Maria Carmela Folchetti nasce a Nuoro nel 1968, dove vive e lavora. Dal 2007 Presidente provinciale della Confartigianato di Nuoro, attualmente ricopre la carica di Presidente Regionale di Confartigianato Imprese Sardegna. Dal padre Carmelo Folchetti eredita la passione per la fotografia e l'insegnamento ad osservare la realtà come oggetto di dialogo interiore con la macchina fotografica ed a sviluppare una conversazione propria con tutti i mezzi tecnici più moderni. L´interesse e la passione per l´artigianato le vengono offerti dalla nonna Carmela che negli anni ‘20 fu una pioniera nel campo della sartoria maschile, in quanto confezionava abiti civili da uomo ed era economicamente autonoma, in un periodo in cui le donne erano dedite soprattutto alle faccende domestiche e non avevano neanche diritto di voto; dai bisnonni, uno pluri premiato per la lavorazione artistica del pane, l'altro specializzato nella lavorazione della pelle. Studia e si specializza a Milano nella Scuola di Fotografia post diploma Riccardo Bauer ex Umanitaria. 

Le tradizioni popolari sarde, insieme alla sperimentazione della fotografia digitale applicata a quella chimico-analogica e alla pittura, la portano a sviluppare due ricerche importanti: una sull’Emigrazione con relative mostre a Berlino, l’altra nettamente più sperimentale, in collaborazione con il maestro Gino Frogheri in “Atomo…Sogno…Bit…” Ha all’attivo diverse pubblicazioni sia sull’artigianato che sulla memoria visiva storica di Nuoro, che sulla femminilità. Attualmente lavora nel suo Studio Fotografico a Nuoro. Con lei abbiamo parlato della particolare situazione attraversata dal comparto artigiano in Sardegna, delle cause e delle possibili soluzioni al problema.

Partiamo.

1. Qual è l’attuale situazione delle imprese artigiane in Sardegna?

Nell’Isola il panorama è di 38.000 imprese che danno lavoro a più di 80.000 persone e offrono un futuro a circa 7000 apprendisti. In termini economici significa che producono 4 miliardi di valore aggiunto e incidono per il 13% sul PIL regionale. Ma è lo stesso panorama che viene maltrattato nell’accesso al credito, nella burocrazia e nei ritardati pagamenti della pubblica amministrazione.

2. Quali sono stati gli effetti della crisi economica su questo sistema imprenditoriale e quali settori ne hanno maggiormente risentito?

In Sardegna esistono ormai due mondi artigiani: il primo è quello che s’innova, si confronta e cresce mentre il secondo è quello che rimane ancorato agli schemi pre-crisi, che è insufficientemente informatizzato, che ha un mercato domestico e che, inevitabilmente, fatica a non chiudere. Ormai la differenza tra queste due entità è talmente forte che in pratica viaggiano su due binari divergenti, parlano lingue che faticano a capirsi e quasi non si relazionano. Non è una questione di età anagrafica ma negli ultimi anni si è sviluppato un nuovo modello di fare impresa e di approcciarsi ai mercati, che solo pochi anni fa non si poteva neanche immaginare.

Purtroppo, è duro da ammettere, questa crisi ha portato il settore a sviluppare quasi una selezione naturale che ha fatto chiudere i battenti a oltre 5 mila imprese negli ultimi anni. La situazione dei mercati e della società, ha accentuato i “mali” storici del sistema imprenditoriale isolano, come la burocrazia, tasse, la mancanza di mercato interno, il non saper “far rete” e la mancanza di “collegamento” con istituzioni, politica e pubblica amministrazione.

Ci rendiamo conto di come la situazione sia assai critica. Siamo decenni indietro nella programmazione e nell’utilizzo dei fondi europei, la contrattazione con lo Stato sta riprendendo solo adesso e la percezione che imprese e cittadini hanno della Pubblica Amministrazione è quella di una “macchina infernale” organizzata appositamente per creare problemi. 

3. Un artigiano spende in media 7 mila euro all´anno solo per fare fronte alle spese amministrative. A livello politico, che interventi andrebbero attuati per dare un po’ di respiro al comparto?

Ogni sardo paga, in media, ben 6.358 euro di tasse l’anno. I contribuenti isolani si attestano al 15esimo posto in tutta Italia; primi i lombardi con oltre 11mila euro, ultimi i siciliani con poco più di 5.500 euro con una media nazionale di 8.824 euro. L’80,7% di quanto versato finisce nelle tasche dello Stato, il 10,2% va alle Regioni e solo il 9% a Comuni e Province. Questi sono i dati del centro studi della CGIA di Mestre che ha elaborato quelli del Ministero dello Sviluppo Economico e Istat del 2012 (ultimo anno disponibile).
E’ evidente che è necessaria un’inversione di tendenza, questa può esserci solo se la politica inizia ad intercettare le vere esigenze della società, tutta, imponendo tributi veramente commisurati ai redditi ed ai servizi offerti.

4. Confartigianato nazionale come sta difendendo il MADE IN ITALY?

Confartigianato si batte da sempre per una chiara ed inequivocabile identificazione dell'origine dei prodotti e delle lavorazioni, perché il mondo cerca il Made in Italy ed i consumatori sono disposti a pagare un premium price pur di avere un prodotto fatto in Italia, a regola d'arte. La qualità non s’improvvisa, è il frutto del lavoro quotidiano degli artigiani e dei piccoli imprenditori che producono davvero soltanto in Italia, custodi della nostra secolare tradizione produttiva e artefici di innovazione, partecipi delle reti che innervano l'Italia produttiva, radicati nel territorio di appartenenza e contemporaneamente proiettati sui mercati internazionali.
Qualità made in Italy è la competenza acquisita con l'apprendistato che trasmette saperi antichi e abilità tecnologiche d'avanguardia. Qualità made in Italy è il gusto, l'orgoglio, la fatica, la soddisfazione di costruire cose ben fatte. È la nostra eccellenza manifatturiera: abiti cuciti a regola d'arte, mobili su misura per le nostre case, gusto della tradizione alimentare, pezzi unici e oggetti di uso comune che diventano lusso quotidiano, ed in ultimo ma non certo per importanza le nuove frontiere bio-medicali.
L’Associazione lavora quotidianamente a Bruxelles per combattere un fenomeno criminale di dimensioni globali come la contraffazione, stimolando l’azione congiunta di tutti i livelli di Governo, in Italia, in Europa e a livello internazionale, proponendo azioni repressive ma anche la collaborazione tra le forze dell’ordine di tutti i Paesi, accompagnate da attività di prevenzione e da iniziative legislative a tutela dell’origine e della qualità dei prodotti, a cominciare dall’approvazione di una regolamentazione europea, come quella sul ‘made in’, che obblighi a indicare l'origine dei prodotti e garantirne la piena tracciabilità.
Tutto questo per difendere il patrimonio delle imprese manifatturiere italiane capaci di creare economia reale, reddito, occupazione, benessere, sviluppo per tutti. A livello territoriale, Confartigianato lavora per intensificare le attività di formazione ed informazione alle imprese e ai consumatori sui danni provocati dalla contraffazione, sulla difesa della proprietà intellettuale ed industriale, sulla tutela del made in Italy.

5. Il settore artigiano è caratterizzato dalla presenza di molte PMI. Non sarebbe opportuno supportare questo settore nell’accesso al mondo degli appalti.

L’accesso al mondo degli appalti delle imprese artigiane si supporta attraverso la conoscenza e l’uso del MEPA, Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione. www.acquistinretepa è infatti la piattaforma elettronica nazionale a cui le Amministrazioni devono rivolgersi per acquisti di beni servizi sotto la soglia comunitaria. Tutte le Amministrazioni hanno l’obbligo di ricorrere al mercato elettronico per le proprie procedure di acquisto di beni e servizi sotto la soglia comunitaria (133mila euro per le amministrazioni centrali, 206mila euro per quelle locali).
Confartigianato organizza puntualmente occasioni d’ incontro, informazione aggiornamento, approfondimento e confronto alla luce delle innovazioni introdotte dal “CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI” e dalla più recente giurisprudenza in materia, supportando il sistema economico delle PMI
ad avvicinarsi ed entrare in un mondo ricco di opportunità come quello delle gare pubbliche. Confartigianato ritiene che in questa momento in cui il settore è pesantemente colpito dalla crisi economica, sia importante incentivare la diffusione e l’ utilizzo delle tecnologie di commercio elettronico anche nei confronti dalla Pubblica Amministrazione locale, regionale e nazionale da parte delle aziende artigiane e delle piccole e medie imprese.

6. In questi anni come hanno risposto le banche agli SOS del mondo artigiano in Sardegna?

In un anno, alle imprese sarde sono andati oltre 12 miliardi di credito, di cui 903milioni al comparto artigiano, vale a dire solo il 7,4% del totale. Ciò significa che alle imprese del comparto dell’artigianato non viene data credibilità. L’esiguità dei finanziamenti contrasta con il peso del settore: 37mila aziende che rappresentano il 25% del sistema produttivo isolano. I dati sull’accesso al credito delle imprese sarde, emergono dal dossier “Tendenze del credito alle imprese artigiane” dell’Ufficio Studi di Confartigianato che ha rielaborato i dati della Banca d’Italia e Artigiancassa, paragonando i dati di settembre 2014 rispetto a quelli dello stesso mese di 2013. Il finanziamento alle piccole imprese resta, purtroppo, ancora legato alla percezione di un credito ad alto rischio e quindi la dinamica di queste erogazioni resta frenata. Questi dati non fanno che confermare il perdurare e l’aggravarsi della stretta creditizia sulle imprese artigiane”. Allarmanti sono anche i dati sul costo del denaro.

7. A livello nazionale, la Sardegna è seconda, dopo la Calabria, con un tasso medio dell’8%.

È incredibile ma tra un’impresa sarda ed una Trentina c’è una differenza di quasi il 3% del costo del denaro e appare assurdo che una azienda della Gallura paghi un finanziamento il 4,43% in più rispetto a una dell’Alto Adige. Ritengo che in una situazione critica come questa la Regione ha il dovere di adoperarsi per un deciso intervento a sostegno dei Consorzi Fidi Artigiani, che conoscono e credono nelle piccole imprese, spesso insediate in territori periferici, e sono gli unici soggetti in grado di accompagnarle. In secondo luogo dovrebbe farsi promotrice di interventi verso le banche, volti ad arginare il grosso problema dell'elevato costo del denaro”

8. Alcune zone della Sardegna soffrono di un forte deficit infrastrutturale. Quanto questo ha pregiudicato e pregiudica lo sviluppo di un territorio e in che modo, se è possibile, può essere posto rimedio?

Sono ben 234 i comuni montani, e parzialmente montani, della Sardegna, i cui abitanti superano le 863mila unità, che ospitano 87.690 imprese, di cui oltre 22mila artigiane, con 44.237 addetti. Sono questi i dati sulla Sardegna, forniti da Confartigianato, attraverso il Rapporto “Montagna, territorio strategico per le PMI”, che ha analizzato la struttura e la dinamica delle imprese artigiane nei comuni montani e nelle aree interne dell’isola, attraverso l’elaborazione dei dati ISTAT al 20 gennaio di quest’anno. Dall’analisi emerge come più della metà della popolazione sarda (ben il 52,7%) risieda nei comuni interni e come la stessa percentuale di imprese (52,3%) operi negli medesimi territori. Le zone interne dell’Isola custodiscono la qualità manifatturiera made in Sardegna e, se adeguatamente valorizzate, rappresentano un territorio strategico per la competitività dell’artigianato e delle Pmi. È necessario, per questo, utilizzare i Fondi europei 2014-2020 per interventi finalizzati a sostenere le attività produttive e a colmare i gap infrastrutturali che comprimono le potenzialità economiche dei territori montani.
È necessaria una strategia di sviluppo che lavori e investa su tutte le aree interne a rischio spopolamento, che possa porre le imprese al centro dello sviluppo e della creazione del lavoro, e che le faccia migliorare. Sono necessarie le risorse pubbliche, ma è ancora più necessario, anzi fondamentale, conoscere le vere esigenze di imprenditori e comunità. In questo è fondamentale, in zone particolarmente disagiate come la nostra, il ruolo dell’associazione di categoria diventata ormai unico baluardo a difesa dell’impresa.

9. Cosa intende fare durante il suo mandato da Presidente di Confartigianato Sardegna per salvaguardare gli artigiani e le piccole e medie imprese?
Dialogare maggiormente con il mondo della Politica Regionale, portare in evidenza le problematiche e le disparità di trattamento nei confronti delle imprese artigiane. Lavorare perché tutti i territori della Sardegna siano uguali davanti ad un mondo politico che da troppo tempo, ormai, parla una lingua troppo lontana da quella delle imprese, della gente che lavora e che ogni giorno rischia in prima persona non solo il proprio capitale ma ciò che è stato costruito dalle generazioni precedenti. E’ importante offrire a tutti le medesime possibilità. A tutte le imprese sarde devono essere offerte Pari Opportunità rispetto alla penisola ed al resto del mondo. Infatti con il mercato globale si aprono orizzonti impensati solo fino a 2 anni fa, ecco perché è importante sostenerle ed incentivarle. Noi di Confartigianato Sardegna stiamo monitorando il mondo della Politica attraverso un nuovo strumento di controllo sull’attività della Giunta e del Consiglio, che si chiama “Progetto Rating Sardegna”, il misuratore degli impegni della politica sarda per questi 5 anni di attività di Consiglio e Giunta. Un sistema che permetterà al sistema produttivo dei piccoli imprenditori di verificare, in modo chiaro ed inequivocabile, l’operato di Assessori e di Consiglieri. Verrà messo così a disposizione uno strumento utile per valutare la qualità dell’impegno della Politica sarda rispetto a burocrazia, fisco e costo del lavoro, credito e pagamenti, sviluppo territoriale e programmazione, istruzione, formazione e lavoro, infrastrutture, trasporti ed energia, e riforma dell’artigianato. Vogliamo fortemente cambiare il modo di relazionarsi delle aziende con la politica per passare dall’essere “parte passiva” del sistema di Governo, a finalmente “parte attiva.

10. Quali, invece, gli obiettivi a breve scadenza?

Ne ho diversi. Ma ce n’è uno che mi sta particolarmente a cuore, ed è legato al fatto che non sempre, anzi quasi mai, all’impresa artigiana viene riconosciuto il ruolo centrale che merita. Io chiedo maggiore dignità per un comparto troppo spesso utilizzato a corollario del Turismo. Questo non è accettabile. Non tutti sanno, che l’impresa artigiana è tutelata dalla Costituzione Italiana! Se la politica non ha le conoscenze adeguate e la volontà di riconoscere le caratteristiche dell’impresa artigiana, non è in grado di trovare le soluzioni necessarie per risolvere i problemi che la soffocano. Al “FARE! e SAPER FARE!” io abbino “FAR SAPERE!”. Appunto! Far sapere che non sono d’accordo nel continuare a percorrere questa strada!


E sui giovani....

I giovani vanno formati, sostenuti, incoraggiati ed incentivati. Non si può essere titolari di un’impresa artigiana senza conoscere. Sapere è fondamentale, altrimenti non si è in possesso degli strumenti necessari per lavorare. C’è il discorso legato all’innovazione, che è fondamentale, senza questa infatti, non può esserci artigianato perché si cadrebbe nel mondo degli antichi mestieri, quelli che non hanno più mercato. E’ sempre meglio guardare avanti, affondando le radici nella tradizione ma proiettandosi nel futuro. Appartengo da ben quattro generazioni ad una famiglia di artigiani, e dopo così tanto esempio di vita e lavoro posso affermare che non esistono radici senza gemme, e che il futuro è sempre alle porte, ogni giorno!

@Simone_Tatti

Photo: Vanni Caggiu