Gennaio 23, 2019

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    Musica e Spettacolo

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    Ancora una volta a imporsi è la grinta che li caratterizza e un’energia sul palco che conquista pubblico e giuria. Originari di Nuoro a stravincere la categoria band al Cantagiro, la storica gara canora in programma fino a domenica a Fiuggi, sono i Gravity Sixty, la rock band che ha già fatto impazzire tutti al varietà musicale di Antonella Clerici “Ti lascio una canzone”.

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    Suggestioni, filosofia, miti, metal e ricerca. Costante e ossessiva. Quella di chi ama cercare i fili sottili che collegano il visibile e il non detto, le passioni e la razionalità. Quella di chi ama andar oltre limiti e difficoltà. I Souls of Diotima sono così: ricercatori attenti, amanti delle commistioni, in grado di creare immagini attraverso la musica, come in un film. O un mito. La band sassarese continua a farsi strada nel progressive metal  con influenze sinfoniche, rielaborando il mito di Atlantide e realizzando un concept album dal sapore epico, The Sorceress Reveals – Atlantis. Il terzo lavoro discografico della formazione composta da Claudia Barsi (voce), Giorgio Pinna (batteria), Gianmaria Puledda (chitarra), Antonio Doro (basso) e Antonio Fiori (chitarra) va vissuto come una saga dove, accompagnati dalle voce narranti, si rivelano le sfumature tangibili e intangibili di Atlantide. La band, attiva già dal 2005, ha ricevuto notevoli riconoscimenti e calcato diversi palcoscenici europei andando a creare un pubblico di “adepti”, per usare le loro parole, fedeli nel tempo. Abbiamo incontrato Giorgio Pinna per parlare del nuovo concept album e del video Our Atlantis, affidato alla mente di Emanuela Solinas ma, soprattutto, del loro rapporto con la Sardegna e dell’ambiente musicale della nostra Isola.

     

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    Quando entri nella casa di Giuseppe Satta tutto ha profumo di vecchia signora e di antiche essenze un po’ speziate. Ti sorprende la sua accoglienza infervorata sulla porta granitica e sentenziosa, piantata nel cuore di Gavoi. Facile ad un complimento sul tuo aspetto, subito ti inorgoglisce l’aver superato (sia pure col fiatone) la salita, che dalla sacralità della piazza del Santo conduce all’oscurità di un andito intransigente.

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