"E ogni giorno, guarderemo il mare...e ci ameremo, ci ameremo..."

La storia della principesse etiope Romane Worg, confinata in Sardegna negli anni Trenta del Novecento

Chissà quali erano i pensieri di Romane Worg, mentre dall’Asinara cercava di far volare il suo sguardo regale oltre il mare, oltre la terra e poi di nuovo oltre il mare. E quante volte avrà lasciato che i pensieri le avvolgessero la testa, come farfalle o felci di un bosco. Quante volte avrà lasciato che i piedi, sulla sabbia di una terra non sua, ripensassero alla sua casa.

 

 

E chissà se, anche lei, a chilometri e chilometri dalla sua terra, avrà dato la colpa al maestrale o se avrà affidato a quegli aliti di vento il suo trascinare di pensieri e il desiderio di proseguire la vita tra mura che fossero davvero sue e non sepolta nell'oscurità del silenzio, in Italia. 

 

Certamente, è davvero colpa del maestrale se Patrizia Marras, mentre veleggia in una giornata d’estate, per via dell’embat de mig agust, come dicono ad Alghero, fa tappa all’Asinara “luogo difficile, ostile e bello da far piangere” e affida, alle parole e al vento, una riflessione: Si può apprezzare una bellezza non nostra?

Così, davanti a quell’isola per noi così austera e fiabesca, rilegge la vita e la storia della principessa etiope, Romane Worg, figlia del Negus  e mentre le sue parole ci portano nelle immense pianure sempre uguali nel mare di sabbia, e in quello solcato, nel 1937, dalla nave carica di espatriati, è subito Milano e settimana della moda, e un settembre caldo, troppo, che fa ripensare a quel deserto dove lei e suo marito, il Generale Beyenè Merid si erano tanto amati, un amore forte, forse più del suo esilio in Sardegna, dove era stata confinata da Mussolini, insieme a figli e servitori e che leggiamo in quello che è un po' libro da collezione e un po' comunicato stampa che, nelle frasi profonde di Patrizia, ci accompagna nella nuova collezione di Antonio Marras

E così, in quella che si chiama Sala delle Cavallerizze, a due passi dal Museo della scienza e della tecnica, tra cornici, che sono anche porte e docce, sfila il tributo a una donna la cui memoria, sfocata, ritorna con la stessa leggera poesia della sua vita lasciata coprire da una densa coltre di sabbia. 

È una storia d’amore, di quelle che Antonio e Patrizia, coppia d’amore e d’arte, raccontano con una unicità che commuove. 

Sarà forse allora per “quel vizio di sognare” che si sente verseggiato in sottofondo, ma la storia di Romane Worq e Beyenè Merid è lì, davanti a noi, nella nuova collezione primavera estate di Antonio Marras. I loro stili si fondono in capi dove il verde, vero colore protagonista, intreccia pitonati e pizzi, capi dal chiaro sapore militare e voluttuosità principesche, damascati, rouches e volant. Due mondi che s’incontrano, quello marziale e quello reale, in una oasi del deserto che diventa parte di ogni capo. E c’è il ricordo del Negus Neghesti, che amava abbigliarsi in alta uniforme, con le sue medaglie il suo mantello cremisi e  quello della principessa sbeffeggiata dalle signore sassaresi; c'è l'Asinara, la sua bellezza oscura e frastagliata, dove nessun sguardo è uguale a quello che lo precede. 

C’è la sabbia, ovviamente, il nero della notte e quel bianco profondo, quasi un miraggio. 

I fiori sugli sfondi sembrano sospesi, le piume accarezzano e sembrano pronte a far spiccare il volo sui tocchi di quel maestrale che divide e unisce. L’oro smette di essere un metallo e scivola, come acqua e vento, sui corpi delle donne che passano di cornice in cornice con i capelli intrecciati a copricapi che, nelle mani del flower designer algherese Tonino Serra diventano sculture vive: farfalle e fiori avvolgono la testa e i pensieri come se tutto volesse, in qualche modo, rimanere sospeso in una fiaba, cercare di apprezzare la bellezza anche se si è lontani da casa. 

Ma il generale, lui, in persona, dov’è? 

Eccolo che arriva, in finale. Sarà lui, così sfatto dalla fatica e seminudo, con al collo i suoi stivali da soldato?  A dargli pace, una doccia di sabbia, finissima.

Dell’Asinara o del deserto, Antonio e Patrizia non lo dicono, lasciando spazio a quel rimbombare di emozioni dove nessuna storia accetta mai del tutto la parola fine. 

 

 

 

 

Ph. Uff. Stampa Antonio Marras

Mariella Cortès 

 

 22 Settembre 2018

Mariella Cortes
Author: Mariella Cortes
Curiosa per natura, alla perenne ricerca di luoghi da scoprire, persone da raccontare e storie da ritrovare. 30 anni, laureata in Lettere e Comunicazione Multimediale, con radici a Desulo espanse a Sassari dove nel 2004 ho iniziato la carriera di giornalista (Albo dei pubblicisti) per carta, tv e radio. Il master in Marketing Territoriale mi ha portata a Milano, prima al Touring Club Italiano e poi al Sardegna Store dove per due anni ho raccontato la mia terra. Collaboratrice dell’Unione Sarda per cultura e spettacoli, lavoro a Milano come consulente nel marketing territoriale, nell’organizzazione eventi e nella formazione. FocuSardegna è il filo rosso con la mia terra che ha sempre qualcosa di dire, anche nei silenzi del vento che accarezza le rocce con i suoi profumi.

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