Manuelle Mureddu scrive e disegna fumetti pressoché dalla nascita, a Nuoro nel 1980. La sua matita parla soprattutto in sardo e le sue storie sono umoristiche, grottesche, magiche. Diploma all’Istituto d’arte di Nuoro, dopo tre anni passati alla Scuola Internazionale di Comics a Roma, sotto la guida dei più grandi maestri del fumetto italiano, Manuelle è tornato nella sua terra, con tutti gli strumenti del suo mestiere: matita, china, colore e tanta voglia di raccontare, ideare, creare storie.  Tra le sue produzioni più interessanti emergono le intriganti commistioni tra la storia della Sardegna e il fumetto: ha illustrato le satire di Remundu Piras e il libro scritto da Rossana Copez per Sa Die de sa Sardigna. È’ vincitore di numerosi premi e riconoscimenti nazionali e internazionali.

I balloon, le nuvole, portano fortuna all'artista nuorese. Proprio con le sue “Nùes” nel 2008 è arrivato in Grecia raccontando, dalle pagine del quotidiano Eleftherotypia, la storia degli scontri con la polizia ad Atene costati la vita al giovane studente Alexander Grigoropulos. Nel 2009 è approdato nella rivista cult “Mono” per Lucca Comics & Games. Ha illustrato decine di pubblicazioni per le più importanti case editrici, tra cui ricordiamo il suo primo libro  “Arbarèe – Contos de sa Terra de s'Arbore”, raccolta di due anni di storie uscite su Lacanas di Paolo Pillonca.  Oggi ha un portfolio ricchissimo e un cassetto che straripa di progetti: un libro appena uscito, collaborazioni con la comunità di Lìberos, per cui sarà ospite alla prima edizione del festival letterario diffuso “Entula”. Tiene con regolarità convegni e lezioni di storia dell'immagine e identificazione artistica.

Partiamo.

Ricordi la prima volta che hai preso un foglio in mano con la consapevolezza di voler disegnare?

No! Non ho idea, ma credo presto, come tutti! Però ricordo due aneddoti della mia prima infanzia. Il primo legato all'asilo, un compagno mi disse: “Sai come faccio io a non uscire dai bordi? Prima li ripasso bene all'interno con il pennarello, così quando arrivo lì non sbaglio!” Lo trovai geniale. Il secondo legato a un mio zio che mi spiegò che era meglio far andare i pastelli solo in un verso per avere una superficie piana. Questo mi stranì ma alla fine capii cosa intendeva. Vorrei rassicurare tutti, oggi sfuggo queste regole come la peste. Viva il colore tutto storto e fuori dai bordi!

La Sardegna è la tua musa ispiratrice, sei stato il primo autore di fumetti a pubblicare con continuità storie scritte e disegnate in sardo, arrivate persino in Grecia. Pensi che la nostra lingua, a livello comunicativo, abbia delle potenzialità?

A costo di ripetermi, rispondo come già mi capitato di fare. La Sardegna è mia madre. Insondabile e inspiegabile. Non è un feticcio, tantomeno un dogma. Non mi interessa, come disegnatore, rendere folklorico o fare la cartolina. Vi dico chiaramente come la penso: la Sardegna è davvero un posto bellissimo. Né più né meno  di altri, ma diversamente. Questa cosa mi piace. Do per scontato che possa interessare a qualcun altro. Così provo a raccontarla. Per ciò che riguarda la nostra lingua il mio pensiero si scinde tra una risposta di testa e una di pancia. Sono costretto a darle entrambe. La testa mi dice che il sardo ha, ovviamente, tutte  le potenzialità di una qualsiasi altra lingua. Pensare o scrivere il contrario sarebbe razzismo puro. O ignoranza, che spesso vanno a braccetto. La pancia mi dice anche che il sardo è una lingua stupenda. Fatta di metafore linguistiche molto potenti che le danno delle possibilità realmente vaste, pressoché infinite. I vecchi creano detti e proverbi nell'istante stesso in cui aprono la bocca, con una saggezza narrativa incredibile.

Qualche mese fa sei stato ospite del Festival Letterario di Gavoi, assieme ad alcuni importanti autori e illustratori, organizzando un laboratorio di fumetto rivolto ai bambini. Qual il tuo rapporto con il pubblico?

Molto buono direi! Sto a mio agio con i lettori, mi ci trovo molto bene. Sia con i piccoli, con i quali mi diverto tanto, provo a far passare certi concetti e loro sono aperti. Ogni volta torno a casa che so qualcosa in più, mi insegnano sempre tantissimo. Con gli adulti uso una comunicazione completamente diversa, ma mi ci trovo benissimo. Davvero, il rapporto diretto con i lettori una cosa alla quale non rinuncerei mai.

Quante e quali soddisfazioni ricavi dai tuoi disegni?

Mi scuserete ma mi viene difficile rispondere a questa domanda. Disegnare un atto mistico e creativo.

Internet ha cambiato il tuo mondo a fumetti?
Senza dubbio. A parte il lato pratico di aver messo in contatto le persone in maniera diretta. Ha abbattuto le barriere dello spazio e dei tempi, ad esempio di viaggio o di spedizione. Oltre la nascita di numerosi blog che puntualissimi pubblicano storie nuove o di editori online, che ormai sono una realtà consolidata, vedremo a breve i cambiamenti reali che avrà sulla fruizione delle opere e, quindi, sul medium.

A proposito di internet, hai una pagina Facebook che curi e aggiorni spesso. In che modo spiegheresti a tua nonna cos'è una fan-page, come la tua,  che parla di illustrazioni?
Mia nonna, che ha 97 anni e legge tre giornali al giorno (e qualche libro) riuscirebbe a usarlo meglio di me con pochi giorni di pratica! Le direi che la mia pagina facebook è una sorta di bacheca (quelle fisiche) dove puoi attaccare post-it e foto. E che, a seconda dell'umore, dell'ispirazione o degli impegni lavorativi, scrivo piccole frasi e inserisco disegni.

Hai disegnato l'illustrazione che compare sul fronte della carta VIR di Lìberos. Com'è nata la collaborazione con la comunità dei lettori sardi?
Ho la fortuna di conoscere Michela Murgia, la nostra era una reciproca stima professionale che si è trasformata, complici ore e ore di chiacchierate, in amicizia. Mi parlava da tempo di questa idea che le frullava per la testa, quando poi, interfacciandosi con tutti le parti in causa, la cosa è diventata un vero e proprio progetto, le è venuto naturale coinvolgermi. Oggi Lìberos, grazie alle decine e decine di professionisti che hanno dato forma e vita alla rete, è una realtà concreta. Siamo partiti con Entula, il festival letterario diffuso che mi vedrà ospite nel presentare “Oi Mama”, la mia ultima fatica letteraria.

Parliamo del tuo ultimo libro “Oi Mama”. Cinque storie a fumetti, cinque racconti, cinque vite. Dacci cinque validi motivi per leggerlo.

Perché non avete mai letto nulla di simile. Avrete sicuramente letto cose più belle e avrete sicuramente letto cose più brutte. Ma non avete mai letto questo. Perchè dentro ci sono io.

Come giudichi il mondo dei comics in Sardegna?
Benissimo. Abbiamo alcuni de migliori autori praticamente in ogni campo. Dal fumetto d'autore al fumetto popolare Bonelli, dal fumetto super eroistico americano al global manga (i manga prodotti in occidente). Insomma, una realtà florida, operativa e sempre in continua evoluzione. Restano i grandi maestri e nascono nuovi professionisti. Il tutto con alle spalle una scuola di illustratori che nei primi del Novecento era al top in Europa.

All'inizio della tua carriera, quante volte ti hanno chiesto: “Ma quand'è che ti trovi un lavoro vero?”
Uh, non avete dea. Tuttora sono in tanti a non sapere cosa faccio, specie nella mia città.  Beh nemo propheta in patria , ma dego pacu apo de profetizare, a su prus est a fàchere profetu! A parte le battute, strano come siamo diventati, aridi. Il mondo un brutto mondo, ma non me ne faccio un cruccio. Sarà complesso, difficile, faticoso e non riconosciuto ma fare fumetti è una cosa bellissima. Noi esseri umani raccontiamo coi segni da prima che lettere e disegni fossero cose differenti (oh che grande inganno!) e lo faremo fin quando il mondo smetterà di girare. Ecco, chi fa fumetti fa questo. Si batte contro il grande inganno. O forse lo amplifica fino ad annullarlo. A voi la scelta.

 

Ti ringraziamo per averci dedicato il tuo tempo e fatto esplorare il mondo dei fumetti made in Sardegna!

 

Irene Bosu

 

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