Economia

RENZI SILURA IL FISCAL COMPACT
di BENIAMINO MORO

Il Fiscal compact è il termine sintetico con cui si abbrevia il Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’Unione Economica e Monetaria (UEM). L’accordo fu preparato come una delle misure urgenti con cui dare una risposta credibile ai mercati contro l’evolversi della crisi finanziaria europea dei debiti sovrani; venne approvato nel 2012 e ratificato dal nostro Paese nel corso dello stesso anno, col governo Monti.

Lo stesso Mario Monti, in una recente intervista al Corriere della Sera, ha spiegato che il Trattato ha avuto a suo tempo «un padre, Mario Draghi, che lanciò l’idea nel dicembre 2011, appena diventato presidente della BCE, e una madre, Angela Merkel, che la spinse politicamente. Draghi doveva accreditarsi presso quel mondo tedesco che era preoccupato per l’arrivo al vertice della BCE di un italiano, sia pure con ottima reputazione». Perciò aveva bisogno di presentarsi agli occhi tedeschi come “falco”, che non era disposto a fare sconti al governo del suo Paese sulle politiche di risanamento del bilancio pubblico e di avvio delle riforme strutturali necessarie ad evitare il default del Paese.

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Il programma di Macron per una guida franco-tedesca dell’Unione monetaria
di BENIAMINO MORO*

In cambio dell’impegno della Francia ad approvare riforme strutturali e ad adottare politiche fiscali restrittive, Macron chiede alla Germania di sostenere una maggiore integrazione dell’Eurozona, che includa in particolare la possibilità di avviare progetti d’investimento d’interesse europeo, l’emissione di debito comune (eurobonds), nonché la costituzione di un Ministero delle Finanze, di un bilancio e di un Parlamento comuni all’area dell’euro. Come si sostiene in un recente articolo dell’Economist, tenendo conto delle posizioni sinora consolidate, ciascuna di queste proposte, considerata isolatamente, verrebbe respinta dalla Germania. Ma non è detto che ciò accada. Il problema resterà aperto sino a dopo le elezioni politiche previste per il 24 settembre. Vediamo perché.

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La narrativa economica fuorviante del governo
di BENIAMINO MORO*

Come ha scritto Ferruccio de Bortoli sul Corriere della Sera, «La narrativa economica, che edulcora e a volte nasconde i problemi reali della nostra finanza pubblica, ha fatto passare un aumento delle imposte indirette per la concessione di uno sconto sull’Iva». Eh si, perché l’aumento dell’Iva, che come scrivevo nel mio precedente post del 20 aprile sembrava essere stato definitivamente scongiurato dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nella manovrina di primavera da 3,6 miliardi (già andata in Parlamento) è invece ricomparso sotto forma di sconto dell’Iva.

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Il tessile perduto del Nuorese, al suo posto si punta su turismo e agroalimentare
*Di Davide Madeddu © Il Sole 24 Ore

Dopo il tessile, attivo per tre decenni nel Nuorese (Sardegna centrale) e ora chiuso, si cerca la strada del turismo e agroalimentare. Ambiente, lapidei e industria 4.0. Nel frattempo però bisogna risolvere problemi legati a infrastrutture e energia. Diseconomie che hanno contribuito anche alla fine del settore tessile che nell’area per trent’anni ha garantito occupazione a oltre 1.800 persone. Una stagione florida, per un settore nato a ridosso degli anni 70 con le partecipazioni statali, dopo il polo chimico e sulla scia del cosiddetto “piano di rinascita”, che oggi ha lasciato a terra 450 lavoratori senza ammortizzatori sociali. 

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Renzi vince un round, ma la partita dell’Iva resta aperta per la manovra autunnale
di BENIAMINO MORO*

«Non sempre è chiaro dove finisca il gioco delle parti e cominci un contrasto reale», scrive Massimo Franco sul Corriere della Sera, a proposito della contrapposizione (guerra di nervi?) tra il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e Matteo Renzi.
Formalmente, i termini del contendere riguardano il possibile aumento delle aliquote Iva per consentire un abbassamento del cuneo fiscale sul costo del lavoro. Renzi è stato perentorio al riguardo: «l’Iva non si tocca e non si toccherà. Il Pd è il partito che abbassa le tasse e non le alza», cui a stretto giro Padoan risponde apparentemente conciliante: «L’intendimento del governo nell’impostazione della legge di bilancio prevede di escludere l’aumento delle aliquote Iva, attuando una manovra alternativa».

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Padoan marca la sua distanza da Renzi: avanti con la manovra
di BENIAMINO MORO*

Non è vero che l’Italia vuole tirare a campare con le riforme, né che intenda tergiversare sulla manovrina da 3,4 miliardi promessa a Bruxelles entro aprile, in attesa che il quadro politico si chiarisca con le primarie del Pd previste, appunto, a fine del prossimo mese. Lo ha dichiarato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ai colleghi dell’Ecofin riuniti a Bruxelles nei giorni scorsi, aggiungendo che la linea del governo è quella di rispettare le scadenze previste sia per il Def (Documento di economia e finanza), che sarà presentato tra il 7 e il 10 aprile, sia della manovrina da 3,4 miliardi che seguirebbe a ruota.

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