Radio Sardegna fu la prima radio libera in Italia che iniziò a trasmettere appoggiandosi ad un'unica base trasmittente a Bortigali, in provincia di Nuoro.

Bortigali divenne, durante la Seconda Guerra Mondiale, il punto di riferimento di tutta la Sardegna, dopo che il Generale Basso la scelse come sede del Comando Supremo delle Forze Armate della Sardegna.

Nei giorni successivi all'armistizio dell' 8 Settembre 1943, grazie all'intuizione e all'opera di alcuni ufficiali addetti alle stazioni radio, furono mandate in onda, in Sardegna e in tutto il mondo, delle brevi trasmissioni, precedute dalle prime note dell' Inno Sardo e dalla sigla “Quì Radio Sardegna, libera voce d'Italia...”. Radio Sardegna fu la prima radio occidentale ad annunciare, il 7 Maggio del 1945, la resa dei tedeschi e la conseguente fine della Seconda Guerra Mondiale; l'annuncio veniva trasmesso venti minuti prima della BBC, sei ore prima di Radio Roma.

Radio Sardegna ha un altro primato: è stata la prima “voce libera” dopo l' 8 Settembre '43. Sono passati esattamente settant'anni. Nacque quella che poi divenne, potenziandosi e trasferendosi a Cagliari, l'emittente regionale.  Ma soprattutto fu la prima e unica radio libera. Libera perché, contrariamente alle altre zone d'Italia, i tedeschi erano già andati via e gli americani non erano ancora arrivati.

Il Dott. Romano Cannas ha concesso una piacevole intervista per percorrere assieme tutte le tappe che hanno caratterizzato la storia di Radio “Brada” Sardegna e capire cosa è rimasto, settant'anni dopo, di quella radio libera e selvaggia.

Dottor Cannas, ci spieghi un po' il percorso di Radio Sardegna, Quale è stata l'evoluzione di questa piccola radio?

Intanto, io parto da un giudizio autorevolissimo del Prof. Ortoleva, uno dei massimi storici della radio di oggi in Italia, che definisce Radio Sardegna lo spartiacque tra la radio del regime: l'EIAR, e le radio libere. C'è stata una disputa per stabilire quale sia stata la prima radio libera in Italia dopo l'8 Settembre, questo è un primato che rivendica Radio Sardegna ma che pretendono altre radio di quel periodo, a cominciare, per esempio, da Radio Bari. Radio Sardegna era una storia orale che si stava perdendo, perché ormai gran parte dei testimoni erano scomparsi. Per fortuna siamo riusciti ad avere le testimonianze di alcuni personaggi come quelle di Jader Jacobelli prima che morisse  e altri testimoni come il Caporale Ralli che è colui che intercettò il messaggio da Radio Algeri che annunciava la fine della guerra; poi abbiamo anche le testimonianze di Peppino Marras, un vecchio tecnico di Radio Sardegna, e tantissime altre ancora.

Quando iniziarono le trasmissioni?

Nel giro di qualche settimana Radio Sardegna, per una serie di circostanze favorevoli, inizia a fare i suoi servizi a Bortigali dal 1943. c'erano alcuni giornalisti importanti, a cominciare da quello che poi è stato il primo Direttore di Radio Sardegna: Rossini. A Cagliari arriva, in un secondo momento, un giovane tenente: Jacobelli che fu subito “spedito” a Bortigali. Quella radio era eccezionale, inoltre alcuni miracoli li avevano fatti i giovani tecnici militari. Basti pensare che Peppino Marras costruiva i condensatori con barattoli arrugginiti della carne in scatola americana, questo per far capire anche il pionerismo di quella stagione a Bortigali.

Quanto durò la stagione di Bortigali?

La stagione di Bortigali dura poco, perché a fine Gennaio quella radio, si trasferisce ancora in una grotta, a Is Mirrionis. Questa sorta di piccola redazione radiofonica, ricordano alcuni tecnici, veniva insonorizzata con delle coperte militari. Peppino Marras raccontava che ogni tanto le trapunte sparivano e dopo un po' comparivano sottoforma di cappotti! Se pensate ai teatri di guerra di oggi, è facile pensare come era allora la situazione.

In che condizioni si trovava la Sardegna dopo il famoso 8 Settembre 1943?

La Sardegna era un immenso Titanic, anche se inaffondabile, conteneva però centinaia e migliaia di persone, militari e civili, che erano rimasti isolati dal mondo.  La posta, i telegrafi e i telefoni erano fermi. In quel tempo nessuna radio nazionale era impiantata nell' Isola, così come nessuna nave o aereo faceva la spola tra la Sardegna e il continente. Questa era la realtà nuda e cruda. Emigrati sardi che erano nell'Italia continentale non avevano più notizie dei loro familiari, parenti e conoscenti.

Nel 1945, ci fu la notizia sensazionale, Radio Sardegna fu la prima ad annunciare la Resa dei Tedeschi e la fine della guerra. perché non se ne parlò? perché la stampa isolana e nazionale ignorò lo scoop messo in atto da Radio Sardegna, quasi come se non volessero riconoscere la paternità del fatto?

Non è che non volevano riconoscerle la paternità, semplicemente non se ne parlò perché l'informazione era diversa da oggi. Nell'epoca attuale, la televisione parla dei giornali e i giornali parlano della televisione, è come un circuito circolare, prima non era così. Comunque in base ai documenti della BBC di Radio Londra e le vere testimonianze dei ragazzi che stavano a Radio Sardegna, abbiamo ricostruito il perché di quei ritardi. La verità è che, come dice anche Ralli, egli sente quel messaggio in lingua francese proveniente da Radio Algeri, lui, giovanissimo, sveglio, capisce in maniera del tutto evidente l'importanza di quella notizia che era attesa da giorni. Il fatto straordinario, come ricorda Jacobelli, è che Radio Sardegna, aveva attuato una serie di servizi appoggio alla notizia, sono andati avanti per tutta la sera alternando notizie, approfondimenti, ma anche la musica, come avrebbe fatto oggi un qualsiasi notiziario nazionale. Alle 20:10 della sera, quindi sei ore dopo, la notizia viene annunciata da Radio Roma. La cosa importante da ricordare è che Radio Sardegna non era solo una radio sarda rivolta ai sardi, i notiziari avevano notizie di politica estera, si servivano delle più importanti agenzie di stampa, era una radio con un taglio nazionale. Questa è in sintesi la ricostruzione di tutti questi anni.

Dal 1945 in poi, cosa succede?

Tutto questo che ho raccontato dura fino al 1947, poi c'è una RAI che prende forma, sempre più vericistica e Radio Sardegna, che pure aveva quell'autonomia e un proprio palinsesto, fa spazio a un nuovo ambiente che si conserva fino ai primi anni '90. Fino a quando, per una decisione molto contestata, viene cancellata. Tutti i suoi programmi sono ripresi solo qualche anno fa., li stiamo recuperando.

Dopo settant'anni cos'è rimasta di quella Radio Brada quasi selvaggia?

Intanto è rimasta la memoria e un grandissimo patrimonio culturale e artistico, nel senso che siamo l'unica Regione, l'unica sede RAI che sta recuperando in maniera tecnologia e avanzata, cioè in digitale, tutto quel materiale. Sono migliaia di ore di programmi. Il nostro motto è: “trovare tutto ciò che non sapevamo ricordare”. Riascoltare quella radio è come prendere in mano un vecchio libro, è come entrare in un buco nero e scoprire cosa c'è dentro, nascosto nelle vecchie bobine. L'archivio di Radio Sardegna è un po' come le rovine romane sulle quali generazioni di artisti hanno rappresentato il senso del presente e del futuro. In parte silenzioso, esso è per la parte che ancora ha voce un monumento collettivo da interpretare adeguatamente, e intanto da segnalare nella sua complessità. È un archivio particolare e speciale di cui siamo molto orgogliosi, per la nostra isola ha un altissima funzione culturale: riscoprire la storia più recente, come è stata documentata prima della radio e poi dalla televisione di Stato. L'attuale sede regionale RAI è la prosecuzione storica di Radio Sardegna.

 

Irene Bosu