Fenici in Sardegna avrebbe solamente introdotto altre varietà di vite, ma non avrebbero soppiantato quelle preesistenti.

In località Sa Osa nel Sinis di Cabras e nell’isola di Coltellazzo sono stati rinvenuti semi appartenenti a viti domestiche, molto diverse tra loro e da quelle attualmente coltivate che hanno portato gli studiosi ad un’importante scoperta: la notevole biodiversità delle viti individuate che non può formarsi in tempi brevi sta ad indicare una viticoltura millenaria, tempo necessario per ottenere tali varietà di tipologia di vite.

Inoltre la tradizione viti-enologica riguarderebbe tutte le parti dell’isola a diverse altitudini, dal livello del mare fino agli 800 metri.

I primi documenti risalirebbero all’età romana imperiale, al Medioevo e al periodo giudicale come si evidenzia nella Carta De Logu, dove l’ampliamento operato da Eleonora D’Arborea ha disciplinato l’agricoltura e viticoltura in Sardegna per tutto il periodo della dominazione spagnola fino al 1700. I documenti più recenti risalgono all’opera Agricoltura di Sardegna di Andrea Manca dell’Arca del 1700 e alcuni del 1800, dove si riscontra la produzione di vino ma non vi sono cenni di una possibile importazione di viti dall’esterno.

Presente

Diversi studiosi e appassionati del settore oggi sostengono l’importanza nella ricerca e valorizzazione degli antichi vitigni autoctoni sia per l’esigenza di contrapporsi ai vini cosiddetti internazionali, sia per ritrovare vini legati al vitigno ed al territorio con gusti differenziati, personali e riconoscibili, che possano spostare l’attenzione sulla loro origine e sulle culture locali associate, in modo da valorizzare il grande patrimonio di biodiversità viti-vinicola esistente nell’isola.

La vendemmia è l’atto in cui sui verifica la produzione del vino, è simbolo di un’attività agricola concreta, il culmine del lavoro di un anno intero e nonostante i progressi tecnologici rappresenta ancora il tramite tra coltura e cultura, tra uomo e natura permettendo dopo una lenta lavorazione ed una paziente attesa il raggiungimento di risultati, con la speranza di ottenere un buon raccolto. 

Natascia Talloru