E anche se il tempo non è proprio dalla mia parte/E 'uno di quei giorni per fare una passeggiata fuori/ Ho soffiato il giorno per fare una passeggiata sotto il sole/ E distendere la mia faccia su un prato nuovo potato da qualcuno”.  In questo simpatico estratto della canzone “Daydream”  del  1966, il gruppo americano The Lovin’Spoonful , tentò probabilmente di rappresentare in musica la gioia per l’arrivo della bella stagione e il risveglio dal lungo torpore invernale o forse la fine di un periodo buio. Ma non per tutti è così. Col ritorno della primavera si possono presentare una serie di disturbi, nel periodo tra aprile e giugno generalmente, che al contrario possono compromettere la serenità e il benessere di parecchi individui. Ben quattro italiani su dieci soffrono di allergie primaverili ma negli ultimi anni si è osservato un aumento di forme precoci (gennaio-aprile) e di alcune forme nel periodo estivo.

LE CAUSE

L’organismo a contatto con determinate sostanze, allergeni, presenti nell’ambiente e normalmente innocue, può sviluppare una risposta immunitaria e dare origine a reazioni di iper-sensibilità, attraverso una iper-produzione di anticorpi, Immunoglobuline E (IgE),  con manifestazioni diverse a seconda della via d’ingresso. Queste reazioni si verificano soprattutto in individui geneticamente predisposti, cosiddetti atopici, nei quali gioca un ruolo determinante la componente ereditaria: i figli di entrambi i genitori allergici hanno l’80% di probabilità di sviluppare allergie; un rischio che si riduce al 40% se solo uno dei genitori ne è affetto. Alla componente genetica è necessario però si sommino fattori ambientali affinché l’individuo atopico possa diventare allergico; questi fattori vengono introdotti con la respirazione (muffe, acari, peli di animali) ma nel caso  delle allergie stagionali le cause principali sono i pollini, piccole particelle la cui funzione sarebbe quella di fecondare le piante; in particolare è l’impollinazione anemofila dovuta al vento ad essere la responsabile delle allergie.


 

IN SARDEGNA

In Sardegna vi è un’ampia diffusione di piante impollinatrici e le più rappresentative vengono qui suddivise in una serie di famiglie:  Graminaceae (grano, avena, mais, gramigna, segale); Betulaceae (ontano, betulla); Corylaceae (nocciolo); Cupressaceae-Taxaceae (cipresso, ginepro, tasso); Fagaceae (castagno, leccio); Oleaceae (olivo, frassino); Urticacee (ortica); Aceraceae (acero); Compositae (girasole, ambrosia, camomilla, tarassaco); Salicaceae (pioppo, salice); Myrtaceae (mirto, eucalipto); Pinaceae (abete, pino). 


 

DISTRIBUZIONE AMBIENTALE

Attraverso il  monitoraggio aerobiologico è possibile stilare un calendario o bollettino pollinico, tipico di una determinata zona geografica, misurando la concentrazione atmosferica dei pollini. In questo modo il paziente può essere aggiornato in tempo reale sulla potenziale esposizione e su consiglio del medico curante può intervenire con una corretta terapia farmacologica.  Il bollettino pollinico per la Sardegna è disponibile on-line e indica la distribuzione del periodo di fioritura delle piante e quindi la massima produzione di pollini responsabili delle manifestazioni allergiche.


 

SINTOMI

Le allergie lievi si manifestano con rinite allergica caratterizzata da congestione nasale, starnuti,  aumento della secrezione di muco, prurito al naso. Gli allergeni possono causare anche congiuntivite allergica con prurito agli occhi, lacrimazione ed infiammazione. Alcune volte si può estendere all’orecchio e alla gola, con accumulo di secrezioni e rischio di insorgenza di infezioni batteriche. Si può presentare in questi casi tosse secca, spesso notturna, prurito al palato, riduzione dell’olfatto e del gusto, stanchezza, irrequietezza, insonnia; nei casi più gravi difficoltà respiratorie e asma.


 

PREVENZIONE

Per prevenire gli attacchi allergici si possono prendere alcuni semplici accorgimenti nello stile di vita e nel tipo di alimentazione;  è  stato evidenziato difatti che nel 20-25% dei casi vi è uno stretto grado di “parentela” tra pollini e alcuni tipi di alimenti vegetali, contenenti delle proteine simili che possono scatenare reazioni crociate e allergie di gruppo.

Chi è allergico ai pollini dovrebbe consumare con moderazione cibi ricchi di istamina o che attivano l’istamina: alcuni tipi di pesci, formaggi fermentati, salumi, determinati tipi di frutta e verdura. Gli alimenti che gli esperti raccomandano di bandire dalla dieta variano a seconda del tipo di allergia sviluppata dal paziente;  è buona norma dunque effettuare un’indagine approfondita sulla rispettiva storia clinica e valutare con il proprio medico allergologo  o nutrizionista il programma più appropriato da seguire per ogni specifico caso. E’ opportuno inoltre prestare molta attenzione alle etichette degli alimenti evitando cibi contenenti aromi naturali o sostanze allergizzanti e quando necessario integrare l’alimentazione con vitamine K, B e C, le quali in particolare rafforzano  l’apparato respiratorio e il bulbo oculare.

Prevenire l’allergia ai pollini significa inoltre intervenire modificando una serie di abitudini scorrette quotidiane che possono a lungo andare favorire ulteriormente la comparsa dei sintomi: si consiglia di non uscire in giornate secche e ventose né dopo un temporale (l’acqua rompe i granuli pollinici e questo facilita l’ingresso in profondità nelle vie aeree); usare mascherine durante lavori all’aperto; preferire località marine nelle quali la concentrazione di pollini è inferiore; lavare spesso viso, mani, capelli; evitare di arieggiare le stanze nelle ore più calde e viaggiare in macchina coi finestrini aperti; i soggetti più sensibili scelgano un trucco ipoallergenico; evitare di entrare direttamente in contatto con animali domestici; evitare di fumare e non eccedere nel consumo di caffeina; si consiglia di evitare l’auto-medicazione e di assumere farmaci solamente sotto stretto controllo medico, in quanto alcuni componenti potrebbero peggiorare la sintomatologia.

Secondo una recente indagine condotta dai ricercatori della Ohio University e pubblicata in aprile su Annals of allergy, Asthma and Immunology , anche lo stress e un umore negativo porterebbero ad attacchi allergici più violenti e frequenti. Lo studio è stato effettuato su 179 partecipanti, per oltre 12 settimane;  in questo periodo, il 39% aveva avuto più di una riacutizzazione dei sintomi di allergia. "Per alleviare la tensione e il nervosismo sono molto utili le tecniche di meditazione e respirazione profonda - precisa Amber Patterson che ha diretto la ricerca - oltre a mangiare in modo salutare e aumentare le ore dedicate al sonno”.

Natascia Talloru