Nicola Pirina, classe '74, quartese di nascita, cittadino del mondo. Innovation strategist. E' il cloud di se stesso. Abita più i progetti e le iniziative imprenditoriali che la sua residenza cagliaritana. E' Project Leader con esperienza pluriennale nella gestione di progetti complessi d'innovazione a caratura nazionale ed internazionale. Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Cagliari, si è occupato prevalentemente di sviluppo territoriale e della gestione nei processi di innovazione. Grazie alle esperienze maturate nel corso del tempo, risulta essere un profondo conoscitore delle problematiche, regionali, nazionali ed internazionali, legate al mondo delle imprese, della ricerca pubblica e privata, del trasferimento tecnologico, delle startup, della pianificazione socio-economica territoriale, del marketing territoriale, degli incubatori pubblici e privati, del mondo dei capitali di rischio vocati alla creazione di nuova impresa ad alta conoscenza, del rinascimento della manifattura e della specializzazione intelligente dei territori.

Tra le altre cose, è Direttore Scientifico del progetto Innovation Manager Sardegna (I’M Sardegna) e Project leader del progetto “Make in Nuoro”. Già startupper, scrive per passione sulle testate nazionali che si occupano d'innovazione. Con lui parleremo di startup, innovazione nei processi produttivi e sviluppo territoriale.

Iniziamo:

1. Che cos’è l’innovazione?

E' arte sociale, è la capacità di portare i territori ed il loro capitale sociale a ripensare se stessi dentro le catene di valore globali. E' innovazione sia quella gestionale, che quella di processo che quella di prodotto nonché quella sulla comunicazione e sul marketing. E' innovazione reinterpretare i nuovi materiali, le nuove materie prime. E' innovazione declinare le tecnologie abilitanti nella misura più funzionale al proprio business. E' innovazione quella nella costruzione di policy pubbliche per sostenere i processi di cui sopra. Il mondo del cambiamento permanente insomma investe molti ambiti, quello della ricerca scientifica è solo uno dei tanti. Innovazione è ambiente di contaminazione e collisioni delle idee e dei saperi, è l'humus per la fertilizzazione incrociata delle competenze.

2. Ogni processo di innovazione deve affrontare questioni che si pongono su scale temporali diverse e su diversi livelli di interazione politica e sociale. Quali sono le maggiori resistenze riscontrate in tali ambiti?

Per introdurre un ecosistema dell'innovazione è necessario scalzare i sistemi preesistenti che pongono naturale refrattarietà. L'insieme delle abitudini culturali, di pensiero e sociali in genere soffrono degli impatti perchè i cambiamenti generano incognite. Questo non significa soppiantare l'esistente con qualcosa di nuovo, ma trovare le giuste vie di dialogo per procedere innovando insieme. D'altronde, oggi più che mai, le scelte di mantenimento degli status quo sappiamo che non portano da nessuna parte e che, se non si mutano atteggiamenti e strategie, l'impatto definitivo dei sistemi è vicino. E' necessario attrezzarsi per modificare le traiettorie. Solo così possiamo risalire la china, non certo con le chiusure.

3. Quali strumenti si utilizzano per individuare, monitorare e valutare i processi di innovazione e le loro ricadute sul territorio?

Oggi i dati e la loro interpretazione sono la nuova miniera d'oro e coma tali vanno trattati. Le informazioni contenute negli insiemi di dati dinamici danno soluzioni per una importante varietà di problemi territoriali. Cambiando ottica nella raccolta e nello studio di dati utili ai processi economici si portano alla luce veri e propri bilanci locali dell'innovazione che fanno emergere le necessità latenti sia dei comparti produttivi che della società.5

4. Come si innesca un processo virtuoso nel territorio?

Con la buona volontà, con la partecipazione e tanto olio di gomito. Serve che in tanti abbiamo apertura mentale per favorire i processi di cambiamento. Serve che le persone e le aziende immaginino se stessi in maniera differente. E' importante che un territorio sia permeabile ai processi di evoluzione. Per questo tutti i progetti e le iniziative pubbliche e private in merito devono essere portate in ogni angolo del territorio, spiegate, concertate e vissute insieme. Tutti gli strumenti di cambiamento riescono a dispiegare i loro effetti solo se sono tagliati su misura per le reali necessità di un territorio. Ovvio punto di partenza deve essere l'utilità e la bontà del processo che s'innesca, troppe volte pensavamo fosse amore, invece erano solo calessi.

5. Appare sempre più evidente che in Sardegna, ma in particolare a Cagliari, stia nascendo un forte ecosistema formato da imprese, investitori, centri di ricerca e Università. Possiamo aspirare a diventare un esempio per l’Italia e non solo?

Siamo un buon esempio ma non esageriamo. Abbiamo alcuni punti di rilievo nazionale ma per diventare modello la strada da fare è tanta. Sicuramente abbiamo tante precondizioni già soddisfatte per procedere in un percorso che ci contraddistingue e che ci fa apprezzare su scala internazionale. Sono certo di poter affermare che la Sardegna non è fatta per portare il vino e bere l'acqua. C'è una generazione di visionari, influencer ed imprenditori che sta cambiando il volto economico dell'isola per gli anni a venire, a prescindere dalle logiche politiche. Questo a me da energia e speranza per procedere senza tentennamenti.

6. Qual è il suo giudizio in merito ai processi di fabbricazione digitale? Le imprese sarde sono pronte per questo passo?

Devono esserlo perchè è pronto il mercato. E' indispensabile che gli artigiani, le PMI manifatturiere e tutte le filiere coinvolte per prima si facciano interpreti di queste nuove tecnologie abilitanti che aprono scenari produttivi e di mercato fino a ieri impensabili. Ci sono più makers dormienti di quanto possiamo immaginare.

7. Lei è uno degli esperti che seguirà il progetto “Make in Nuoro”. Può spiegarci brevemente di cosa si tratta e quali sono le potenzialità del progetto?

E' una politica pubblica complessa che ha l'ambizione di offrire alla Sardegna centrale un servizio per l'innovazione avanzato. E' coinvolto tutto il territorio della circoscrizione della CCIAA Nuoro, quasi un terzo della Sardegna. I passaggi operativi sono semplici: deve emergere il fabbisogno latente d'innovazione, su quello deve essere allestito un maker space all'Ailun, con quello devono prima essere formati i primi formatori ed infine insieme a loro deve essere formato un nucleo selezionato di imprese che si dimostreranno permeabili ai processi d'innovazione e che poi siano in grado di contaminare le loro filiere. Alla fine del percorso la CCIAA Nuoro offrirà al suo territorio ed alle sue imprese un servizio d'impatto sui processi di fabbricazione digitale. Questo apre scenari competitivi nuovi ed aggiornabili per chi avrà la pazienza e la volontà di partecipare.

8. Quali sono, a suo avviso, i settori a più alta profittabilità in Sardegna?

L'intelligenza, il grande capitale di saperi, l'eccellente capacità di trasformarli in prodotti Made in Sardinia. Artigianato, manifatturiero, primario e trasformazioni, turismo, cultura, ict e tecnologia. Questi quelli su cui investirei. Troppe le declinazioni delle stesse per citarle tutte, si va dalle smart grid alla seconda e terza vita dei beni, passando per droni, open source and data design e servizi di vario genere. C'è spazio per tante iniziative, basta leggere bene il mercato e le necessità attuali e prossime. Li c'è business.

9. Quali sono le maggiori difficoltà riscontrate dalle imprese in Sardegna?

Gap manageriali, commerciali e di marketing, oltre la stranota incapacità di relazionarsi in stabili reti d'impresa. Questa è la ricorrente di tanti ambienti, non solo quello sardo, al pari della strutturale mancanza d'innovazione come processo aziendale permanente che purtroppo non viene avvertito come necessario. Non si trascuri che ad oggi la logistica ha ancora il suo peso in ogni piano industriale ad eccezione del digitale.

10. Che suggerimento darebbe a un giovane start upper?

Pensare bene, fare un team inaffondabile, armarsi di coraggio e determinazione. Questa la base. Partire dai bisogni delle persone e delle aziende è il primo passo. Attenti a materie prime e logistica. Non c'è nulla da perdere, createvi un futuro che vi assomigli e che vi soddisfi, badate bene al farlo seguendo percorsi d'economia reale che usino il digitale e le tecnologie come infrastruttura, come mezzo, non sempre né tutto può essere il fine. Fate le cose con dedizione, amore e concentrazione. Se siete bravi il mercato ve lo riconoscerà. Non inseguite celebrità, non cercate di fare notizia. Fate economia, producete tutto quel che potete ed usate la rete per vendere il vostro prodotto che avrete pensato globale sul nascere.

Simone Tatti