Agosto 22, 2019

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    Arte e Cultura

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    Un mondo onirico, fatto di fotogrammi di luoghi in cui sappiamo di non essere mai stati ma per cui vien facile provare quella nostalgia della lontananza che i tedeschi chiamano "Fernweh". Un mondo in cui i personaggi si fondono con la natura e con la casa che, spesso sono uno stesso corpo. Un mondo di ricerca attenta e collaborazioni importanti che fanno di Giulia Achenza, classe 1989, una delle videomaker più promettenti della nuova generazione.

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    Ci sono libri che profumano di mare, coraggio e libertà. Di spensieratezza e voglia di vacanze. Di quelle giornate lunghissime da trascorrere lasciando che lo sguardo si perda tra onde e cielo. Sono quei libri che ti fanno sospirare, perché vorresti che oggi, in queste giornate d’autunno e quasi inverno, fosse ancora un po' ieri e fosse ancora Sardegna e feste in piazza, e canti e risate e quel buon profumo che il mare sardo lascia, anche a distanza di mesi sul tuo asciugamano. Sono libri che rendono più dolce la partenza e ti fanno pensare, per un attimo, che sia ancora ieri. Libri che, nelle loro pagine, apparentemente così leggere, hanno tutto il peso di una guerra da combattere.

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    “Le Tigri del Gocèano di Vanni Lai. Una Sardegna ben reale dell’inverno 1955-56 è lo scenario della sua narrazione presenta tratti spiazzanti, quasi distopici. Qui, ancora una volta, la tradizione sarda ci presenta un frutto della sua inesausta vitalità. Il passato che non passa si concretizza nella densa tragedia annunciata con la sua vittima sacrificale, un giovane bandito senza scampo: per lui non c’è più posto nel mondo”. (Giuria – Premio Italo Calvino 2017)

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